Pompei, rinvenute 14 anfore: così si conservavano vino e garum

Scavi di Pompei
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di Ilenia De Rosa

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POMPEI - Negli ambienti retrostanti la Schola Armatorarum, mai indagati prima, emerge un deposito di anfore. Si tratta di quattordici reperti immersi nel lapillo, riportati alla luce durante l'attività di scavo presso la Pompei antica. «Probabilmente le anfore dovevano contenere olio, vino e salse di pesce, provenienti dall'area mediterranea: un'anfora presenta iscrizioni dipinte. Queste indicano probabilmente il peso del prodotto contenuto, gli anni di invecchiamento, il nome del produttore» spiega l'archeologa Alberta Martellone, del parco archeologico di Pompei. «L'uso come deposito dell'ambiente è confermato dai graffiti visibili su una delle pareti, che ribadiscono l'attività di stoccaggio - aggiunge Mario Grimaldi direttore operativo del progetto - e in questo caso le anfore sono state trovate in situ, cosa che non è avvenuta in altri casi». 
 

Fino ad ora l’unico ambiente, portato alla luce nel 1915 da Vittorio Spinazzola,  era stato quello ben conosciuto che affacciava su via dell’Abbondanza. Il suo carattere pubblico militare fu sin dall’inizio chiaro per via delle grandi dimensioni e della sua decorazione (i trofei all'ingresso e le figure alate e armate che decorano le pareti). Tuttavia la sua esatta destinazione, deposito di armi o scuola di formazione della gioventù pompeiana, continua a non essere certa. Lo scavo di questi altri  ambienti, che rientra nel cantiere «Scavi e ricerche»,  ha come obiettivo proprio quello di  chiarire tali aspetti.

L’esplorazione della struttura completa della Schola non è il solo intervento del genere previsto a Pompei. In corso è anche il grande cantiere di scavo nella Regio V, il cosiddetto “cuneo” (un’area di oltre 1000m2 nella zona posta tra la casa delle Nozze d’Argento e gli edifici alla sinistra del vicolo di Lucrezio Frontone), dal quale ci si aspetta di portare in luce  ulteriori strutture e reperti di ambienti privati e pubblici. 

«Pompei ha iniziato una nuova stagione - dichiara Massimo Osanna, direttore del Parco archeologico - quella di una ricerca archeologica intensa e del prosieguo della conoscenza del sito, che ci porterà a scoprire nuovi aspetti della vita degli antichi abitanti della città».
Mercoledì 6 Dicembre 2017, 16:18 - Ultimo aggiornamento: 07-12-2017 14:15
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