«Napoli diventerà capitale della mafia», l'insulto di Celentano ferisce il web

Mercoledì 23 Gennaio 2019 di Paolo Barbuto

La rappresentazione di Napoli, nella prima puntata del cartone animato di Adriano Celentano, è durata quattro minuti che sono bastati a scatenare rabbia e polemica. La città del futuro (la storia è ambientata nel 2068) è un luogo grigio, colmo di smog e cemento che aggredisce perfino il mare del Golfo. Ma l'indignazione è cresciuta perché qui, nella Napoli del futuro, secondo il racconto di Celentano c'è il cuore del «male», rappresentato da un imprenditore edile che cementificherà quel che resta della nazione il quale lavora in un grattacielo sormontato dell'insegna «Mafia International». Dettaglio non irrilevante, l'imprenditore edile napoletano (che si chiama Dranghestein, mix fra ndrangheta e Frankestein) ordina il pestaggio a morte di un mendicante.

Tutto in quattro minuti durante e dopo i quali il mondo del web si è scatenato. Rabbia, insulti, offese, che sono andati avanti per l'intera giornata di ieri e che hanno portato a decine di segnalazioni allo sportello «Difendi la città» del Comune di Napoli, al quale i cittadini si rivolgono per chiedere la tutela dell'immagine di Napoli.
 
«Cose da pazzi», Giuseppe Tesauro, già presidente della Corte Costituzionale, docente di diritto e per lunghi anni rettore della Federico II, non contiene lo sbigottimento: «Una persona come Celentano, seguita e amata, dovrebbe sapere dove fermarsi. Io ho sempre pensato che avesse un buon rapporto con la città, evidentemente sbagliavo. Certe cose me le aspetto da Salvini, non da Celentano».

«Indignata come napoletana e come presidente degli imprenditori edili», Federica Brancaccio esprime il suo sdegno per quel racconto della Napoli futura nella quale proprio un imprenditore edile viene rappresentato a capo della malavita: «Siamo attoniti, non ci sono parole». Eppure, dopo la rabbia, il ragionamento diventa profondo e doloroso: «Negli ultimi dieci anni tutti i governi che si sono succeduti hanno dimenticato gli imprenditori, in particolare quelli edili. Se continuasse così, quel racconto potrebbe diventare realtà, con delinquenti che prendono il posto delle persone che oggi lavorano, soffrono e chiudono per mancanza di attenzione. Ma io sono certa che non sarà così».

Sorridente e tollerante don Antonio Loffredo, che prova a stemperare: «Anch'io ci sono rimasto male, ma ho pensato che in fondo Celentano è un cantante e si è cimentato in qualcosa che non gi appartiene per cui un errore ci può stare. È come se io andassi in campo a giocare in serie A, certamente non riuscirei a fare gol. Perciò, cerchiamo di essere benevoli e continuiamo a lottare per cambiare il volto di Napoli».

Taglia corto Vito Grassi, presidente degli industriali napoletani: «È un cartone animato in tv, prendiamolo come tale e non diamogli troppo peso. Piuttosto usiamo questa vicenda come stimolo per contribuire, tutti, a cambiare la narrazione della città».

Sulla stessa linea Claudio Curcio, ideatore di Comicon, uno che di rappresentazioni sotto forma di disegno se ne intende: «Celentano ha semplicemente rappresentato il più trito degli stereotipi sulla nostra città, che non la vuole capace di sbarazzarsi della sua realtà più deteriore. Rispetto alle sterili polemiche, però, io mi domanderei come fare perché Napoli non sia continuamente associata a questa narrazione oleografica».

È tranchant Arturo De Vivo, prorettore della Federico II: «Questa vicenda squalifica più chi la usa che chi la subisce - dice riferendosi a Celentano - Io credo che chi osserva da lontano e pensa di poter cambiare qualcosa potrebbe impegnarsi a dare una mano nella lotta per risolvere la questione piuttosto che rappresentarla in modo così banale».

Severo con Celentano anche Riccardo Villari, presidente del Circolo del Tennis: «Il cantante è rimasto chiuso nel suo passato, gli consiglio di aggiornarsi se vuole raccontare Napoli, l'ha fatto in modo antiquato e banale. Ovviamente non neghiamo che certi problemi ci sono, ma qui c'è anche una profonda voglia di riscatto: il futuro di Napoli sarà diverso da quello che è stato rappresentato nel cartone animato».

Indignato il presidente napoletano di Federalberghi, Antonio Izzo: «Un racconto banale e superficiale laddove bisognerebbe essere seri e attenti. Meraviglia che il lavoro sia stato realizzato da tanti grandi professionisti, senza prestare attenzione alle ricadute di un messaggio tanto semplicistico quanto fuorviante, che ha raggiunto una platea molto vasta. Napoli è anche bellezza e cultura, basta con gli stereotipi».

Per il presidente della scuola di Medicina della Federico II, Luigi Califano, c'è una sola possibilità: «Rispondere alle offese, anche quelle che arrivano dai cartoni in tv, con l'accoglienza, con la cultura, con l'arte. Forse Celentano non sa cos'è realmente Napoli, lo invito a venire per verificare di persona».

Ha perso le staffe di fronte alla tv, invece, Ciro Fiola, presidente della Camera di Commercio: «Offese di enorme gravità, chi ha consentito che andasse in onda quel cartone deve assumersi le sue responsabilità, non possiamo consentire che la città venga vituperata».

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