Open day all'archivio di Stato di Napoli, la direttrice: «Struttura viva e vitale»

Sabato 26 Settembre 2020 di Antonio Folle

L'Archivio di Stato di Napoli ha aderito alle Giornate Europee del Patrimonio, una due giorni voluta per avvicinare il grande pubblico al patrimonio storico culturale europeo. Una grande occasione per ribadire come l'Archivio di Stato di Napoli, ben lungi dall'essere "morto e statico", è vivo, vitale e ancora oggi espleta le sue funzioni di servizio alla cittadinanza. Gli addetti all'Archivio che oggi hanno accolto i napoletani, infatti, non hanno mancato di citare aneddoti - anche recenti - che hanno visti protagonisti proprio l'Archivio e il suo immenso patrimonio di fonti storiche utili anche ai giorni nostri - in qualche caso fondamentali - per dirimere dispute territoriali e patrimoniali tra gli enti pubblici e i cittadini o per ricostruire articolatissime e antiche storie di famiglia. 

Fondato nel 1808 da Gioacchino Murat, l'Archivio di Stato - nel frattempo denominato Grande Archivio del Regno - fu trasferito nel 1845 nel complesso dei SS. Severino e Sossio, antichissimo complesso conventuale benedettino. Riordinato a partire dal 1882, ospita codici minati, atti pubblici e privati e piante catastali che risalgono alle prime entità statali indipendenti di epoca bizantina ai giorni nostri.
 

 

Nel 1943, in pieno secondo conflitto mondale, gli archivi di epoca Ducale, Angioina e Aragonese furono trasferiti a San Paolo Belsito, nella villa Montesano, proprio per strapparli alla furia della guerra. L'Archivio di Stato, infatti, era pericolosamente situato nelle vicinanze del porto di Napoli ed era già stato colpito - senza conseguenze gravi - da alcuni bombardamenti alleati. Proprio nel piccolo centro del nolano, però, i soldati della Wehrmacht si resero responsabili di uno dei più efferati e barbari crimini ai danni del patrimonio storico-culturale mondiale. Il locale comando militare, infatti, ben consapevole dell'estremo valore della documentazione contenuta in circa 860 casse di documenti, ne dispose la distruzione. 
 
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Dal secondo dopoguerra ad oggi, su impulso di Riccardo Filangieri di Candida Gonzaga, va avanti una certosina opera di ricostruzione di parte dell'archivio dato alle fiamme dai nazisti. Un lavoro che non potrà mai ricostruire completamente il "buco" causato dalla furia distruttrice e criminale dei nazisti, ma che viene portato comunque avanti con la collaborazione di numerose famiglie aristocratiche che hanno messo a disposizione i loro archivi personali. La sezione "Borbone", l'archivio storico della ex famiglia regnante acquisito negli anni '50, è tra le più apprezzate e consultate da storici, scrittori e semplici curiosi. 

Oggi l'Archivio di Stato di Napoli è proiettato nel futuro. Alle sue normali attività di conservazione e catalogazione, infatti, si affianca la scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica, un percorso di studi biennale che ha lo scopo di formare le nuove generazioni di archivisti. Il percorso di studi, estremamente ambito, vede ogni anno la presentazione di decine di domande da parte di aspiranti studenti. Un numero di richieste che ha spinto l'amministrazione dell'Archivio a istituire un esame preselettivo e che dimostra come lo studio delle antiche documentazioni "faccia presa" sulle nuove generazioni.

«Questo dimostra che l'Archivio di Stato di Napoli è ancora vivissimo - spiega la direttrice dell'Archivio di Stato di Napoli Candida Carrino - e continua ad essere parte attiva nella cultura e nella vita quotidiana dei napoletani. Qui si conservano le memorie di tutti quanti noi, anche quella che noi potremmo definire "microstoria". Non solo, quindi, la storia dei grandi enti statali, ma anche dei piccoli notai o dei piccoli commercianti. La nostra politica è far modo che l'Archivio diventi sempre più la casa delle storie, dove i cittadini possano ritrovare se stessi attraverso la ricostruzione della storia delle loro famiglie e dei loro territori. Questo - prosegue - non è solo un luogo dove si conserva la storia ma, in qualche modo, è un luogo che ha fatto la storia. L'Archivio di Stato di Napoli è ospitato in uno dei più importanti e antichi complessi conventuali di Napoli, una enorme struttura che si sta restaurando grazie al grande progetto Unesco. La nostra speranza - conclude Candida Carrino - è di poter riaprire al più presto le bellissime sale oggi chiuse e dare a questi luoghi un indirizzo non più solo archivistico ma anche museale». 

Una curiosità: se i faldoni che ospitano l'enorme mole di documenti storici venissero messi in fila coprirebbero la ragguardevole distanza di settanta chilometri. Un vero e proprio record da Guinness dei Primati. 

Ultimo aggiornamento: 18:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA