Muti torna al San Carlo per la prima: «Il mio Mozart napoletano per gioco»

di Donatella Longobardi

  • 103
«È un'opera che lascia l'amaro in bocca, un gioco perverso ricco di ammiccamenti erotici, evidentemente Mozart e Da Ponte si divertivano alle spalle di chi non capiva i loro messaggi da buontemponi, ma di Napoli, più studio la partitura, e più mi accorgo che c'è poco». Così Riccardo Muti condensa il senso del «Così fan tutte» con la quale inaugura la stagione del San Carlo il 25 novembre. Opera attesissima, in un nuovo allestimento con la regia della figlia del maestro napoletano, Chiara, alla sua seconda esperienza con i capolavori del trittico italiano dopo «Le nozze di Figaro».

Attesissima anche perché Muti, eccetto le proposte al Ravenna Festival, non dirige spettacoli lirici in Italia dopo l'addio all'Opera Roma nel 2014. E perché, nonostante i tanti concerti con grandi orchestre ospiti o con l'orchestra di casa, il maestro finora ha diretto a Napoli un solo titolo lirico, un tormentato «Macbeth» 34 anni fa. «Vengo a Napoli pieno di positività, saranno giorni bellissimi anche grazie a Mozart, uno degli autori che ho più diretto e ho amato di più», dice Muti di ritorno dal Giappone dove ha ritirato il Praemium Imperiale, una sorta di Nobel della cultura, e incontrato l'imperatore Akihito.

Maestro Muti, il suo rapporto con il Giappone è sempre più intenso, c'è un motivo?
«Il problema è che noi italiani ci culliamo sul niente, in Oriente fanno. Ovunque in Cina e Giappone nascono nuove sale da concerto, la cultura musicale è sempre più valorizzata. A Tokyo replicherò la mia Italian Opera Academy, un progetto nato quattro anni fa a Ravenna per svelare i segreti dell'opera a giovani direttori provenienti da tutto il mondo».

Pochi gli italiani?
«Inutile girarci intorno... Io da anni grido nel deserto, l'Italia è il Paese che ha dato di più alla storia della musica ma sull'argomento c'è troppa indolenza. I cinesi cercano disperatamente di trovare il segreto del suono degli Stradivari, da noi basterebbe guardare alla Napoli musicale del Settecento per riempirsi gli occhi di meraviglia, il Sud non è solo una palla al piede del Paese».

Lei quando è in giro per il mondo sbandiera con orgoglio i suoi natali partenopei.
«E non potrei fare altrimenti. Mia madre raccontava fiera i viaggi in treno da Molfetta a Napoli per dare alla luce me e i miei fratelli in casa della nonna, in via Cavallerizza a Chiaia, numero 14».
CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO:
  • Accesso illimitato agli articoli
    selezionati dal quotidiano
  • Le edizioni del giornale ogni giorno
    su PC, smartphone e tablet
SCOPRI LA PROMO



Sabato 27 Ottobre 2018, 09:04 - Ultimo aggiornamento: 27-10-2018 09:46
© RIPRODUZIONE RISERVATA




QUICKMAP