Napoli, la sfida del cardinale Sepe alla chiesa degli artisti di San Ferdinando

Lunedì 24 Giugno 2019 di Paolo Barbuto
Il cardinale Crescenzio Sepe decide di commissariare l'Arciconfraternita che governa la chiesa di San Ferdinando di Palazzo, quella di piazza Trieste e Trento che i napoletani conoscono come «chiesa degli artisti»; l'Arciconfraternita non ci sta, risponde per tramite di un avvocato che respinge al mittente il commissariamento e chiede un ripensamento al cardinale. Quest'ultimo non intende recedere dalla decisione così all'orizzonte si prospetta una battaglia legale tra l'Arciconfraternita di Nostra Signora dei sette dolori e la Curia di Napoli.
 
Al centro della battaglia fra la Chiesa di Napoli e l'arciconfraternita ci sono le elezioni per il nuovo governo che si sono svolte lo scorso sette di aprile. S'è trattato di un passaggio burocratico senza alcun sussulto: al vertice è stato nominato, all'unanimità, l'ex generale dei carabinieri Maurizio Scoppa, che ha la qualifica di «vice superiore» perché le regole del 1841 stabiliscono che il superiore sia il re d'Italia. La compagine di governo è costituita dal primo assistente, Pierluigi Invitti che precedentemente era al vertice, dal secondo assistente Patrizio Giangreco, dal terzo assistente Francesco Pavolini e dal segretario Carlo Cocozza.

Si è trattato di elezioni senza sussulti né polemiche, tutti i confratelli hanno applaudito la scelta e nessuno s'è opposto. Insomma, l'arciconfraternita era serena, tanto da presentarsi in Prefettura come prevede la legge, per presentare il nuovo elenco del governo interno.

Quando la Prefettura, come d'abitudine, ha passato il documento alla Curia per il placet definitivo, è scoppiato il caso.

Sulla base di un regolamento generale delle confraternite promulgato dalla Curia nel 2018, prima delle elezioni sarebbe dovuta arrivare una comunicazione al cardinale che avrebbe dovuto spedire un inviato a vigilare sulla consultazione. Siccome quel passaggio è stato omesso, è scattata la sanzione.

Prima è stato chiesto di rifare le elezioni alla presenza del delegato, al rifiuto è scattato il commissariamento per via del «grave atto di insubordinazione» come recita il documento ufficiale firmato da Crescenzio Sepe il quale informa di aver nominato tre avvocati, Guglielmo Santasilia, Salvatore Luca Ortaglio e Pierangela Tesone, come nuovi governatori d'ufficio.

La decisione è stata respinta dall'arciconfraternita che ha affidato la questione all'avvocato Riccardo Imperiali di Francavilla, lo stesso che si occupò della contestata vicenda del Tesoro di San Gennaro.

Qualcuno ricorderà la querelle di un paio d'anni fa che coinvolse la deputazione del Tesoro di San Gennaro per la quale venne proposta una modifica nella struttura: il Viminale decise di modificare i criteri di nomina dell'organismo affiancando ai discendenti delle famiglie nobili della città quattro membri di nomina della Curia. Quella decisione venne contestata fortemente, criticando la possibile ingerenza della Curia in una struttura laica. La battaglia rischiò di finire in tribunale ma, grazie a un intervento del Prefetto Pantalone la questione venne sanata con la conferma dello statuto della deputazione, datato 1894, che stabiliva il percorso delle nomine e non coinvolgeva nessun membro della Curia.

«Ecco, la questione è esattamente la stessa - spiega il generale Scoppa - noi abbiamo le nostre regole che risalgono al 1841, nessuno le ha modificate e l'assemblea non ha ratificato il regolamento 2018 della Curia. Noi abbiamo fatto tutto seguendo al norma. Non esistono motivi di contendere, noi le regole le abbiamo rispettate». © RIPRODUZIONE RISERVATA