Napoli, nasce la Pietà al maschile nella chiesa laboratorio al rione Sanità

Martedì 1 Settembre 2020 di Giuliana Covella

Dal buio alla luce. Dall'abbandono al recupero. Al Rione Sanità riapre la chiesa di Sant'Aspreno ai Crociferi rimasta inaccessibile per quarant'anni. Da luogo di culto abbandonato a laboratorio artistico e formativo dello scultore Jago. A ridare forma e vita alla chiesa seicentesca è la Fondazione di Comunità San Gennaro che, grazie a un accordo con Curia di Napoli è stata affidata a padre Antonio Loffredo, che ne è rettore.

Dopo i murales realizzati con la ripresa post Covid da due artisti di fama internazionale come Mono Gonzalez e Tono Cruz, al Rione Sanità si continua a respirare aria di bellezza, cultura e innovazione. Dopo i due artisti un altro figlio della Sanità è diventato in meno di due anni Jago, 33enne nato in Ciociaria ma reduce da un lungo periodo trascorso a New York. «Il mio incontro con Jago - racconta Gaetano Balestra, referente della Fondazione di Comunità San Gennaro - è avvenuto nel 2018. Lui aveva scelto di donare al quartiere una sua opera, Il Figlio Velato, con l'idea di collocarla in un luogo che avesse una forte valenza sociale. Quando lo portai nella chiesa di San Severo fuori le mura rimase folgorato dalla cappella dei Bianchi e decise che quella sarebbe stata la culla ideale per il suo Figlio». A sposare subito il progetto fu padre Antonio Loffredo, «che colse l'importanza di valorizzare un'altra parte del quartiere ancora sconosciuta ai turisti». Da allora si è arrivati fino allo scorso dicembre per inaugurare la meravigliosa opera che attrae visitatori da tutto il mondo, che vi accedono con un unico ticket comprensivo del tour alle Catacombe. «L'ingresso è gratuito per i residenti - precisa Balestra - perché il loro biglietto lo hanno già pagato con questo investimento culturale e sociale».
 


Sulla lunga scalinata d'accesso in pietra lavica i ragazzini del rione s'intrattengono spesso dopo l'uscita da scuola. Senza immaginare che quel luogo in stile barocco costruito nel 1633 e chiuso al pubblico dopo il terremoto del 1980, è rimasto abbandonato per quarant'anni. Da pochi mesi infatti la chiesa di Sant'Aspreno ai Crociferi nell'omonima piazzetta da cui ci si immette sul borgo dei Vergini, si è trasformata in una vera e propria fucina d'arte, diventando il laboratorio dello scultore Jago. Un artista che, ad appena 33 anni, ha già girato tutto il mondo lasciando il segno con le sue creazioni. Tanto che da New York, dove ha vissuto fino a due anni fa, ha deciso di trasferirsi al Rione Sanità di Napoli. Fondamentale l'incontro con padre Antonio Loffredo, che è stato nominato rettore della chiesa e insieme alla Fondazione San Gennaro ne ha colto il grande potenziale per lo sviluppo culturale, artistico e sociale del quartiere. «Jago con la sua scultura e il suo laboratorio ci ricorda che c'è ancora la possibilità di scoprire nuove prerogative nell'eredità donataci dai grandi maestri - dichiara padre Loffredo - La sua arte ha un grande potere aggregante, perché produce nuovi orizzonti di senso. E da quando ha portato qui il Figlio Velato abbiamo adottato lui e la scultura, perché è riuscito a dare nuove ali alla speranza. Jago come tutti i giovani non si lascia trattenere da sbiadite attese, non si arrende di fronte all'inevitabile ma agisce, incontenibile, contro i paradossi del reale seguendo con caparbietà sempre e solo i suoi sogni». Così l'artista si è innamorato della chiesa dei Crociferi, che fino a pochi anni fa era una discarica, con un tappeto di piccioni morti, calcinacci e detriti sul pavimento e che da ora sarà un nuovo spazio laboratoriale per i ragazzi grazie a lui, che spiega: «La mia Pietà nasce qui, dove ho spostato il mio laboratorio da New York e dove sto realizzando l'opera (per la quale a breve mi arriverà il marmo da Seravezza, dalle cave usate da Michelangelo per intenderci) e che da febbraio sarà in esposizione permanente a Roma». Ma cosa rappresenta questa Pietà? «C'è una figura maschile che tiene in braccio una bambina, mi interessa l'amore paterno perché di solito l'uomo è sempre lo stupratore, il violento, il delinquente. Invece possiamo raccontare un'immagine diversa, anche un uomo può patire la morte di un figlio. Sono stato condizionato dal momento storico che stiamo vivendo, ma il mio obiettivo è che l'opera superi la prova del tempo e continui a comunicare alle persone. Ho utilizzato uno specchio per fare uno studio d'espressione, ecco perché mi somiglia e l'ho fatto durante la quarantena calandomi in quella situazione di sofferenza». Perché alla Sanità? Questo rione è come l'isola di Manhattan dentro Napoli: se sei un creativo, qui lo diventi il doppio».

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