«Sette opere», il niet del ministero:
Caravaggio non va a Capodimonte

di Giovanni Chianelli

E alla fine, come previsto, il dottor no disse no. È arrivato ieri sera ai vertici del Pio Monte della Misericordia il divieto del ministero dei Beni culturali allo spostamento, e quindi al prestito, delle «Sette opere della misericordia» di Caravaggio dal Pio Monte della Misericordia al museo di Capodimonte dove, da aprile a giugno, è prevista «Caravaggio Napoli», la mostra-evento sul periodo partenopeo del Merisi fortemente voluta dal direttore Sylvain Bellenger.

Il fronte del no, un fronte di intellettuali capitanati da Nicola Spinosa e Tomaso Montanari, aveva persino raccolto firme contro la trasferta del capolavoro, inamovibile a loro dire per motivi storici, di salvaguardia dell'opera, come della sua fruizione contestualizzata nel posto in cui è stata creata. E a decidere in sintonia con i loro desiderata è stato il nuovo direttore generale del ministero Gino Famiglietti, che già a dicembre bloccò i cantieri per la metropolitana in piazza del Plebiscito, bocciando il progetto perché le grate di ventilazione previste avrebbero deturpato il salotto buono della città. Come in quell'occasione, Famiglietti ha ribaltato il parere positivo espresso da Luciano Garella, soprintendente alle Belle arti e al Paesaggio di Napoli.

Il barone Alessandro Pasca di Magliano, soprintendente governatore del Pio Monte, ha ricevuto ieri sera il «niet», «un no molto generico», spiega lui, «per una serie di motivi con riferimenti storici, discussioni sulla mobilità e l'inamovibilità dell'opera, problemi tecnici e di salvaguardia... Insomma, il ministero, a firma di Famiglietti, non dà il suo assenso a spostare l'opera. Siamo arrabbiati, ha vinto, ancora una volta, il fronte dell'immobilismo».
Che cosa succederà adesso alla mostra? Pasca vedrà Bellenger e ne discuteranno insieme ma, rimandando ad oggi la replica ufficiale dell'ente, ha una certezza: «L'esposizione si farà, si deve fare, vedremo come, l'eventualità, pur deprecabile, di un divieto di spostare l'opera, era stata presa in considerazione. La città non merita di perdere una simile occasione, un vero evento culturale. Con Bellenger capiremo cosa e come fare, ma dispiace davvero che il fronte del no, del non fare, vinca su quello del fare, possa bloccare una città che ha bisogno di scommettere sulla cultura, quella in movimento, non quella immobile».

Ieri, intanto, prima che arrivasse il no del Mibact, in proposito si era espresso Vittorio Sgarbi: «Spostare un'opera dal luogo per cui è stata creata è peccato? Dipende dalla motivazione. Se per il bene dell'arte si, almeno in linea di principio peccato non è, come cantava Di Capri. Facciamo un paragone: all'epoca dell'Expo del 2014 circolò la voce che l'annunciato trasferimento delle Sette opere di Misericordia verso Milano avrebbe fruttato una cifra notevole al museo. Si parlò di 500.000 euro, se non sbaglio. Qui si parla invece di ragioni culturali, di rievocare il periodo di attività del genio lombardo nella città che più lo ispirò. Se è così non mi pare uno scandalo.

Comunque bisognerebbe discuterne con cautela, cosa che sembrerà strana a chi conosce il mio carattere. Riconosco la legittimità di posizioni come quella di Montanari, che di solito vuole le opere collocate nei loro luoghi di origine anche perché è contrario al marketing culturale. E un dipinto come le Sette opere è pensato totalmente come immerso nel posto dove si trova. Eppure, se proprio i responsabili del Pio Monte non sono contrari, perché si dovrebbero intromettere altri?».

Sgarbi non era stato tenero nemmeno con Spinosa, «un altro amico con cui non voglio entrare in urto, anche se vorrei ricordare che fu proprio lui a forzare la mano spostando la Flagellazione dalla chiesa di San Domenico al museo di Capodimonte quando lo dirigeva. Certo, aveva anche lui le sue motivazioni. Allora perché oggi è contro? È in contraddizione: o si è per la circolazione dell'arte oppure no. Mi pare sia una posizione che alluda ad altro, ma in questo non entro. Piuttosto, io sono talmente a favore dei prestiti che rilancerei la proposta della mostra: mi piacerebbe riportare le opere di Caravaggio, temporaneamente, nelle chiese e negli edifici napoletani per cui erano state originariamente pensate dal loro autore. Un percorso diffuso in centro, anche più pratico, per turisti e appassionati, di Capodimonte che è fuori mano. Immaginiamo che meraviglia: con la Flagellazione a San Domenico, Sette opere al Pio Monte, Martirio di Sant'Orsola al Palazzo Zevallos Stigliano e così via, anche per gli altri dipinti del suo periodo napoletano, le due Salomè e San Giovanni Battista. Ma la mostra che ha pensato Sylvain Bellenger, un altro mio caro amico, sarà bellissima e faccio a chi l'ha ideata i migliori auguri».
Vedremo come andrà senza le «Sette opere di misericordia» o con il capolavoro del Caravaggio da visitare in loco, magari con lo stesso biglietto di Capodimonte.
Mercoledì 6 Marzo 2019, 18:23 - Ultimo aggiornamento: 06-03-2019 19:36
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