Napoli ai piedi di Pino Daniele ma il museo che lo omaggia è aperto solo mezza giornata

di Paola Marano

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​C’è chi ricorda i tempi in cui da Santa Maria La Nova andava a fare le prove una delle sue band nel quartiere Sanità e conserva nella memoria alcuni brani inediti prima del suo successo da solista. Chi tiene scandito il tempo della sua giovinezza a ritmo delle sue canzoni. Chi ha fatto del bar sotto casa, che “Pinotto” insieme ad Enzo Gragnagniello frequentava da bambino, un vero mausoleo. In vico Pino Daniele il ricordo del cantautore napoletano, il Nero a Metà scomparso ormai 4 anni fa, è ancora vivissimo. Insieme al dolore, che nonostante il passare del tempo accompagna ancora i suoi fans. «Per chi è cresciuto con i suoi brani questi sono giorni difficili – spiega un abitante del quartiere – è stato un grande e lo rimarrà per sempre». Proprio il quartiere che lo ha visto crescere domani lo ricorderà con un flashmob a due passi dalla casa di via Santa Maria La Nova, «nei luoghi dove Giuseppe Daniele è diventato Pino Daniele - scrivono su fb gli organizzatori - dove ha iniziato a strimpellare le sue prime chitarre, dove ha iniziato a sognare una vita in musica, di musica».
 

E se per molti per molti cittadini la musica di Pino rappresenta per Napoli e per tutti un patrimonio culturale, le istituzioni che dovrebbero promuoverlo e renderlo accessibile faticano a farlo. E’ il caso de Museo della Pace Mamt (Museo Mediterraneo, dell’Arte della Musica, e delle Tradizioni), che prevede un percorso emozionale dedicato proprio al cantautore e alle sue musiche. Anche nei giorni in cui tutta Italia commemora l’artista, le saracinesche del museo sono mezze abbassate e il portone di ingresso chiuso.  Se ci si reca per chiedere informazioni l’unico modo di ottenerle – oltre al sito - è affidarsi ai vecchi mezzi come il citofono. Al tentativo de Il Mattino.it la prima voce che risponde dall’altro lato sembra non avere le idee molto chiare, e passa subito la palla al responsabile, che assicura: «Il museo è aperto, ma stiamo organizzando le visite in gruppi speciali per raccontare la storia di Pino. Chi si inserisce in uno di questi ha anche la guida». Il dipendente del museo prosegue spiegando che per omaggiare Pino Daniele sono previste a cadenza di un’ora visite solo dalle 15 di pomeriggio fino a sera tardi. Per parteciparvi bisogna necessariamente prenotarsi tramite un numero telefonico che la persona lascia via citofono. Quando gli viene chiesto il numero massimo di persone a visita, la risposta è che non esiste un limite: «Basta che non siete in mille, ma di massima faremo accedere fino a 20 – 25 persone per volta». Ambiguo è anche il tipo di percorso offerto, modellato a misura di visitatore. «Una volta che chiamerete ci direte anche che tipo di visita preferite perché abbiamo 6.000 ore di video, cercheremo di inserirvi in un gruppo visita più adatto a voi». Insomma la comunicazione e l’organizzazione approssimative sembrano dare l’aria di un museo che funziona a metà (aperto tra l’altro solo di pomeriggio), e in ogni caso difficilmente visitabile.
Venerdì 4 Gennaio 2019, 16:07 - Ultimo aggiornamento: 5 Gennaio, 13:24
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