Bilancio e servizi, Napoli ultima in Italia per efficienza

Martedì 25 Giugno 2019 di Valerio Iuliano
I Comuni incidono solo in minima parte sul debito pubblico. Secondo uno studio della Cgia di Mestre, presentato ieri a Napoli in un convegno organizzato da Asmel,- l'Associazione per la Modernizzazione e la Sussidiarietà negli Enti Locali- il debito deriva per il 96,3% dalle spese delle amministrazioni centrali. La quota residua spetta a tutte le amministrazioni periferiche e solo l'1,6% del totale viene dai comuni.

Per l'economista Carlo Cottarelli «dal 2014 in poi i tagli agli enti locali sono stati decisamente troppi» e perciò occorre partire da questa considerazione per focalizzare lo sguardo sulla situazione complessiva dei municipi italiani. Ma, al di là delle valutazioni sui bilanci spesso disastrati di molti enti, che, pur non incidendo sul debito pubblico, creano comunque evidenti problemi nei servizi per i cittadini, dallo stesso Cottarelli è venuta fuori un'altra chiave di lettura. «Ci sono dati del Fondo Monetario Internazionale- ha spiegato l'economista - che dimostrano il legame che esiste tra il livello di efficienza della Pubblica amministrazione e quello del settore privato sul piano locale. Nelle aree dove la Pa è più efficiente, si registra una maggiore efficienza anche nel privato. Perciò, con l'Osservatorio dei conti pubblici, abbiamo stilato una graduatoria dei Comuni per livello di efficienza». Un parametro che scaturisce dal confronto tra l'indicatore di spesa e quello di offerta di servizi. «L'indicatore complessivo di efficienza che abbiamo ricavato deriva dalla sottrazione di quello di spesa da quello di offerta, dalla differenza fra i due insomma. Se è positivo, indica naturalmente una migliore efficienza». Per calcolare il livello generale della spesa per servizi è stata redatta, sulla base dei dati della Sose - la società creata dal Mef e da Bankitalia - una tabella con sei voci, pari alle attività di ogni Comune. Si va dallo smaltimento dei rifiuti al funzionamento degli uffici amministrativi, dall'istruzione pubblica alle attività sociali, da quelle inerenti viabilità e territorio alle attività di polizia locale (7,16%). Mentre per il secondo parametro - quello dell'offerta per servizi - sono stati presi in considerazione altri fattori, come la percentuale di raccolta differenziata, il numero dei bambini nelle scuole ed il numero dei complessi scolastici disponibili, fino ad altri elementi come le sanzioni elevate dalla polizia municipale, i fermi ed i sequestri amministrativi.
 
La classifica finale, capeggiata da Cremona con Pisa al secondo posto, vede tra le città più importanti solo Bologna nelle prime venti posizioni. Per trovare Milano e Roma bisogna scendere rispettivamente all'81esimo ed all'83esimo posto. Mentre Napoli figura al 160esimo posto su 170 comuni analizzati. L'indicatore di efficienza del capoluogo campano è nettamente al di sotto di tutte le altre grandi città. Un effetto della scarsa qualità dei servizi. Di tutt'altro segno, invece, i dati sulla spesa pro capite nelle grandi città elaborati dall'Ufficio Studi di Asmel. Rispetto alla media nazionale di 1287 euro registrata dalla Cgia di Mestre nei Comuni con oltre 100mila abitanti, a Napoli la spesa pro capite si ferma a 1119 euro. Una spesa più contenuta, rispetto a quelle di Roma (1411 euro) e soprattutto di Milano (2746). «L'Italia è il paese dei Comuni che rappresentano una grande risorsa - ha detto il sindaco commentando i dati - e che invece sono stati sempre i più penalizzati dalle politiche dei governi succedutisi negli ultimi dieci anni, nonostante siano invece gli unici non responsabili del debito pubblico. Quando la gente vede che non funziona un servizio mica se la prende con i tagli. Se la prende con i sindaci. È tutto voluto», ha aggiunto de Magistris. Nonostante la scarsa incidenza sul debito pubblico, proprio sul comparto dei Comuni si sono abbattute più incisivamente le politiche di spending review, con tagli ai trasferimenti, a partire dal 2010, pari a 8,4 miliardi all'anno, rispetto ai 16 miliardi annui, che erano stati trasferiti nello stesso anno. Ovvero una riduzione del 53% in meno di dieci anni. «Quello che sta accadendo a Napoli è un miracolo laico», ha proseguito il sindaco - «perché con un debito storico spaventoso e pochissime risorse pubbliche è la città che cresce di più per cultura e turismo negli ultimi anni». Sulla riforma della contabilità degli enti locali, che a giudizio di molti amministratori avrebbe reso molto più difficile il loro compito, da Cottarelli arriva una precisazione: «Non è tanto un problema di norme. Se un Comune va in dissesto, deve essere poi la popolazione a decidere». E sugli sprechi in molti municipi è intervenuto il segretario generale Asmel Francesco Pinto: «Per tagliare gli sprechi, invece di accorpare i piccoli comuni, bisogna imporre ai grandi un reale trasferimento di risorse e personale nelle circoscrizioni municipali. È la vicinanza dei cittadini ai centri di spesa che rende i piccoli Comuni virtuosi e vitali». © RIPRODUZIONE RISERVATA