L'ultimo cinema di Troisi: San Giorgio a Cremano resta senza sale

Mercoledì 12 Giugno 2019 di Francesco De Sio
Avrebbero dovuto restare chiusi ieri, eppure la professionalità e l'amore per il loro cinema li ha spinti al lavoro anche solo per sostituire alcune locandine. «Tutta colpa di un cambio di programmazione improvviso - spiega l'attuale titolare del Flaminio Arnaldo Quagliata, 49 anni, da tre bloccato su una sedia a rotelle - Avremmo voluto proporre due film nuovi per il prossimo weekend, ma la casa di noleggio delle pellicole ha chiesto una cifra spropositata per gli attuali incassi, così siamo dovuti tornare sui nostri passi e lanciarne uno solo, affiancandolo allo spettacolo della settimana scorsa».
 
Segno dei tempi che cambiano, e non certo per il meglio. Lo storico Flaminio di via Salvator Rosa, ultimo cinema della San Giorgio a Cremano che diede i natali a Massimo Troisi, rischia seriamente di chiudere i battenti a causa della crisi. Troppo pochi i ricavi, che ormai sempre più di rado superano le spese di gestione: «Quello che ci spinge è la passione - racconta distrattamente Arnaldo mentre, a mano, scrive il titolo del prossimo film sul foglio A4 che per la prima volta dopo 47 anni sostituirà una locandina - ma le difficoltà sono sempre maggiori. Nell'ultimo fine settimana abbiamo abbassato il prezzo dei biglietti dello spettacolo serale a 3 euro, ma tra sabato e domenica ne abbiamo venduti solo dodici. Non c'è stato nemmeno il tempo di acquistare una locandina per il nuovo film, e a questo punto non ne varrebbe nemmeno la pena».

Non inganni quest'ultima affermazione: il segreto che ha portato il Flaminio fino alle porte del 2020 è proprio la passione smisurata che la famiglia Quagliata, nel corso negli anni, ha profuso nella gestione del cinema. Non un semplice lavoro. Lo si capisce dalla voglia di Arnaldo, vero e proprio factotum dell'attività malgrado l'handicap, dagli occhi che brillano di papà Claudio, 79 anni, unico gestore della sala dal 1972 prima del passaggio di consegne al figlio, nel 2003. «Acquistai la struttura dal signor Corsicato, colui che ha edificato tutta la zona circostante di San Giorgio - ci racconta - Era il periodo d'oro dei cinema a livello nazionale, il film dell'inaugurazione fu Zanna Bianca. Gestivo già il Massimo di via Pittore e il Diana di via Roma, prima ancora c'era il Savoia, demolito nel 1968. Negli anni 80, a seguito del terremoto e all'avvento delle videocassette, cominciò la prima grande crisi che portò a sopravvivere solo il Flaminio».

Indelebile, nella mente di Claudio, il ricordo del piccolo Massimo Troisi, assiduo frequentatore proprio della sala di via Pittore: «Quando aveva 15 anni veniva qui assieme a tutta la sua comitiva, guardavano il primo spettacolo del pomeriggio e poi restavano fino a sera a fare baccano, il cinema era soprattutto un punto di ritrovo per i più giovani. Era così tanto esuberante - sorride - che ogni tanto era necessario qualche scappellotto per calmarlo». L'interesse per quel mondo magico al di là del grande schermo, avrebbero proiettato quel ragazzino nell'Olimpo degli immortali di lì a poco. «Una volta ottenuto il successo pensammo anche di invitare Massimo qui, ma avremmo bloccato tutta la città, e non sarebbero bastate cinque sale per contenere tutti. Alla premiazione degli Oscar del 1996, dove era in lizza con il Postino, il Comune allestì un maxischermo all'esterno del Flaminio, ci dotammo apposta di una connessione internet per trasmettere live nella notte gli aggiornamenti sull'evento, vennero tv e giornalisti da tutta Italia. Fu un grande momento per San Giorgio, per onorare la sua memoria».

Sembrano passati secoli. La crisi del grande schermo sta letteralmente falcidiando tutti i comuni vesuviani, da Portici a Torre del Greco, ma che a rimanere senza sale possa essere proprio la città di Troisi e Noschese, fa indubbiamente un certo effetto. «Dei guadagni ci importa relativamente - affermano orgogliosi Claudio e Arnaldo - fino a che avremo le forze, tireremo avanti. Sarebbe un colpo al cuore uscire di casa e vedere l'entrata sbarrata». La cosa che fa più male è il disinteresse delle istituzioni: «L'intenzione è quella di cedere l'attività, ma ci piacerebbe che scuole e Comune si sforzassero per aiutarci - è l'appello - tante generazioni di giovani si sono appassionati al cinema visitando questo luogo. Se i nostri sforzi non potranno essere utili neanche ai ragazzi, tanto varrà chiudere». © RIPRODUZIONE RISERVATA