Napoli, rimpasto al Comune:
via 4 assessori, poi secondo round

Lunedì 11 Novembre 2019 di Luigi Roano

Il sindaco Luigi de Magistris tra due fuochi: quello del rimpasto, e queste sono ore decisive - sembra davvero vicinissima la chiusura del cerchio - e quello della sfiducia che si discuterà in Consiglio comunale il 22 novembre. Due temi strettamente collegati che anche ieri - malgrado fosse domenica - hanno tenuto le porte di Palazzo San Giacomo aperte. L'ex pm ha ricevuto assessori e consiglieri comunali per spiegare i cambi che sta per effettuare e tracciare la prospettiva amministrativa e soprattutto politica di qui a fine mandato, vale a dire a giugno 2021.

IL RIMPASTO
Ieri, tra gli altri, a fare visita al sindaco in Palazzo San Giacomo sono stati Mario Calabrese, che ha la delega alle Infrastrutture e ai Trasporti - di fatto già fuori dalla giunta da una decina di giorni come ampiamente anticipato - e Nino Daniele, che ha la delega alla Cultura e ha ben lavorato in questi anni. Ecco, sul rimpasto è tutto pronto, ma su Daniele de Magistris ha qualche dubbio ancora, instillatogli dalla Sinistra che però si ritroverà nella squadra di governo un altro assessore. Tuttavia nel contesto politico attuale - con l'ombra scura della sfiducia - difficilmente si potrà evitare il sacrificio di Daniele. Le proteste dei ribelli - il gruppo dei Verdi, i Riformisti democratici e un pezzo di Agorà - pronti a tutto pur di entrare in giunta, e quell'audio malandrino dei loro dialoghi così volgari e minacciosi, ha complicato maledettamente i piani del sindaco. Trattandosi di un rimpasto politico, senza le forzature dei ribelli de Magistris avrebbe accontentato tutti i gruppi e per lui sarebbe stato più semplice contare su una maggioranza solida il 22 novembre. Oggi - invece - ha il problema di tenere dentro i ribelli e dare soddisfazione a chi lo ha sempre sostenuto. Di qui la via di fuga di un rimpasto bis da fare a fine anno quando presenterà la lista per le Regionali, dove dentro ci saranno almeno un paio di assessori che andranno sostituiti e potrebbero essere recuperati soprattutto i Verdi con Marco Gaudini. Altre poltrone importanti - poi - ci saranno nelle partecipate. Questo il contesto politico dentro al quale il sindaco va comunque avanti spedito perché entro questa settimana presenterà la nuova giunta.

I NOMI
Lo schema è quello che i lettori del Mattino ben conoscono da tempo ed è confermato. Escono 4 assessori: Calabrese, Daniele, Laura Marmorale (Diritti civili) e Roberta Gaeta (Welfare). Entrano tre consiglieri comunali e un ex consigliere comunale. Si tratta di Eleonora De Majo - che dovrebbe avere le deleghe di Daniele - e Luigi Felaco del gruppo demA; della giovanissima Rosaria Galiero di Sinistra in Comune, ma espressione di Rifondazione comunista, e la sorpresona Francesca Menna, ex consigliera comunale del M5S vicinissima a Roberto Fico. Che si dimise dall'assemblea cittadina all'indomani del contratto di governo che Luigino Di Maio firmò con il capo della Lega nord Matteo Salvini. Non a caso, con l'arrivo di questi 4 assessori, il tratto politico distintivo della giunta più marcato è l'antisalvinismo in purezza e l'avversione totale per tutto quello che rappresenta la destra più estrema. Una mossa che il sindaco fa anche in prospettiva delle Regionali e guardando appena un po' più in la, per le Comunali del 2021 dove non potrà ricandidarsi ma prenderà di certo parte alla partita della scelta del candidato e della coalizione.

IL CONCLAVE
Il Comune e il pianeta de Magistris sono una polveriera a tutti i livelli. Gli assessori vorrebbero un conclave con de Magistris, appena chiusa questa vicenda del rimpasto, per chiedere all'ex pm di ridisegnare bene i ruoli politici degli assessori. A partire dal vicesindaco Enrico Panini. Secondo molti big della squadra di de Magistris il doppio ruolo di vicesindaco con un mare di deleghe tra cui quella al Bilancio e di segretario nazionale di demA non giova alla serenità della giunta. Lo stesso discorso vale per la sua maggioranza, i consiglieri comunali vorrebbero dal sindaco parole sicure sulla prospettiva politica di qui al 2021 e garanzie che dopo la ribellione di qualche settimana fa per le poltrone, non ci siano tra le fila arancioni figlie e figliastri. Tra il gruppo demA e i Verdi e Riformisti e Agorà - tanto per dirlo chiaramente - sono volate parole grosse. La ferita va chiusa perché de Magistris senza questi gruppi consiliari il 22 rischierebbe molto per quello che riguarda la sfiducia, in caso di voto contrario per lui sarebbe la fine della carriera politica.

Ultimo aggiornamento: 12 Novembre, 07:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA