Niccolò e il dio Diego, storia di uno sguardo nel Bronx di Napoli

Niccolò e il dio Diego, storia di uno sguardo nel Bronx di Napoli
di Maria Pirro
Sabato 7 Aprile 2018, 10:02
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È il ragazzo dallo sguardo sfuggente. Un ragazzo autistico. L'altra faccia dell'enigma dipinta a mano, sul muro, con lo spray, nel Bronx di Napoli. Il volto ritratto accanto a Diego Armando Maradona da Jorit, tra le case lunghe, spogliate della bellezza nel gioco del destino che ha reso il quartiere periferia e la sua stessa esistenza ai margini.

«Quei segni sul viso indicano che anche Niccolò fa parte della grande tribù dell'umanità», dice suo padre Paolo Vassallo, 53 anni, avvocato. È sua la «mano» nascosta dietro l'opera, e accetta di mostrarsi per spiegare che sì: l'essenziale può essere invisibile. Invisibile agli occhi, come dice il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry richiamato da Jorit per descrivere lo straordinario incontro con Niccolò, il soggetto del murales, avvenuto «solo dopo un intenso scambio di messaggi al pc». È l'altra galassia. Un modo diverso di osservare e stare al mondo. L'idea prende forma così: «Digitando una mail per chiedere di rendere protagonisti i bimbi con questa sindrome». Una preghiera indirizzata direttamente all'artista «mai incontrato», ma ammirato per strada, in particolare «per i tratti profondi di San Gennaro all'ingresso di Forcella». È quella che Paolo chiama la «seconda prospettiva»: «Significa che, insieme, è possibile imparare ad affrontare le difficoltà, superare la rabbia e trasformare la propria storia in opportunità per costruire un futuro migliore, fondato sul dialogo tra differenti esperienze».
 
Certo, ammette Vassallo, anche per la sua coraggiosa famiglia, l'impatto con la malattia nel 2003 fu forte. Quanto lo scontro con un asteoride. «Un mese dopo la diagnosi, facemmo le valige e andammo in Florida, nella struttura creata da Dan Marino, il campione dei Miami Dolphins impegnato a curare suo figlio autistico, radunando le migliori competenze». Paolo, sua moglie, Niccolò («a tre anni non ancora compiuti»), e l'altro bambino, il primogenito, restarono per mesi negli Stati Uniti prima di ritornare a casa. «Qui abbiamo, a nostra volta, fondato con altri genitori una associazione, cresciuta nel tempo, che ha stipulato convenzioni con le Università, tra cui la Federico II e la Vanvitelli». Dalla Fondazione Banco Napoli per l'assistenza all'infanzia, Autism Aid ha in concessione 5mila metri quadrati sulla collina San Laise a Bagnoli, sovrastante l'ex base Nato: discarica diventata campo coltivato e attrezzato soprattutto per fare attività ai ragazzi disabili più grandi. Della semina e del raccolto si occupa Ciro Di Prisco, 40 anni di esperienza all'Orto botanico; mentre «Rita e Maria sono i nostri angeli custodi», sorride Vassallo entrando nella vigna. La onlus con la Rari Nantes special team promuove anche attività sportive, dall'11 al 13 maggio ad Agropoli i campionati italiani Fisdir di nuoto promozionale e nuoto per salvamento.

Alle gare Niccolò non partecipa.Il ragazzo dallo sguardo sfuggente oggi ha 17 anni. Non parla, ma ha un suo piccolo vocabolario e frequenta il liceo classico Cartesio. «Va al pub, da solo, assieme a eccezionali compagni di classe». Nel Bronx, invece, rivela il papà, non c'è stato ancora: per tutti, resta un enigma. Uno sguardo sull'umanità. «L'icona che raffigura tante altre facce. Ma lui ha visto in foto il suo ritratto. E si è riconosciuto: Jorit è stato bravo».
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