Comunali a Napoli, Spinosa: «Città allo sbando,
non farei mai l'assessore»

Venerdì 2 Luglio 2021
Comunali a Napoli, Spinosa: «Città allo sbando, non farei mai l'assessore»

«Fare l'assessore alla Cultura a Napoli? Ora solo un pazzo lo farebbe», sbotta Nicola Spinosa, ex sovrintendente del Polo museale e storico dell'arte con alle spalle studi e pubblicazioni, tra gli altri, sul Barocco napoletano e Caravaggio. Vulcanico, senza peli sulla lingua, si fa una sonora risata alla proposta, lanciata da Vittorio Sgarbi, di fare l'assessore a San Giacomo in un'ipotetica giunta di Catello Maresca. «Se proprio ci tiene, lo facesse lui...», aggiunge.

Professore come vede Napoli?
«Ma è sotto gli occhi di tutti: una città dove ormai non funzionano i servizi minimi. A cominciare dalla raccolta della spazzatura che vedo accumularsi vicino a bar e ristoranti. Dal centro storico al Lungomare sino al Vomero dove abito io. Anche per colpa dei napoletani, sia chiaro, che non hanno rispetto per se stessi. Ma che tristezza vedere una città in queste condizioni. Non è assicurato il minimo e parlare di cultura mi sembra quasi un eufemismo. Anche perché da anni assistiamo a una diaspora culturale...».

In che senso?
«È venuto meno quel tessuto connettivo che in qualche modo era il filo rosso attorno al quale il territorio aveva unità. Poi la riforma Franceschini e il protagonismo dei direttori hanno ampliato il fenomeno. E, quindi, Capodimonte non tiene conto della Certosa di San Martino, palazzo Reale invece del museo Archeologico e così via. Ognuno per contro proprio, tutto sfilacciato. E a Capodimonte più che occuparci delle collezioni facciamo i vaccini alla fagianeria...».

Ma cosa può fare un sindaco?
«Sicuramente ha un territorio enorme per la sua ricchezza ma ha fondi e forze limitate. E poi in questi anni abbiamo assistito a una Regione il cui presidente parla e pontifica in continuazione su tutto e tutti ma non ha mai avuto un assessorato alla cultura dimostrando di non preoccuparsene affatto. Detto questo il prossimo sindaco non può occuparsi solo della normale amministrazione anche se, visto il buco finanziario lasciato da de Magistris, ci vuole un coraggio da incoscienti per guidare palazzo San Giacomo».

La vede così dura?
«Certo. Specie se serve un'esperienza che non può venire, a mio avviso, da chi ha guidato un'università o ha fatto il magistrato. No, serve altro».

Torniamo alla cultura.
«Vedo un quadro nerissimo: non ci sono risorse finanziarie e la cultura costa. E non si fa senza soldi. E il prossimo assessore alla cultura, chiunque sia, deve sapere le risorse che ha. E quando vedrà che non ha nulla? Il problema è grave ma credo che se il prossimo sindaco si impegnasse a lavorare sull'ordinario e tenessimo aperti i musei senza fare tante sceneggiate, sarebbe già un salto notevole. Io mi auguro solo che il prossimo sindaco possa farcela ma ho grande timore se non interverrà lo stato centrale».

Vittorio Sgarbi, in un'ipotetica squadra di assessori di Maresca, proponeva lei per la delega alla Cultura.
«Mi conosce da anni, ho amministrato 7 musei con oltre 600 dipendenti e, scusi l'immodestia, penso di aver lavorato bene. Sgarbi ha riconosciuto le mie capacità ma non ha valutato che io non sto né con Maresca ma nemmeno con Manfredi: non hanno l'esperienza per la sfida che li attende. Senza contare come San Giacomo è ormai una macchina ridotta all'osso e con un apparato minimo. E per di più senza nemmeno un euro in cassa».

Quindi niente da fare?
«Guardi un assessore alla Cultura in queste condizioni non può fare miracoli. Anche ai tempi di Bassolino sindaco ve ne sono stati alcuni, anche se sono miei amici, che non hanno lasciato il segno. E altri che potevano farlo per capacità e conoscenza, penso a Mirella Baracco, non sono mai stati chiamati».

Non sarà solo un problema di fondi e risorse.
«Ho svolto ruoli apicali in Soprintendenza a Napoli per 25 anni e abbiamo portato mostre in tutto il mondo, facendo conoscere questa città. Ora però mi giro intorno e non vedo cosa si possa fare».

Converrà che in anni passati per la cultura i Comuni avevano più fondi.
«Certo ma c'era anche un dialogo tra le forze istituzionali che ora non vedo più. Ora ognuno è arroccato nel suo fortino, compreso ogni singolo direttore di museo napoletano. Io sono andato in pensione nel 2009: da allora scrivo quasi un libro l'anno e mi cercano i musei di tutto il mondo. Da Napoli, invece, dal giorno della quiescenza nemmeno una telefonata per un consiglio o un suggerimento che avrei dato con gioia. Niente. Eppure sono a disposizione a prescindere dalle ideologie. Ma non come assessore, perché sono uno storico dell'arte, non un matto...».

Ultimo aggiornamento: 14:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA