Comune di Napoli, incubo dissesto: si rischia la bomba sociale

Domenica 21 Novembre 2021 di Adolfo Pappalardo
Comune di Napoli, incubo dissesto: si rischia la bomba sociale

Non è solamente una mera questione di conti e numeri quella del maxi debito di Napoli. Perché in questi giorni, tra Roma e Napoli, la leva per riuscire a individuare un intervento finanziario per palazzo San Giacomo è dettata anche da timori di ordine sociale. E dichiarare il dissesto, forse la soluzione più facile, rischierebbe di farla deflagrare. «La grave situazione finanziaria del Comune di Napoli è all'attenzione del governo e ogni valutazione o iniziativa anche normativa verrà effettuata con il necessario coinvolgimento dell'amministrazione comunale», ha spiegato non a caso l'altro giorno rispondendo al question time Luciana Lamorgese, ministro proprio dell'Interno.

Il maxi debito ammonta a 4,9 miliardi, 250 milioni in più rispetto al 2019. È tutto scritto nel bilancio consolidato andato in Consiglio qualche giorno fa. Tecnicamente è già un dissesto a tutti gli effetti ma ufficializzarlo, questo è il timore, potrebbe scatenare effetti disastrosi. Ne hanno discusso, in questi giorni, il sindaco Manfredi e il gruppo ristretto di assessori che segue più da vicino la vicenda. E sono arrivati alla stessa conclusione: non si può dichiarare il dissesto serve una manovra di salvataggio. «Meglio, in quel caso dare in blocco le dimissioni», hanno ragionato l'ex ministro e i suoi. Per un motivo molto semplice: ad oggi decine e decine di aziende, grandi e piccole, sono andate avanti con i crediti di San Giacomo da incassare. Sono diventati moneta per farsi anticipare linee di credito preziose da banche e società di leasing. E dichiarare ufficialmente il dissesto significa azzerare all'istante del 70 per cento tutte quelle anticipazioni. In piedi rimarrebbe appena il 30 per cento del credito vantato ma con procedure quasi impossibili, e lunghissime, per recuperare il dovuto.


Non sarà, forse, il problema delle grandi aziende ma di quelle piccole sì. Da quelle che si occupano di manutenzioni varie passando per cooperative sociali che da un giorno all'altro con la scure di crediti diventati carta straccia potrebbero fare solo una cosa: licenziare dipendenti e collaboratori. Da qui, dal timore di questo scenario, si fonda la consapevolezza di non poter dichiarare il dissesto. Perché si aprirebbero, è il caso delle cooperative, decine e decine di vertenze senza soluzione. Lavoratori a casa a centinaia e il rischio, quindi, che si inneschi un nuovo dramma sociale in una città già martoriata come Napoli. Aspetti discussi anche a Roma al Viminale e, di rimbalzo, nelle riunioni serali che Manfredi tiene con i suoi dove si fa il punto delle evoluzioni del tavolo del Mef. A cominciare dall'assessore al Bilancio Baretta che segue da vicino la situazione.

Problemi enormi che si aggiungono ai nodi di ordinaria amministrazione dove diventa difficilissimo risolvere anche le emergenze. Proprio per il clima di sfiducia che spinge le aziende a non voler avere a che fare con il Comune per la difficoltà nel pagare. È il caso, siamo a ottobre, dei lavori di somma urgenza per far riaprire in sicurezza la galleria Quattro giornate ed evitare la completa paralisi della città. Tutto risolto, con enormi difficoltà, in 72 ore. Ma con il paradosso che due giorni furono spesi solo per individuare una ditta disposta ad eseguire il lavoro. Molte infatti, scoperto il committente, si sono immediatamente defilate. Per evitare di proseguire nella trafila dei crediti insoluti di palazzo San Giacomo.

«I prossimi giorni saranno importanti perché il nostro obbiettivo è la Finanziaria. L'assessore Baretta sta lavorando per trovare quel mix di soluzioni, in perfetto concerto con il Governo, che possano dare una risposta ai problemi della città», spiega ieri mattina il sindaco Manfredi. Come? Con lo scorporo del debito accumulato, da affidare ad un commissario? «Si stanno valutando varie soluzioni. Per noi l' importante è l' effetto, che ci consenta di salvare Napoli dal dissesto e di migliorare i servizi», spiega il sindaco che spera solo negli emendamenti alla Finanziaria, l'unica strada, che potrebbero dare una mano. Ma almeno non si parla più del passato. «In 10 anni non si è fatto nessun passo avanti sul tema finanziario», è infatti l'unico commento di Manfredi sul suo predecessore.
 

Ultimo aggiornamento: 22 Novembre, 11:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA