A Napoli l'assemblea nazionale dei giovani monarchici: «Vogliamo il re»

Sabato 9 Aprile 2022 di Emiliano Caliendo
A Napoli l'assemblea nazionale dei giovani monarchici: «Vogliamo il re»

«Il futuro dell’Italia è nell'istituzione della monarchia», è questo il responso dell’ultima assemblea nazionale del Fronte Monarchico Giovanile, tenutasi il 9 aprile a Napoli, nella sala ricevimenti di un ristorante a Santa Lucia. A ribadirlo alla platea di circa una quarantina di presenti, perlopiù giovanissimi giunti da diverse regioni italiane, è il neosegretario, eletto per acclamazione, Amedeo Di Maio, ventiduenne studente napoletano di medicina: «Vogliamo diffondere - dichiara - la nostra idea di un’istituzione diversa da quella repubblicana, coinvolgendo i giovani sui temi del lavoro, dell’istruzione e dell’ambiente». «La nostra – chiarisce Di Maio - è un’idea di monarchia parlamentare moderna come quelle del Nord Europa. Pensiamo a quanto i paesi nordeuropei siano un riferimento per i giovani per il loro essere nazioni smart. Dobbiamo riflettere sul fatto che quei paesi sono tutte monarchie. Al contempo, le repubbliche si trovano in uno stato di crisi costante». Il Fronte Monarchico Giovanile sulla disputa dinastica che divide Casa Savoia ha le idee chiare: «Facciamo riferimento alla dinastia del ramo Savoia-Aosta, e non a quello dei Savoia-Carignano - spiega Di Maio - perché come è possibile riscontrare nelle lettere di sua maestà Umberto II, suo figlio Vittorio Emanuele fu disconosciuto per via del suo matrimonio e delle scelte da lui intraprese». Sui compiti dei giovani monarchici ha idee leggermente diverse Elisabetta De Luca, 19 anni, studentessa al primo anno di Lettere e Filosofia, anche lei iscritta Fronte Monarchico Giovanile: «Non siamo semplicemente un’associazione di stampo politico, anche perché sappiamo che la monarchia non può e non dovrà tornare in Italia in nessun modo. In realtà, vogliamo preservare in maniera solenne quella che è la sua memoria storica. A dispetto di ogni persona che - conclude la giovane - ha sempre cercato di esorcizzarla ed eliminarla dalla memoria comune, cerchiamo di valutare il buono che gli anni di Regno hanno portato all’Italia».

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In sala, tra le bandiere del Regno d’Italia con lo stemma araldico dei Savoia nel bianco del tricolore, e la lettura della lettera di saluto del principe Aimone di Savoia-Aosta, pretendente di un eventuale trono italiano in disputa con il più noto Emanuele Filiberto, non mancano le nostalgie verso personaggi storici del passato. «Sono affezionata ad Umberto II perché con il suo esempio ha cercato in qualche modo di ricostruire la pace perduta. E anche quando furono palesi i brogli elettorali del 1946, non ha mai cercato di portare l’Italia verso una nuova lotta intestina dopo anni di conflitto», è il ricordo di Elisabetta De Luca. C’è chi poi come Sebastiano D’Urso, studente di Lettere Moderne, arrivato da Acireale in Sicilia, ha rimarcato il ruolo che le donne svolsero nella casata reale: «Maria Clotilde di Savoia fu forse il primo simbolo della moda made in Italy. Maria José di Savoia, la regina di maggio, consorte di Umberto II, lavorò per porre fine al fascismo con una congiura. Una regina di sinistra, socialista, a dimostrazione che la monarchia non è di destra ma sopra le parti. Casa Savoia ebbe grandi donne».

A supervisionare i lavori dell’Assemblea, l’avvocato Alessandro Sacchi, presidente dell’Unione Monarchica Italiana, la casa madre “senior” dei giovani monarchici. «La proposta monarchica è attualissima», conferma Sacchi. «Oggi – aggiunge - i giovani viaggiano, girano l’Europa e la monarchia è un meccanismo costituzionale che dove c’è funziona. Tra le più grandi democrazie del pianeta ci sono le monarchie costituzionali europee con un’esatta divisione dei poteri e una funzione arbitrale del capo dello Stato. In Italia tutti sono bravi ad indicare i sintomi delle malattie che affliggono il nostro Paese; noi per queste malattie abbiamo la medicina della monarchia intesa come proposta futuribile». Se gli si chiede di un'eventuale riforma in direzione presidenzialista dello Stato, Sacchi taglia corto in maniera lapidaria: «Sarebbe la peggiore iattura perché affiderebbe alla mutevolezza dell’elettorato, la funzione di essere arbitro sul vertice della macchina costituzionale. E noi rischieremmo di trovarci come presidente della repubblica un famoso comico o una persona senza titolo di studio. Ciò non va bene». Infine, sulla guerra in Ucraina la posizione dei monarchici è pacifista ma equidistante tra le parti in conflitto: «L’UMI deplora la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali ma quando si guarda una caccia alla volpe bisogna comprendere sia le ragioni del cane sia quelle della volpe per avere le idee chiare. E direi che in questo momento sono pochi ad averle».

Ultimo aggiornamento: 19:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA