Antonio De Iesu assessore a Napoli? «Conosco la macchina, i vigili urbani facciano di più»

Venerdì 1 Ottobre 2021 di Luigi Roano
Antonio De Iesu assessore a Napoli? «Conosco la macchina, i vigili urbani facciano di più»

Antonio De Iesu - tra le altre cose ex questore di Napoli e vice capo della Polizia - in città c'è un nuovo allarme sicurezza e lei - se vince Manfredi - sarà assessore con quella delega. Come affronterà questa emergenza?
«Napoli ha criticità rilevanti non da adesso, ma da decenni. Problemi non risolti come una criminalità liquida che è sempre stata affidata a piccole bande malgrado sia complesso il sistema della camorra. L'importante è che ciascuno faccia la sua parte. Le autorità di pubblica sicurezza sono il prefetto e il questore. Poi c'è la polizia municipale che ha innumerevoli funzioni da adempiere e devono essere fatte con efficacia. E pensare che io volevo riposarmi dopo 47 anni di servizio e godermi la pensione».

Chi l'ha corteggiata di più il candidato sindaco Gaetano Manfredi o il presidente della Regione Vincenzo De Luca?
«Manfredi da molto tempo mi ha chiesto di entrare nella squadra, De Luca ho avuto il privilegio di conoscerlo quando era sindaco di Salerno e io questore e le posso assicurare che la stima reciproca è nata sul campo, lui è uno che vuole fare sempre squadra».

Manfredi dice che chi ha avuto dalla città è tempo che ora restituisca qualcosa a Napoli, è così che l'ha convinta?
«Sì, nelle funzioni che si ricoprono bisogna metterci sempre il cuore e io l'ho sempre fatto e a Napoli, la mia città, devo restituire qualcosa perché Napoli mi ha dato tanto. Mi lasci dire che sicurezza non significa solo repressione. Uno dei modelli che più mi piace è quello del quartiere Sanità».

Vale a dire?
«I nostri blitz, la nostra pressione investigativa è stata ed è felicemente accompagnata da un'azione culturale e sociale che sta producendo risultati. Penso al lavoro di don Antonio Loffredo che mi chiese di collaborare per una palestra di boxe che lui mise nella sacrestia. E anche allora ci furono mugugni, ma lo sport strappa i ragazzi dalla strada. Un lavoro poi completato con il Mendicicomio di via Cristallini dove c'è una palestra di boxe della Polizia di Stato. Ci è stato vicino il presidente della Municipalità Ivo Poggiani che ha fortemente voluto il progetto sugli educatori di strada che prevede la possibilità di seguire i ragazzi anche fuori dalla scuola, nei compiti, nelle attività extra, dove lo sport è fondamentale. A dimostrazione che quando si mettono le ideologie da parte e si pensa alla città si possano fare tante cose concrete».

Torniamo alla Polizia municipale: si può dire che deve fare di più?
«Sì, deve fare di più, ma vale anche per le altre forze dell'ordine. Alla Polizia municipale serve una robusta riorganizzazione per farla stare più vicina ai bisogni della città. Bisogna dotarla di mezzi tecnologici avanzati, le multe si fanno con i tablet e questo non può essere un progetto improvvisato. E poi bisogna lavorare sulla leva motivazionale dei vigili urbani. Penso a quei 150 giovani a contratto determinato che stanno in strada, se non li si assume non so come possa andare avanti la Polizia municipale. Manfredi sa benissimo che con un bilancio che è da dissesto di fatto servono contributi del Governo. Per mettere in moto la macchina comunale. E poi con la Regione bisogna collaborare, non averlo fatto è stata una iattura per Napoli».

Cosa vuol dire fare di più quando parla dei vigili e delle forze dell'ordine?
«Mettere dei vigili fissi a un angolo non serve a niente, la gente deve vedere che loro controllano, fanno verifiche, tenere 100 vigili inerti che non esercitano la funzione che non vengono percepiti dai cittadini è sbagliato. La stessa cosa vale per le Volanti della polizia: se ce ne sono due che controllano e fanno verifiche e fermano le persone la gente le percepisce più che 10 auto che girano nel traffico».

A Napoli c'è un problema movida: è una delle cose che maggiormente dividono la città, spesso si consumano violenze inaudite ha idee al riguardo?
«L'equazione magica non ce l'ha nessuno, del resto se ne parla da anni. Si deve trovare un punto di equilibrio tra l'aspirazione legittima dei giovani di aggregarsi e quelle dei residenti che rivendicano il diritto alla tranquillità. Per risolvere questo si doveva pensare prima».

Ma come si fermano le violenze?
«I bar hanno una superficie limitata e i ragazzi non vogliono stare dentro ma fuori, negli spazi esterni che sono allo stesso modo angusti. Sulle violenze abbiamo dei sistemi di videosorveglianza, uno lo abbiamo inaugurato ieri a Chiaia. I giovani devono sapere che sono osservati. E la videosorveglianza è un forte deterrente. È un tema scottante quello della movida che se assumerò la funzione sarà all'ordine del giorno».

Ultimo aggiornamento: 2 Ottobre, 09:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA