Poggioreale, torna
l'incubo sovraffollamento

di Antonio Mattone

Uno psicologo in servizio nella casa circondariale di Poggioreale ha ricevuto intimidazioni da parte di un agente perché non voleva sorvolare su un presunto pestaggio denunciato da un detenuto. Un episodio molto grave che risale al giugno scorso, che è stato reso pubblico solo qualche giorno fa. Una notizia che ha fatto seguito alla reazione dei parenti di Claudio Volpe, il carcerato deceduto il 10 febbraio in circostanze ancora da chiarire, che avevano protestato lanciando bottiglie e pietre contro il cancello dell’istituto e all’interno del parcheggio del personale. Proprio alla vigilia della prima udienza preliminare sulla vicenda della cella zero, nel penitenziario napoletano il termometro sta salendo e si avvertono segnali preoccupanti.

Il penitenziario di Poggioreale ha rappresentato da sempre lo stato di salute del pianeta carcere in Italia. L’aria che si respira all’interno di quelle mura riproduce il clima che si avverte nelle case circondariali del paese. Dagli anni delle rivolte prima della Riforma del 1975 fino alla recente condanna dell’Italia da parte della Corte europea di Strasburgo per trattamenti inumani e degradanti. Cosa sta succedendo oggi nel carcere più grande dell’Europa occidentale e nell’intero sistema penitenziario italiano?
Innanzitutto sta tornando il sovraffollamento. Attualmente sono presenti più di 2400 detenuti, 1000 in più della capienza regolamentare e 700 oltre le presenze che si registrarono dopo lo sfollamento che si ebbe in seguito alla condanna della Cedu.
Mille carcerati in più sono quanti ne può contenere un istituto come San Vittore a Milano. Ma il numero di agenti e operatori penitenziari che dovrebbero seguirli resta uguale ed è avanti negli anni. Solo nella polizia penitenziaria ci sono attualmente 150 unità in meno rispetto a quanto previsto in organico.

D'altra parte nelle 190 prigioni italiane abbiamo superato di nuovo le 60mila presenze, 10mila in più del dovuto. La ricetta del Governo per ovviare a questa criticità è quella poco realistica di costruire nuove carceri. Ci vorrebbero un quinto dei posti al momento disponibili per potersi mettere in regola. Per dare un po' di respiro a Poggioreale si parla di costruire un nuovo penitenziario nella zona di Nola. È una impostazione carcerocentrica della giustizia che trova le sue ragioni nel mantra martellante della sicurezza. Anche se sappiamo che più carcere non significa rendere più sicura la società, perché solo persone realmente cambiate renderanno più tranquille le nostre città e le nostre esistenze. E questo non potrà mai avvenire chiudendo in cella le persone che hanno commesso reati buttando la chiave, ma solo con il difficile e complesso lavoro di recupero verso chi ha preso strade sbagliate.

Un'altra criticità è quella della salute. Bisogna ancora accertare le cause del decesso di Claudio Volpe e, prima di esprimere condanne generalizzate, è da irresponsabili gettare benzina sul fuoco. Tuttavia sappiamo che il sistema assistenziale è inadeguato. Dopo pochi giorni dal suo insediamento, il nuovo manager dell'Asl Napoli 1 Ciro Verdoliva ha visitato il Centro clinico San Paolo e sembra sia rimasto molto colpito dalle carenze strutturali dei locali. Occorre procedere quanto prima alla ristrutturazione del reparto e dotarlo di attrezzature nuove ed efficienti. Ricordo che due anni fa un paziente si ustionò il volto per un corto circuito causato dall'impianto di ossigeno. E poi ci sono gli atavici problemi dei ricoveri ospedalieri e degli esami specialistici, per non parlare delle persone con disagio psicologico e psichiatrico. Infine, bisogna stabilizzare sanitari ed infermieri, perché il continuo turn over non favorisce una adeguata continuità terapeutica e spezza il rapporto fiduciario che si instaura tra medico e malato.

Le tensioni di questi giorni hanno portato gli agenti di Poggioreale ad attuare l'astensione dai pasti della mensa. Una protesta per attirare l'attenzione sulla carenza di organico ma anche per denunciare le minacce che alcuni poliziotti hanno ricevuto sui social.
Bisogna dire che l'episodio dell'aggressione ricevuta dallo psicologo, seppur grave, mi sembra un colpo di coda di un retaggio ormai lontano e per fortuna destinato a scomparire. Conosco molti agenti che svolgono il loro lavoro tra tante avversità e con grande impegno. Un compito gravoso per i turni massacranti a cui sono sottoposti e per la difficoltà a gestire persone non facili. Prima che la situazione degeneri bisogna intervenire per creare le condizioni: solo così Poggioreale potrà proseguire sulla strada del cambiamento. Una politica di sola repressione e la galera senza speranza servono solo ad avvelenare il clima e ad alimentare odio e rancore nella società. Ma ancora di più all'interno delle prigioni. E chi semina vento raccoglierà tempesta, a Poggioreale come nelle altre carceri italiane.
 
Sabato 23 Febbraio 2019, 11:06 - Ultimo aggiornamento: 23-02-2019 11:08
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