«Casoria no plastic town» da aprile ma a sua insaputa

Venerdì 15 Marzo 2019 di Chiara Graziani
Inviata a Casoria

Casoria no plastic town dal primo aprile. Lo chiede l'Europa, come si suol dire. E il commissario prefettizio di Casoria Santi Giuffrè, ex questore di Napoli, ha risposto con un'ordinanza, fra le prime ad adeguarsi alle disposizioni dell'Unione per l'eliminazione da qui al 2021 degli oggetti di plastica monouso. Chiunque venda o distribuisca a qualunque titolo cibo o bevande sul territorio del Comune dovrà adoperare solo contenitori biodegradabili: piatti e bicchieri monouso, buste per le olive, vaschette di cibo da portare a casa, imballi per la frutta dovranno essere a impatto ambientale zero. Su tutto il territorio comunale. Un primo provvedimento, si fa sapere, per aprire la strada ad una rivoluzione delle abitudini e degli stili di vita che dovrà essere ben più radicale e che non è più rinviabile (e sorattutto andrà oltre il territorio di Casoria, in questo caso apripista). Un quarto del peso della spesa che portiamo a casa, ad esempio, è fatto di plastica che getteremo. Eppure l'ordinanza di Giuffrè ancora esclude - e in realtà non potrebbe essere altrimenti al momento - la grande distribuzione con le sue merci da portar via pre-imballate: una filiera nazionale che avrà bisogno di interventi oltre il livello locale. Giuffrè ha messo mano, per cominciare, prevalentemente al settore della ristorazione, anche quella ambulante, degli alimentari di vicinanza e delle sagre che sono di sua competenza territoriale. E la novità, anche se ancora gli esercenti ne sanno poco o nulla, non dovrebbe incontrare difficoltà. Anzi.
 
Ti imbatti, dietro il banco di una grande gastronomia-macelleria, la Caccavale di via Puglie, anche in giovani titolari di esercizio già con la testa nel futuro no-plastic da un pezzo. Antonio, 22 anni, laureando il prossimo 20 marzo in scienza e tecnologia dell'alimentazione alla facoltà di agraria della Federico II (per inciso, fra le più prestigiose d'Europa), serve le clienti in impeccabile divisa bianca. A casa ha già pronta la tesi sull'allevamento del suino pesante, gioiello della norcineria italiana. «Non sapevo dell'ordinanza - dice - non ci è stata comunicata. Ma non vedo il problema. Del resto per chi si occupa del settore la tendenza è chiara da qualche tempo. Le merci di quarta gamma (pietanze preparate, ad esempio ndr) vengono già proposte in contenitori di materiale biodegradabile. Il primo aprile? Ce la faremo. Non siamo impreparati». Antonio, un banco pieno di prodotti ancora confezionati alla vecchia maniera, la vede molto più facile che l'associazione di categoria, la Confesercenti. Con il suo presidente Martino Laezza, già pensa alla richiesta di una proroga: «Difficoltà particolari non ne vedo - spiega Laezza - ma siamo stati consultati un po' troppo a ridosso delle decisioni. Occorrerà slittare qualche mese».

La rivoluzione non si fa in un giorno. Nel take away lungo lo stesso del marciapiedi stessa scena di sorpresa. Firmata il 26 febbraio, l'ordinanza, a ieri 14 marzo, era ignota ai più, se non proprio a tutti. Dietro il banco, con le vaschette per servirsi di bicchieri di plastica, la prima reazione è quasi il panico. Chiarito che basterà cambiare i materiali, la titolare si tranquillizza, almeno ci prova: «Mi dovranno dire cosa devo usare e dove procurarmelo. Ma voi siete proprio sicura?». Un'altra iscrizione al partito della proroga. Spiega la signora Annunziata Rapullino, dello storico caffè Alba - un catering che serve clienti in diverse città d'Italia: «Non è il nostro caso, visto che usiamo già materiali biocompostabili e poca plastica monouso: però credo che chi dovrà passare di colpo al materiale biodegradabile avrà costi che potranno ricadere sui prezzi». Se un bicchiere di plastica costa - poniamo - 10 quelli eco costano cinque volte tanto, è la stima. La signora Annunziata il materiale ecocompatibile lo usa già da un pezzo. E mostra al fotografo le cannucce di carta che fanno parte del corredo eco-compatibile.

La rivoluzione richiederà qualche mese in più. Il rinvio, a sentire gli umori, è nell'aria. © RIPRODUZIONE RISERVATA