Comune di Napoli, caos riscossione: stop alla società esterna, a rischio 400mila cartelle

I giudici tributari: «Napoli obiettivo valore non ha i requisiti per incassare dai morosi»

Palazzo San Giacomo sede del Comune di Napoli
Palazzo San Giacomo sede del Comune di Napoli
di Luigi Roano
Sabato 25 Maggio 2024, 22:50 - Ultimo agg. 26 Maggio, 11:21
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Quattrocentomila cartelle esattoriali hanno inondato negli ultimi 3 mesi tutte le famiglie napoletane, ma rischiano concretamente di diventare carta straccia, sono quelle inviate da “Napoli obiettivo Valore” la società per la riscossione coatta di Imu, Tari e contravvenzioni al Codice della strada del Comune. «Le tasse - il motto della società retta da Luca Bianchi - non sono buone o cattive ma giuste». Tuttavia “Napoli obiettivo valore” è stata bloccata dalla giustizia tributaria perché non ha i requisiti per fare il lavoro che fa - notificare e incassare - in quanto non iscritta agli albi dei concessionari.

Il portafogli che “Napoli obiettivo valore” ha avuto dal Comune supera i 2 miliardi cioè il non riscosso negli ultimi 10 anni per quello che riguarda Imu, Tari e multe.

Un pasticcio grande, assai grande tanto che appena 48 ore fa - dopo una serie di ricorsi persi dalla società e di ricorsi dove non ha perso ma nemmeno ha vinto - la Corte di giustizia tributaria di primo grado di Napoli ha rimesso tutto in mano alla Cassazione.

Per una serie di motivi precisi. Il primo, la mancata iscrizione all’albo dei concessionari perché quelli di “Napoli obiettivo valore” hanno dato per scontato che essendo la “società veicolo” di Municipia, la reale aggiudicatrice della gara indetta dal Comune di Napoli per la riscossione coatta delle tasse, avesse gli stessi poteri del suo socio unico appunto Municipia per una specie di proprietà transitiva. In seconda battuta - non per importanza - «Napoli Obiettivo Valore ha un capitale sociale di 1.387.062,00 milioni di euro e, quindi, inferiore alla soglia di 5 milioni prevista dalla legge».

E questo determina quanto segue: «L’esistenza di un capitale sociale della società veicolo inferiore a quanto previsto si risolve in una diminuzione della garanzia patrimoniale generica della società concessionaria rispetto a quella voluta dal legislatore, che, nel prevedere un determinato capitale sociale persegue lo scopo evidente di assicurare una certa solidità economica e finanziaria della società di accertamento e riscossione tributaria e ciò in considerazione dei fondamentali interessi costituzionali».

Nella sostanza sono i diritti dei cittadini che di fronte a un fisco che ha potere impositivo sarebbero ancora più deboli in caso di richiesta di risarcimento. In questo contesto di difficile interpretazione dei poteri della “società di progetto” o “società veicolo” di Municipia la Corte tributaria lancia la palla nel campo della Cassazione e sospende tutti i processi in atto della Società inclusa la lavorazione delle cartelle esattoriali cioè la riscossione.

«Dica la Corte di Cassazione - si legge nel dispositivo - se in materia tributaria sia validamente ed efficacemente costituita una “società di progetto” avente ad oggetto l’accertamento e la riscossione fiscale, non iscritta, perché impossibilitata a farlo, sia nell’albo previsto sul presupposto che essa mutui dalla società aggiudicataria, iscritta nell’albo predetto e socia unica della società di progetto, i requisiti di legge».

Achille Moretti - manager della Società - fa sapere che «non ci sono sentenze contro ma solo visioni diverse». Dunque confida legittimamente nella Cassazione. Tant’è la sostanza del pasticcio non cambia: si blocca tutto e c’è il rischio che lo stallo possa durare mesi atteso che la Cassazione ha i suoi tempi che non sono rapidissimi vista la delicata natura delle decisioni che deve prendere.

E dire che la Società nei primi 3 mesi di lavoro ha portato già nelle casse di Palazzo San Giacomo 35 milioni. Rispetto al debito di due miliardi: Tari 800 milioni, 770 multe, 250 Imu e 70 Cosap e canoni per la pubblicità. C’è un piano decennale di lavoro dove si è consapevoli che recuperare due miliardi è sostanzialmente impossibile ma si accarezza l’idea di recuperarne la metà.

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