Premio Serao, la festa del Mattino
La scrittrice Arslan si commuove

Premio Serao, la festa del Mattino La scrittrice Arslan si commuove
di Davide Cerbone
Mercoledì 31 Maggio 2017, 08:56 - Ultimo agg. 1 Giugno, 09:19
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Ci siamo: sul palco del teatro San Ferdinando prende corpo e sostanza la memoria di Matilde Serao, leggendaria cofondatrice de «Il Mattino». A lei, prolifica e appassionata scrittrice, donna coraggiosa e mamma di cinque figli, 125 anni dopo la prima copia è dedicato il neonato premio letterario che una giuria composta dai giornalisti, gli editorialisti e gli scrittori che impreziosiscono ogni giorno le pagine di questo quotidiano assegnato ad Antonia Arslan, scrittrice e saggista italiana di origini armene. Che si commuove durante lo spettacolo.
 



Il direttore Alessandro Barbano la premia con una targa ideata dal maestro Mimmo Paladino, in una serata tra festa e memoria, giornalismo e letteratura, musica e teatro, con il direttore del Teatro Stabile di Napoli Luca De Fusco davanti ad una platea di invitati illustri. Tra questi, il ministro della Cultura Dario Franceschini, il governatore della Campania Vincenzo De Luca, le autorità cittadine.

E anche l'ex Capo dello Stato Giorgio Napolitano non ha voluto far mancare il proprio apprezzamento: «Desidero far giungere i miei complimenti e auguri più fervidi al Mattino per l'iniziativa che ha promosso con la collaborazione di uomini di teatro e di televisione, persone che riconosciamo, come Angela Pagano, una delle cantanti napoletane più fini degli ultimi decenni», ha detto in un videomessaggio registrato per l'occasione.
 
 


«Ricordare Matilde Serao, grande esempio di giornalismo popolare e al tempo stesso colto, è importante perché ha costituito una straordinaria anticipazione dell'impegno per la valorizzazione del ruolo delle donne non solo sulla scena napoletana ma su quella nazionale».
 
 

Momento centrale della serata è l'«intervista impossibile» a Matilde Serao, impersonata da Cristina Donadio. Un dialogo inventato - ma forse verosimile - che Antonia Arslan ha scritto per l'occasione. A porgerle le domande, è Claudio Di Palma, che della serata firma anche la regia, calato nelle vesti di Melkon Gurgian, scrittore e insegnante armeno contemporaneo della Serao. «L'ho ammirata sin da ragazza», ricorda l'attrice: «Era una donna in carriera, una narratrice anticonformista, un modello di riferimento cui molte di noi aspiravano in quegli anni Settanta in cui il femminismo divenne un vento travolgente. In lei c'era stile, arguzia, originalità ironia anche perfida persino nei suoi Mosconi, che non erano mai mera cronaca mondana». «La Serao e la Arslan in scena discuteranno della condizione dei poveri e della donna, mostrando similitudine e divergenze tra le rispettive culture. Un ping pong tra Napoli e Costantinopoli, per scendere nel ventre delle due città».

Nel corso della manifestazione non mancano altri momenti di intrattenimento: attori e cantanti legati allo Stabile partenopeo raccontano con canzoni e testi il tempo della prima donna che fondò e diresse un quotidiano. Anzi, quattro. Mariano Rigillo si misura con «Lassammo fa' a Dio» («ho scelto Di Giacomo perché donna Matilde merita un poeta dalla statura europea, capace di narrare come voce di dentro la nostra città bifronte, nobilissima e diseredata»). Angela Pagano affronta un altro grande della cultura verace, Raffaele Viviani («'O sapunariello»): «Fece in tempo, la Serao, pur avendo oltre 30 anni più di lui, ad accorgersi della sua arte, le bastò vederlo in scena per dire Sono dieci anni che i nostri autori litigano per stabilire quale sia il vero teatro napoletano e questo genialissimo ragazzo del popolo, questo scugnizzo, lo ha creato in così poco tempo», sottolinea la cantattrice. Gaia Aprea ha scelto «delizie melodiche figlie di una stagione culturale unica, di cui Donna Matilde faceva parte»: «Reginella» e «I' te vurria vasa'». Come Massimiliano Gallo, figlio d'arte, che intona «Voce e notte» e «'A vucchella», che come ricorda Salvatore Palomba, poeta e storico della canzone, potrebbe essere stata scritta da Gabriele D'Annunzio nella redazione de «Il Mattino» e non al Gambrinus. Centoventicinque anni dopo, la storia continua: nel nome della Serao, nel segno della Arslan, al San Ferdinando che fu casa di Eduardo De Filippo.

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