Napoli, dopo il coronavirus brilla di nuovo il tesoro d'arte di San Gennaro

Domenica 14 Giugno 2020 di Giovanni Chianelli
Un profumo di pulito, di fresco, di luogo sanificato accoglie i primi ospiti del museo del Tesoro di San Gennaro dopo il lungo periodo di chiusura per via della pandemia. Lo aveva detto nei giorni scorsi Paolo Jorio, il direttore: «Forse abbiamo esagerato, ma abbiamo pulito ogni opera, una per una, più volte».
 


La nuova inaugurazione è segnata dalla guida d'autore che lo stesso Jorio, a capo anche della struttura «gemella» del museo Filangieri, offre ai visitatori. Sono una ventina, felici di ritrovare i quadri, le sculture e soprattutto i gioielli dal valore inestimabile che fanno della raccolta intitolata al santo patrono uno dei tesori di maggior valore al mondo: «Non è la prima volta che vengo a vedere la collezione, ma ho voluto farlo subito, appena è stato possibile», dice Mario, un visitatore; «Non mi pare vero essere tornati alla vita di prima».

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«Ben ritrovati» dice sobrio, Jorio, all'entrata. È visibilmente commosso, e rispetto alle paure che aveva espresso qualche giorno fa, annunciando la ripresa, ha deciso di cambiare marcia: «Non voglio più lamentarmi, ma solo pensare a come rimboccarci le maniche». Qualcuno gli chiede dei sostegni pubblici che - anche ai musei privati come quelli che lui dirige - dovrebbero arrivare: «Non so se ci saranno, ma non importa. Abbiamo sempre contato sulle nostre forze e continueremo a farlo» dice.

Jorio elenca le misure di sicurezza per la prevenzione al Covid: «Obbligo di mascherina, dispenser con gel disinfettante, termoscanner all'ingresso, prenotazione telefonica e online e distanziamento fisico; sottolineo fisico, perché non mi va di chiamarlo sociale».
 
 


Tra le novità, sempre nell'ottica della prevenzione, dato che le guide cartacee per qualche tempo è prudente metterle da parte, c'è un'app gratuita da cui scaricare l'audioguida. La voce narrante, così come la cura del percorso, è di Jorio in collaborazione con lo storico dell'arte Philippe Daverio.

I turni: 10 persone per piano alla volta, per un totale di venti, anche se per i nuclei di congiunti più estesi si potranno fare eccezioni. «Vogliamo una capienza buona, nonostante la piccola estensione del museo. Per i primi tempi puntiamo ai visitatori campani e delle regioni vicine, credo che sarà un'occasione, per i miei concittadini, di riscoprire quanto Napoli ha di bello».

Tempo di percorrenza libero, informato al buon senso del fruitore: «Già mi pare di aver dato troppi vincoli, la visita deve avvenire in pieno relax e possibilità di approfondimento. C'è molta gente che viene qui per motivi di studio, dobbiamo rispettarla». Tra le novità il direttore ribadisce il gemellaggio tra santi con Roma che avverrà il 29 giugno, in occasione della festa di San Pietro, patrono della capitale: «Adotteremo sconti, anche in accordo con b&b e ristoranti, per chi viene dalla città eterna. È un modo per riconoscere l'amicizia tra le due metropoli e puntare sul turismo di prossimità». La battuta è dietro l'angolo: «E poi in questo momento possiamo affidarci solo ai santi...».
Ma è un'ironia, la fiducia non manca. Le maggiori speranze Jorio le rimette nel fatto che Napoli sarà più abitata, questa estate: «Molta gente per timore del contagio non si sposterà e diverse attività commerciali non chiuderanno, questo consola. Non siamo soli, insomma, in questo salto nel buio. Perciò faremo aperture in orari speciali, e il riferimento è soprattutto alle notturne».

A terra dei cartelli in blu e bianco recitano «Aspetta qui il tuo turno. Rispetta la distanza», creando la misura della separazione, un metro, e orientando il senso del percorso, che è unidirezionale.

Stessa segnaletica per il Filangieri, che avrà una capienza maggiore (40 persone per piano a turno), da cui Jorio saluta i partecipanti, invitandoli alla nuova vita dei musei da lui diretti: «Ripartiamo dalla cultura, insieme al turismo sono gli ingredienti con cui creare reddito e futuro per la nostra città». L'ultima dedica è al genius loci partenopeo: «Nel nostro dna scorre il flusso della rinascita permanente. È una città che, fuori dalla metafora, è più volte ripartita dalle sue ceneri, lo farà anche stavolta». Ultimo aggiornamento: 12:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA