Pompei, ecco la Casa del Frutteto: porte aperte nella domus più verde

Giovedì 19 Dicembre 2019 di Carlo Avvisati
Il turista che visitando gli scavi di Pompei volesse vedere quali caratteristiche di colore e forma aveva l'antenato del «femminello» di Sorrento, la varietà di limone diffusa nell'area sorrentina famosa per la fertilità e l'intenso profumo, avrà solo da farsi un giro nella «domus del Frutteto», su via dell'Abbondanza, e affacciarsi nel primo ambiente che si trova sulla sinistra, entrando. Potrà farlo però solo entro domani. La casa, che questa mattina ha aperto per mostrare il recupero delle pareti di quei due cubicula (stanze da letto), decorati con varietà di piante e frutta, domani, difatti, richiude per consentire il prosieguo dei lavori di restauro. Un «regalo», un fuori programma voluto dal direttore Osanna per inaugurare l'offerta culturale delle festività natalizie.
 
 

La decorazione in cui è presente la pianta di limone è davvero di grande interesse storico-scientifico in quanto sino ad alcuni decenni addietro si pensava che in Campania questo agrume fosse stato introdotto dagli arabi. Invece grazie all'affresco pompeiano si è capito che la coltivazione del limone era presente in area campana sin dal I secolo dopo Cristo. Sulle pareti di quello stesso cubicolo fanno, ancora, bella mostra i corbezzoli, i ciliegi, gli oleandri, con i rispettivi frutti e bacche. La particolarità di questa casa sta nel fatto che la pittura di giardino, in altre domus riservata alle sale di rappresentanza, qui la ritroviamo nelle stanze da letto. La domus, che è una delle più belle di Via dell'Abbondanza, con i due cubiculi decorati con sfondo diverso, celeste per il giorno e nero per la notte, venne scavata parzialmente nel 1913. Un altro intervento, nel 1951, la riportò del tutto alla luce. Impreziosita con pitture di terzo stile (un solo colore, con pannelli centrali), la casa presenta ambienti con decorazioni arricchite da motivi egittizzanti, con riferimenti a Iside, la dea egiziana che pare fosse venerata da Poppea, l'imperatrice moglie di Nerone, che appunto a Pompei aveva proprietà e parenti.

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La riapertura eccezionale della Casa del Frutteto darà al visitatore anche la possibilità di vedere, da vicinissimo e quasi toccando con mano, il lavoro prezioso e delicato che i restauratori portano avanti per recuperare quelle pitture che stavano del tutto scomparendo a causa del consistente degrado della pellicola pittorica. Che è stata ripulita e consolidata con operazioni di fino, integrando il colore mancante con interventi delicati e rispettosi delle tonalità di base. E questo perché le decorazioni parietali destano l'interesse degli studiosi tanto dal punto di vista botanico quanto storico, poiché ci consentono di conoscere sia i tipi di piante coltivate in antico nei giardini casalinghi sia le qualità di frutta che esse davano. Difatti, nell'altro cubicolo «floreale», accanto alle numerose specie vegetali, si riconosce un alberello di pera «spadona» dai rami stracolmi di quella varietà. Tutti elementi che, assieme ai giardini e agli orti delle case pompeiane, costituiscono un documento unico al mondo perché danno la possibilità di vedere come fosse organizzato il verde in una città di duemila anni fa. In questi giardini, a volte di pochi metri quadrati, venivano coltivate piante da frutto, ornamentali, esotiche e da utilizzare per la preparazione di unguenti, profumi e rimedi medicinali casalinghi.
 

La casa, secondo quanto ha annunciato il direttore generale del Parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, che ha anche rivelato l'esistenza di un progetto finalizzato al rispristino della pineta antica sull'intera area del Parco, dovrebbe aprire, definitivamente, dal primo febbraio del 2020. Una scelta, quella di consentire le visite alla domus, anche se per poche ore, che punta a portare all'attenzione del turista un «itinerario verde» che dal 23 dicembre, e per tutta la durate delle festività, sarà a disposizione di chi visiterà gli scavi. Perché in quei giorni saranno fruibili domus nelle quali si sono risistemati i giardini e i viridari, come le casa di Trittòlemo e dell'Èfebo, la casa degli Amorini Dorati, la Casa dell'Ancora, la Casa del Menandro, i Praedia di Giulia Felice,la Casa della Venere in Conchiglia e la Casa di Marco Lucrezio, su via Stabiana.  Ultimo aggiornamento: 10:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA