Angelo Branduardi a Torre del Greco chiude la festa per San Vincenzo Romano

Photo Credit Giulia Rivi
di Francesca Mari

TORRE DEL GRECO. Chiusura d’autore per i festeggiamenti dedicati a San Vincenzo Romano. Angelo Branduardi per la prima volta in concerto a Torre del Greco. Martedì alle 20.30 nella Basilica di Santa Croce l’indiscusso «menestrello» del cantautorato italiano si esibirà, in una tappa del tour internazionale «Camminando Camminando», insieme al polistrumentista e arrangiatore Fabio Valdemarin.

L’attesissimo evento chiude il corposo cartellone della kermesse «Devozioni–Itinerari religiosi e popolari tra l’Immacolata, il Vesuvio ed il Parroco Santo», al via lo scorso ottobre e dedicata alla santificazione di Vincenzo Romano, organizzata dal Comune di Torre del Greco e cofinanziato dall’Assessorato allo Sviluppo ed alla Promozione del Turismo della Regione Campania con i fondi POC 2014-2020, con l’ideazione e la direzione artistica di Gigi Di Luca. «Con il concerto di Branduardi – dice Di Luca – si conclude questa rassegna che ha registrato un grande successo di pubblico e di critica grazie alla qualità artistica e l’idea di invadere la città nei luoghi storici. Un progetto di qualità che riscopre l’esigenza collettiva della cultura come rinascita. La scelta di Branduardi prosegue il cammino di devozione, di fede aristica verso il suo stile musicale, ricercato e di classe. Non un concerto pop ma spirituale in linea con l’assunto di Devozioni e la vicinanza del Natale».

Il «concerto in due» di Branduardi e Valdemarin nella Basilica madre di Torre del Greco, con il ritorno all’acustico e all’essenziale, sarà un’esperienza «emozionale» ed intensa. Un’atmosfera raccolta per favorire lo scambio d’emozione tra il musicista ed il pubblico, quasi a cancellare la distanza fisica che li divide. «Spesso togliere non vuol dire impoverire ma semplificare e portare a galla l’essenza vera e profonda delle cose». Con questa intima convinzione da più di un anno Angelo Branduardi porta in giro con grande successo in Italia, Austria, Svizzera, Belgio, Lussemburgo e Germania il suo «Camminando Camminando Tour».

L’artista già da tempo asseconda la sua versatilità, presentandosi al pubblico con diverse formazioni: dalla classica formazione “rock”, con basso e batteria, all’esecuzione del repertorio di musica del passato, che fa parte della sua collana “Futuro Antico”. Il connubio tra Branduardi e Fabio Valdemarin, musicista a 360 gradi che ha collaborato, tra gli altri, con Fiorella Mannoia, Ornella Vanoni e Stef Burns, ha dato vita a concerti di respiro quasi «esoterico». Gli artisti suonano passando con grande naturalezza da uno strumento all’altro, dalle chitarre al violino, ai flauti, al pianoforte e chissà a quanto altro, trovandosi ogni volta ad occhi chiusi. Così come l’esibizione a Torre del Greco in cui la scaletta sarà ricca e varia e rivisiterà anche brani poco eseguiti, musica antica e medioevale, ma non mancheranno i “classici” di Branduardi.

Angelo Branduardi, per la prima volta a Torre del Greco?

«Sì. E’ la prima volta che suono a Torre del Greco. Con “Camminando Camminando tour” sono stato a Napoli, ad Avellino… Ho suonato diverse volte a Napoli, ho un bel ricordo di un concerto in piazza Plebiscito con la Nuova Compagnia di Canto Popolare».

Nel «concerto in due» con Valdemarin torna ad una dimensione più instimistica?

«E’ un concerto spirituale, esoterico. Sono attratto dal concetto del «meno c’è, più c’è»: sottrarre non per impoverire ma per tornare all’essenza. Noi musicisti siamo liberi, senza le regole degli altri strumenti e cerchiamo di trasmettere al pubblico la nostra sintonia per creare un’empatia. Non è facile arrivare sempre a tutto il pubblico, ma pare che ci riusciamo ed è magico. Questo è un concerto crossover che non si limita ad un solo genere, ma ne attraversa diversi».

Perchè proprio Fabio Valdemarin partner di questa intensa esperienza?

«Fabio Valdemarin collabora con me da molto ed è nata anche stima e amicizia. Ritengo sia uno dei talenti più puri della scena musicale italiana. L’attrazione, l’intesa tra musicisti o c’è o non c’è».

Uno dei suoi brani più celebri “Confessioni di un malandrino” è tratto da una lirica del poeta popolare russo Sergej Aleksandrovič Esenin, a cui lei si è avvicinato fin dagli inizi della carriera. Come può essere popolare e arrivare a tutti una produzione artistica raffinata e ricercata?

«Oggi c’è sempre più bisogno di spiritualità. Io lo vedo nel pubblico, anche in Germania, in Canada e in altri paesi, che mi segue tantissimo. Anche molto di più di 20 anni fa quando riempivo i teatri e le piazze».

 
Sabato 15 Dicembre 2018, 17:31
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