Autonomia differenziale, la sinistra radicale contesta il vertice De Luca-Calderoli: «Giù le mani dal Meridione»

«È una secessione dei ricchi, le Regioni che hanno più risorse vogliono maggiore autonomia»

La protesta della sinistra radicale
La protesta della sinistra radicale
di Alessio Liberini
Sabato 10 Dicembre 2022, 07:00
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«Giù le mani dal Meridione» è il coro che si alza dall’esterno di Palazzo Santa Lucia mentre all’interno della sede istituzionale è in corso l’incontro - convocato per discutere di Autonomia differenziata e politiche regionali - tra il governatore della Regione, Vincenzo De Luca e il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli. La visita del ministro leghista a Napoli ha portato con sé anche venti di contestazione. Circa 50 antagonisti, provenienti dalle realtà della sinistra radicale, hanno preso parte al sit-in di protesta convocato dall’Unione sindacale di base e Potere al Popolo per protestare contro «ogni progetto di secessione dei ricchi».

I manifestanti, radunati all’ingresso della Regione Campania con bandiere e striscioni, contestano al duo De Luca-Calderoli il disegno di legge che «potrebbe allargare ancora di più il divario tra Nord e Sud». Tra le rivendicazioni dei dimostranti c’è anche la «difesa del reddito di cittadinanza».

«L’autonomia differenziata – spiega Vincenzo De Vincenzo, segretario regionale dell’Usb Campania – spacca ulteriormente l’Italia dividendo ancor di più il Settentrione dal Meridione e danneggia tutte quelle che sono le questioni di carattere nazionale: dalla scuola alla sanità pubblica».

«Questo – precisa De Vincenzo – farà aumentare il divario sui servizi essenziali che già esiste nel Paese. Allo stesso tempo vediamo l’attacco al reddito di cittadinanza: l’unico strumento che in questo momento – specialmente durante i mesi della pandemia – ha permesso ai poveri di poter sopravvivere. Nel mentre si mette all’angolo persino il salario minimo, oggi accantonato da questo nuovo governo». 

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Per i manifestanti l’autonomia differenziata, difatti, non può che non amplificare ancor di più le disparità tra le famiglie meno abbienti e in difficoltà del Paese con quelle più facoltose. «È una secessione dei ricchi – osserva Giuliano Granato, portavoce nazionale di Pap e membro di Unione Popolare - le Regioni che hanno più risorse vogliono maggior autonomia per gestire una serie di materie che oggi sono di competenza dello Stato aumentando le disuguaglianze sia a livello nazionale che nelle stesse Regioni che chiedono l’autonomia».

«Con l’autonomia differenziata invece di ricucire i divari enormi presenti nel Paese – chiarisce Granato, citando i precari diritti sociali presenti nel Meridione come la scuola, i trasporti e la sanità pubblica che è già di competenza regionale - si allargherà la crepa sociale di cui la povera gente è vittima».

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