Antonio Bassolino candidato sindaco di Napoli: «Ecco il mio piano anti-degrado con i fondi Ue»

Lunedì 22 Febbraio 2021 di Luigi Roano
Antonio Bassolino candidato sindaco di Napoli: «Ecco il mio piano anti-degrado con i fondi Ue»

Antonio Bassolino che effetto fa essere ancora una volta candidato sindaco di Napoli? Che molla le è scattata?
«Era da tempo che riflettevo dentro di me, soprattutto sotto la spinta di tanti cittadini che mi hanno scritto e ho incontrato per strada. E ho deciso di prendere la decisione alla quale tanti mi invitavano in una giornata particolare».

Cioè?
«C'erano i funerali di Paolo Isotta - poco più di una settimana fa - quella mattina ero preso soprattutto dal dolore della scomparsa di un grande intellettuale e dal dispiacere per l'assenza di rappresentanti istituzionali, in primo luogo del Comune. Paolo oltre che il musicologo e critico era il grande innamorato della nostra città. Intellettuale colto e raffinato. Tra pochi giorni esce un suo libro, l'ultima sua fatica intitolato San Totò un incredibile omaggio al Principe della risata e a Napoli».

Quelle assenze le hanno dato l'ultimo slancio?
«Poi dopo i funerali si svolgeva a Roma il passaggio della Campanella a Palazzo Chigi che segnalava l'ingresso di Mario Draghi a Palazzo Chigi. Nella mia scelta c'era doppio valore simbolico: l'affetto e il dolore per Paolo molto lontano da me per idee politiche, ma noi due accomunati da una reciproca e grande stima e simpatia e amore per Napoli. E l'altro fatto simbolico era che con la nascita del Governo Draghi si apriva un capitolo nuovo per il Paese».

Insomma, lei quella campanella per chi l'ha fatta suonare?
«Per tutti, anche per me stesso, bisognava decidersi, quella campanella suona per tutti nel senso che bisogna rimboccarsi le maniche perché Napoli è piombata in una crisi senza precedenti. Poi, che si aprisse una fase nuova a livello nazionale si è visto nei giorni successivi con Draghi che ha fatto un discorso tutto permeato di spirito repubblicano e sul dovere di impegnarsi, di fare ognuno la propria parte. E a me questo ha ricordato molto il Presidente Ciampi. Ed il mio augurio è che chiunque sarà il sindaco sappia e voglia lavorare bene con Draghi. Con l'uomo che si è formato a fianco di Ciampi che per Napoli ha fatto tanto».

Sia più chiaro.
«Ora di fronte al governo e di fronte a Draghi c'è il compito di una grande campagna di vaccinazione contro il Coronavirus superando indubbi ritardi, e una grande campagna di vaccinazione contro il virus sociale, contro l'impoverimento per rilanciare il Paese e riaprire una prospettiva. Come a Roma anche a Napoli si deve aprire una fase nuova. Ed io in questi giorni correndo e camminando per la città ho incontrato tante persone che mi avevano sollecitato alle quali mi sono sentito di dire ora tocca anche a voi».

In che senso?
«Cresce la consapevolezza che la cosa più importante di tutte è mettere Napoli sopra e prima di ogni interesse di parte perché siamo in una situazione senza precedenti. Dunque il fattore decisivo è la piena collaborazione tra tutti. Si deve ricostruire in primo luogo nel rapporto tra nord e sud, abbiamo bisogno gli uni degli altri, nessuna parte del Paese ce la fa senza l'altra o contro l'altra. E si deve ricostruire molto dentro Napoli, ricucire rapporti sociali e civili che si sono rotti. È difficile ma possibile, si tratta di ricreare fiducia e speranza, partecipazione, spostare dall'astensionismo tante persone. E per la prima volta dopo tempo vedo stimoli e corrispondenze da chi da anni non vota più. Questo noi dobbiamo fare spingendo a una crescita della partecipazione attraverso uno spirito civico».

Anche lei rigetta la politica?
«Io mi presento in modo politico e civico. Politico perché fin da ragazzo sono una persona di sinistra, e civico perché sono anche e soprattutto un uomo delle Istituzioni. E dunque mettere l'accento sull'aspetto civico non è una spinta contro la politica ma è in questo momento un modo per rinnovare la politica. È fondamentale che ci sia una larga condivisione. Difficile è la battaglia elettorale e ancor più difficile è il dopo, il governare la città per la difficoltà nella quale è. Però io penso che possiamo farcela a governare e risollevare una città dissestata nelle finanze, nella sua struttura amministrativa che è priva di tante figure tecniche importanti. Una città dissestata anche fisicamente e tutta transennata».

Qual è la sua ricetta per guarire?
«Il primo punto programmatico è la riqualificazione di intere aree e una seria manutenzione ordinaria e straordinaria, rinnovare il progetto Sirena e il dialogo con gli imprenditori e con i sindacati. Prendersi cura della città: questo è il primo dovere di una amministrazione, dalle strade agli alberi, dai trasporti alle sofferenze civili».

Un bel programma, ma il Comune è in dissesto di fatto chi ci mette i soldi?
«La strada maestra è la collaborazione con il Governo nazionale di Mario Draghi e con la Regione di Vincenzo De Luca. Piena collaborazione con Governo e Regione perché servono provvedimenti non solo per Napoli ma per tanti altri comuni e poi servono risorse per la riqualificazione e il rilancio economico. La grande sfida è sapere utilizzare bene le ingenti risorse europee che saranno disponibili ed è altrettanto una grande sfida quella della collaborazione che resta la strada maestra».

Lei ha ricordato che in Comune mancano le professionalità perché l'ente è stato svuotato dalla crisi e dai pensionamenti. Come si rimedia a questo deficit?
«Abbiamo bisogno di una grande squadra di competenze, di forze intellettuali. A Napoli ce ne sono tante e dentro questa squadra che deve stare in tutti i luoghi vitali della città, non solo al Comune, in prima linea al fianco del sindaco forze giovani che stanno a Napoli o che stanno fuori e possono rientrare». 

Ultimo aggiornamento: 16:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA