Autonomia, la sfida della Campania: ​«Pronto il ricorso alla Consulta»

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Sedersi al tavolo tra governo e Regioni oppure, se l'accordo sull'autonomia con Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna sarà chiuso il 15 febbraio, sarà ricorso alla Corte Costituzionale. Questa la posizione della Regione Campania in vista del completamento del percorso che dovrebbe portare le 3 Regioni del Nord a ottenere la sottoscrizione dell'intesa per l'autonomia. La Campania «accetta la sfida della competizione sulle autonomie e non si sfila, ma tutto deve avvenire nello spirito degli articoli 116 e 119 della Costituzione e della legge 42 del 2009 sul federalismo», spiega all'Adnkronos Franco Picarone, consigliere regionale campano del Pd e presidente della commissione Bilancio del Consiglio regionale della Campania.

In occasione dell'ultima seduta del Consiglio regionale campano, Picarone ha presentato sull'argomento un ordine del giorno che ha incassato il voto favorevole anche dei consiglieri di centrodestra (il gruppo del Movimento 5 Stelle si è astenuto): con l'approvazione del documento, il Consiglio regionale ha impegnato la giunta guidata dal governatore Vincenzo De Luca a rappresentare a tavoli interregionali e nei momenti di confronto con il governo nazionale la necessità che «l'attuazione del regionalismo differenziato sia gestita con equilibrio ed equità», dando inoltre mandato alla giunta di «tutelare gli interessi della Campania e dei suoi cittadini in tutte le sedi, politiche e giurisdizionali, anche mediante l'impugnazione degli atti amministrativi e normativi adottati».

Una presa di posizione decisa con la quale la Campania ribadisce che «devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale i livelli essenziali delle prestazioni e i diritti civili, sociali e costituzionali garantiti per tutti i cittadini in tutte le latitudini della nostra nazione», spiega ancora Picarone, ricordando che «il presidente della Regione ha chiesto di sedersi allo stesso tavolo dove si sta consumando l'accordo. Se il 15 febbraio l'accordo tra governo nazionale e le tre Regioni dovesse essere concluso, il Parlamento si troverebbe di fronte a un documento ad oggi sconosciuto che a scatola chiusa può solo approvare o no, e se fosse approvato non potrebbe essere più cambiato dal Parlamento senza il consenso delle Regioni interessate».

La Campania, prosegue il consigliere campano Pd, «vuole sedersi a questo tavolo perché gli effetti di tale accordo si ripercuoteranno sulle regioni più povere. Se il 15 si chiudesse l'accordo la situazione diventerebbe molto grave, per questo abbiamo chiesto che il percorso si interrompa». Il documento approvato dal Consiglio regionale della Campania inoltre «dà mandato alla giunta di mettere in campo tutte le azioni di tutela giuridica. Se si chiuderà l'accordo l'unica soluzione sarà quella di ricorrere alla Corte Costituzionale per lesione dei diritti sociali e civili previsti dall'articolo 119 della Costituzione. Senza la definizione dei Lep - conclude Picarone - si corre il rischio che tra quale anno ci sarà una non perequazione delle risorse. Neanche ai tempi della legge di Bossi si era arrivati a tanto, mentre oggi si sta tentando un colpo di mano e non c'è un allarme sufficiente sulla questione».
Domenica 10 Febbraio 2019, 16:00 - Ultimo aggiornamento: 11 Febbraio, 07:10
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