Campania, sbarca dialogo M5S-Pd:
scatta l'ira della Ciarambino

Mercoledì 16 Ottobre 2019 di Adolfo Pappalardo
Se guardi al consiglio regionale di ieri non puoi certo immaginarti un futuro patto Pd-M5s anche in Campania. Anzi. Tra grillini che si spaccano e vanno in ordine sparso e un battibecco tra il consigliere democrat Antonio Marciano e la capogruppo grillina che si trascina sino a sera. Mentre, sul fronte interno del Pd, si registra un piccolo miracolo. Anzi due. Non solo la Federazione di Napoli va a congresso il prossimo 7 dicembre ma ad oggi sembra esserci un accordo di massima su un solo nome: che è quello del trentenne Marco Sarracino, su cui, per evitare l'ennesima guerra interna a pochi mesi dal voto, potrebbero convergere anche il governatore.

 
LO SCONTRO
In Aula, all'ordine del giorno, c'è la discussione del Defrc, il documento economico e finanziario che individua gli impegni strategici dalla giunta regionale in questo ultimo scorcio di legislatura. Ma l'atmosfera si arroventa subito sulle eventuali alleanze, sul modello umbro, tra democrat e grillini. Ma in Campania l'argomento è solo lo spunto per un duello che è ormai tra il governatore e la capogruppo Ciarambino, esponente dell'ala più dura: quella del ministro Luigi Di Maio. E, infatti, l'argomento lo mette in campo la grillina. «Leggo interviste e dichiarazioni di vari esponenti del Pd, da ultimo il consigliere Marciano (al Mattino di ieri, ndr), in cui ci si taccia di pregiudizio nei confronti di De Luca e veniamo invitati a ragionare sui risultati e non sui nomi. Voglio chiarire allora che quando diciamo mai con De Luca non è frutto di pregiudizio, ma la constatazione di una realtà disastrosa che vogliamo cambiare certamente non con chi l'ha determinata». Il duello si apre sull'intervento del consigliere democrat Antonio Marciano che esorta, anche l'opposizione grillina, «a fare una battaglia insieme per rivendicare maggiore attenzione per la nostra Regione, per rivendicare ad esempio, il 34 per cento degli investimenti pubblici nel Sud». Ma in mezzo c'è anche una frecciata alla capogruppo M5s: «La particolare verve della collega Ciarambino dopo due giorni alla Mostra d'Oltremare dove probabilmente oltre alla birra girava altro nei viali....». Apriti cielo. Da qui la richiesta di scuse pubbliche. «Altrimenti - minaccia - mi rivolgerò alla magistratura per difendere il mio nome. Non si permettesse mai più di fare queste allusioni. Voglio le scuse pubbliche». «Niente scuse, basta riascoltare tutto l'intervento, e non uno stralcio, perché si chiarisca il contesto delle frasi pronunciate.
Ma per gli azzurri c'è aria da inciucio: «Tra prese di posizione a favore, occhiatacce all'indirizzo di chi avrebbe voluto votarla e l'imbarazzo generale degli altri colleghi - sottolinea l'azzurra Maria Grazia Di Scala riferendosi alla spaccatura dei consiglieri grillini sulla delibera per l'aeroporto di Pontecagnano -, il dato politico è chiaro: il movimento perde pezzi e De Luca è pronto a raccoglierli». E nell'aula, anche nel Pd, si mormora dei nuovi scenari: il gruppo grillino non è più così compatto. Vedremo.
IL PD
Intanto la Federazione di Napoli è pronta ad andare al voto per scegliere il nuovo commissario dopo i lunghi mesi di commissariamento. Per settimane la vicenda sembrava arenata in attesa che la commissione regionale di garanzia del partito desse il via. Ma dopo 7 mesi non c'è ancora un presidente: da qui l'accelerata del commissario Michele Meta che ieri ha avuto l'ok definitivo dalla commissione nazionale di garanzia. E, quindi, varate date e regolamento: entro il 12 novembre presentazione delle candidature, il 1 dicembre svolgimento dei congressi di circolo e il 7 dicembre assemblea provinciale e proclamazione del nuovo segretario. In campo l'orlandiano Marco Sarracino su convergerebbe tutta l'area Zingaretti napoletana: dagli orlandiani naturalmente passando per l'area Franceschini di Teresa Armato fino agli ex renziani di rito lottiano e gueriniano. Dall'altro lato il governatore De Luca che però stavolta potrebbe decidere di accodarsi. Per evitare una guerra interna a pochi mesi dalle elezioni.
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