Tullio Pironti morto a 84 anni, addio al pugile che si fece editore

Giovedì 16 Settembre 2021 di Ugo Cundari
Tullio Pironti morto a 84 anni, addio al pugile che si fece editore

Tullio Pironti aveva firmato qualche giorno fa con Bompiani, grazie all'interessamento del suo grande amico Marco Ottaiano e all'entusiasmo del direttore editoriale del gruppo Giunti Antonio Franchini, la pubblicazione del suo Libri e cazzotti. Si voleva togliere lo sfizio di uscire con un altro editore, lui che non aveva mai tradito la sua sigla. Stavolta aveva ceduto, aveva voglia di entrare nel catalogo di un marchio storico. Ieri sera, tornato a casa, si è sentito poco bene, la compagna Enza ha chiamato il cardiologo, che l'ha trovato un po' affaticato, ma niente di preoccupante. Dopo un'ora l'infarto fulminante. È caduto a terra di botto, se n'è andato così uno degli ultimi grandi editori napoletani, 84 anni compiuti il 10 giugno. Negli ultimi mesi aveva perso un po' dell'entusiasmo che aveva contraddistinto la sua carriera di editore-libraio spavaldo, iniziata a 10 anni a fianco del padre. Proseguita poi con i primi titoli eretici, a cominciare da una raccolta di poesie spinte in napoletano.

Negli ultimi mesi aveva mollato un po' anche la casa editrice, l'unico dipendente è tornato da poco a lavorare dopo un lungo periodo di cassa integrazione. Eppure, quella luce negli occhi ancora si accendeva. L'hanno notata alcuni dei clienti che sceglievano la sua libreria di piazza Dante per comprare i libri scolastici, «quando riesco a guadagnare in quel periodo poi posso investire durante il resto dell'anno», diceva.

Avrebbe voluto diventare un «uomo importante» per i napoletani, ma aveva paura di non esserci riuscito. Ma tanti lo andavano a omaggiare in libreria, basti ricordare la festa, naturalmente in piazza Dante, la sua piazza, per i suoi 80 anni, con il sindaco de Magistris in prima fila.

Quando non era impegnato in una partita a scacchi, era sulla porta a discutere con qualcuno, la sigaretta perennemente accesa in bocca. Ci teneva a mostrare di essere in forma, di non esserci rammollito, accennando a un gancio o un jab. Progetti? Uno ancora lo aveva, ne parlava spesso, avrebbe voluto pubblicare un catalogo storico, segnalare tutti i libri di successo che era riuscito a editare, aiutare la memoria di chi memoria non ne ha: «Mi sono tolto grandi soddisfazioni, ho combattuto con i grandi editori del Nord, e spesso ho vinto, ho strappato titoli e autori a Mondadori e Adelphi, e adesso? Chi se lo ricorda?». Voleva mettere in fila i suoi americani, quelli che fu lui a introdurre in Italia per la prima volta come Breat Easton Ellis (Meno di zero e Le regole dell'attrazione), Raymond Carver (Blu oltremare), Don Delillo (Cane che corre, Giocatori), ma anche il giornalista d'assalto Giuseppe Marrazzo che lo aveva fatto penare per consegnare Il camorrista dopo aver ricevuto l'anticipo, Fernanda Pivano con la quale chissà se aveva avuto anche una storia d'amore, il Nobel per la letteratura Naghib Mafuz (dodici titoli, da Il rione dei ragazzi a Tra i due palazzi) che andò a trovare in Egitto per convincerlo a stampare con lui, l'anticlericale David Yallop (In nome di Dio) che indagò i misteri del Vaticano in merito alla morte di papa Luciani.

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Iniziò l'attività editoriale nel 1972 con il libro-reportage La lunga notte dei Fedayn scritto dal giornalista Domenico Carratelli all'indomani della strage di atleti israeliani da parte di sequestratori palestinesi durante i Giochi olimpici di Monaco di Baviera. E fu proprio Carratelli a dargli una mano per l'autobiografia, Pugni e cazzotti, appunto, ricordando la sua antica passione da boxeur.

I suoi avi iniziarono l'attività libraria dopo la persecuzione subìta nel regno borbonico da Michele Pironti (1814-1885), magistrato, imprigionato insieme a Settembrini, Poerio e altri patrioti, che fu poi ministro della Giustizia dopo l'Unità d'Italia. Tullione proseguì l'attività del padre e del nonno, ma volle scegliere lui i volumi da preoccupare, attento alle cose del mondo come al pianeta Napoli, suggerito spesso dall'amico Francesco Durante, che gli preparò contatti e contratti con scrittori americani che presto avrebbero conquistato il mondo. Da Il camorrista venne tratto un film nel 1986, diretto dal futuro premio Oscar Giuseppe Tornatore, la Pivano gli regalò Dopo Hemingway, serie di saggi sulla letteratura nordamericana degli anni ruggenti per l'impegno pacifista e libertario, accompagnati dalla sua vita, narrata anche per immagini. Con Dentro il vulcano di Federico Vacalebre battezzò il fenomeno neomelodico, chiedendo a Pino Daniele un'introduzione. E del Nero a Metà ha pubblicato l'unico libro, Storie e poesie di un mascalzone latino, con pensieri, confessioni, testi inediti.

Negli ultimi anni soffriva nel vedere il degrado di piazza Dante, Napoli ancora carta sporca, gli spritz sostituire i libri persino a Port'Alba. 

 

Che ne sarà della casa editrice e della libreria, ormai da tempo affidata ai nipoti, a cominciare dall'instancabile Chiara? Non è il momento per la previsioni, di sicuro da oggi i giovani eredi saranno più soli, perché Tullio, con la sua presenza silenziosa e discreta, muoveva ogni filo delle sue attività. «Resisto per Chiaretta e tutti quelli che vivono grazie alla libreria», confessava: «Un libraio deve stare vicino alla gente: se viene una povera donna che non ha i soldi per comprare tutti i libri per il figlio che va all'università glieli regalo. Un giorno, a ripagare me, o chi verrà dopo di me, sarà il figlio di quella donna che tornerà qui a comprare le sue letture». 

I funerali si terranno oggi, alle 16, nella chiesa di santa Maria di Caravaggio piazza Dante, la sua piazza. 

Ultimo aggiornamento: 20:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA