Il presidente della Consulta Grossi alla solenne inaugurazione dell'Anno accademico dell'università Suor Orsola Benincasa

Venerdì 2 Dicembre 2016 di Donatella Trotta
Paolo Grossi, presidente Corte Costituzionale (Newfotosud - Renato Di Laurenzio)

Una solenne sfilata di rettori e prorettori di oltre dieci università campane e italiane, con la comunità accademica dell’ateneo Suor Orsola Benincasa al gran completo, in tocco e toga nell’Aula Magna. Un parterre di autorità civili e militari di primo piano, tra le quali Sebastiano Maffettone, consigliere per la Cultura della Regione Campania, il generale del Corpo d’armata dei carabinieri, Giovanni Nistri, il Presidente della Fondazione Pagliara, Ortensio Zecchino, il presidente dell’Ente morale Suor Orsola, Piero Craveri, il fondatore della Fondazione Sdn, Marco Salvatore, il presidente della Fondazione Roma, Emmanuele Emanuele, accanto a presidenti emeriti della Corte Costituzionale (Francesco Paolo Casavola, Giuseppe Tesauro, Francesco Amirante), docenti universitari, studenti. E un autorevole ospite di indiscusso prestigio: il presidente della Corte Costituzionale Paolo Grossi, tra i massimi esperti di storia del diritto moderno. 

È lui - in un simbolico passaggio di testimone con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ospite l’anno scorso - ad aprire il centoquindicesimo anno accademico dell’ateneo napoletano Suor Orsola Benincasa, celebrato stamane con un boom di nuovi iscritti (2.550) che segna un significativo aumento del 10% delle immatricolazioni. Ad accogliere il presidente della Consulta al tavolo dei relatori è Lucio D’Alessandro, rettore dell’università Suor Orsola e vice presidente della Crui (Conferenza dei Rettori delle università italiane), accanto ai presidi di Facoltà Emma Giammattei, Enrico Maria Corbi e Aldo Sandulli. Nella sua prolusione iniziale, D’Alessandro torna sul risultato lusinghiero delle nuove matricole, motivandolo con cifre e dati che premiano - spiega - «un impegno corale di innovazione, anche con il nuovo corso di laurea in Economia aziendale e Green Economy, portato avanti da uno storico ateneo che è una macchina complessa: sia sul piano dell’involucro (un contenitore al centro di numerosi progetti di valorizzazione realizzati e in corso, primo Ateneo al mondo in procinto di divenire un patrimonio dell’umanità certificato dall’Unesco) sia su quello dei contenuti: ossia dell’offerta formativa e della ricerca saldata con le attuali esigenze professionali», sottolinea.
 

 

Precisando che l’attesa lezione inaugurale di Grossi sui «Percorsi nel giuridico pos-moderno» cade «in una vigilia delicata per la vita civile del nostro Paese, in cui tutti ci sentiamo mobilitati come attori della storia della Repubblica, inverando così il senso stesso della democrazia, nella consapevolezza che il ruolo di ciascuno debba essere pienamente esercitato», D’Alessandro aggiunge che tuttavia «questo esercizio, proprio perché democratico, non comporta ne comporterà traumi». Rassicurazione motivata, dal Rettore, con un esempio autobiografico: «Esattamente 70 anni fa - dice - di fronte ad un Referendum davvero epocale, i miei genitori votarono uno per la Repubblica, l’altro per la Monarchia, costruendo dunque anch’essi, da parti diverse, il loro pezzettino di storia del Paese, ma continuando poi una lunga, serena e operosa vita comune».

Storia poi ripercorsa, sul piano dell’evoluzione del «paesaggio giuridico» italiano ed europeo, con ampio respiro critico (ed equilibrio dettato dal suo ruolo istituzionale di terzietà) dalla dotta Lectio Magistralis di Paolo Grossi: che torna così in cattedra proprio dove è stato tra i «padri fondatori» del primo corso di laurea in Giurisprudenza a numero programmato del Mezzogiorno, non a caso divenuto, oggi, uno dei settori di eccellenza della ricerca e della didattica del Suor Orsola. Ed è proprio ai giovani che il presidente della Consulta rivolge il suo messaggio finale: quello di «avere lucida coscienza che il ruolo del giurista è mutato rispetto a quanto si voleva che fosse nell’età dei Codici, nel tempo dello statalismo e del legalismo totalitari e indiscutibili; mutato ma anche ritrovato rispetto a civiltà giuridiche passate e presenti che hanno creduto e credono nel suo carattere “inventivo” e, dunque, fortemente “promotivo” nel distendersi storico di un assetto sociale».

Per Grossi, «l’attuale terreno storico è fertile: se qualcosa o molto viene demolito, nell’attuale tempo di transizione, di instabilità e di incertezze, di incrinature e forse anche di demolizioni, progettazioni e costruzioni di nuovi edificii più che di restauri di vecchie mura - aggiunge - è per riedificarlo su nuove fondamenta. E, in questa azione proiettata nel futuro, non sono (e non saranno) chiamati soltanto politici, sociologi, economisti. Un ruolo privilegiato - conclude - lo avrà il nuovo giurista, a condizione che abbia realizzato una sua interiore rinnovazione e abbia, pertanto, la forza culturale per cimentarsi nella grande impresa di contribuire a costruire un domani davvero a misura d’uomo».

Il rituale del cerimoniale accademico ha accolto anche gli interventi del rappresentante degli studenti di quest’anno (Antonio Frascadore, “laureato eccellente” che a 35 anni, divenuto giornalista e apprezzato autore televisivo Mediaset, è diventato anche docente alla Scuola di Cinema e Televisione del Suor Orsola diretta dal produttore de “La Grande Bellezza”, Nicola Giuliano) e dell’esponente del personale tecnico amministrativo, Vincenzo Sica, capo della Segreteria Studenti. Al termine, un intenso momento di commozione con la consegna delle onorificenze di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana alle docenti Ornella De Sanctis ed Elisa Frauenfelder, nel loro ruolo formativo di Maestre della Pedagogia italiana e pilastri della Facoltà di Scienze della Formazione del Suor Orsola che, da oltre un secolo, forma i futuri maestri delle scuole di Napoli e d’Italia. «Due casi viventi - ha sottolineato D’Alessandro - della pedagogia in soccorso della società civile, della pedagogia come azione: due donne che hanno partecipato e partecipano attivamente alla costruzione di futuro per le nostre e i nostri giovani, e che questo operato vedono oggi riconosciuto ai massimi livelli nel Paese».

Una piccola cerimonia nella cerimonia, ma dal valore fortemente simbolico in un’università al femminile, unica fondata in Italia da donne e la prima ad aver avuto una donna come Rettore, già dal febbraio del ‘900 presa ad esempio - ricorda ancora D’Alessandro - «dalla Camera dei deputati quale modello per l’intera nazione nell’ambito della discussione sulle riforme scolastiche e sul diritto allo studio delle donne».

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