LUIGI DE MAGISTRIS

Comune di Napoli, avanza il default
M5S: «L'era de Magistris è finita»

Lunedì 3 Agosto 2020 di Luigi Roano

Domani e mercoledì in Consiglio comunale - nella storica sede della Sala de Baroni - il sindaco Luigi de Magistris si gioca la possibilità di terminare la conisilatura in modo naturale o finirla anticipatamente e in maniera traumatica. Si discute il consuntivo del 2019 gravato da 2,7 miliardi di debiti e non ha una maggioranza politica cosa di cui è a perfetta conoscenza. È partita la caccia ai voti - ne servono 21 per fare iniziare la seduta - e altrettanti per approvare il bilancio. Non servono 21 «sì», ne basterebbero 11 ma con almeno 10 «no» perché il tema è mantenere il numero legale atteso che dal punto di vista politico l’era arancione è chiusa già da un bel pezzo. Una missione difficile, ma non impossibile per de Magistris che sulla carta può contare su 18 voti sicuri, ne mancano 3 che nelle ultime sedute sono arrivati da Italia viva da dove però giungono segnali negativi. «Bilancio invotabile noi usciremo dall’Aula» racconta il capogruppo Carmine Sgambati. Come dal M5S che con Roberto Fico che - per ora - sembra sfilarsi dalla partita a candidato sindaco, ha pochi dubbi: «L’era de Magistris è finita e noi come abbiamo sempre fatto non voteremo il bilancio e usciremo dall’Aula». Mentre da Fi arriva una sorta di mano tesa con il capogruppo Stanislao Lanzotti: «Gli unici a pagare il conto, salatissimo, della eventuale bocciatura del bilancio sarebbero i creditori napoletani che con l’arrivo di un commissario vedrebbero decurtati i loro crediti». 

LE POSIZIONI
In questo pesante contesto come si muoveranno i consiglieri comunali? Matteo Brambilla del M5S è caustico: «Questo rendiconto - dice - è il fallimento amministrativo e politico della maggioranza, che lascerà in eredità per altri 25 anni debiti molti dei quali generati nei due mandati de Magistris. Non riescono a garantire dei servizi minimi dignitosi. La stagione di demagogistris e della sua variopinta maggioranza volge finalmente al termine. È ora di ricostruire questa città partendo dal rapporto cittadini istituzioni, che ha visto in questi anni aprirsi un solco tra chi non era amico dell’amministrazione e chi doveva governare la città». Da Iv arriva la voce di Sgambati: «La politica è un’attività relazionale, fatta di collaborazione: diversamente intelligenza e buona volontà non danno frutto. Da troppo tempo l’orizzonte è del tutto assente. Non c’è continuità tra le azioni, non ci sono percorsi, non c’è un disegno, un passato, un futuro. Io la collaborazione l’ho sempre cercata: ho sempre messo a disposizione un’idea di futuro migliore ricevendo in risposta ottusaggini burocratiche, contraddizioni e silenzi imbarazzanti. Per tutte queste ragioni soprattutto politiche questo bilancio consuntivo è assolutamente invotabile». Arriviamo a Fi e Lanzotti: «Il nostro ragionamento parte dal presupposto che per mandare a casa de Magistris abbiamo proposto la raccolta firme per andare subito al voto e molte forze di governo, complice l’interesse elettorale per le regionali non hanno accettato. Oggi la situazione è diversa: gli unici a pagare il conto della eventuale bocciatura del bilancio sarebbero i creditori napoletani. Inoltre, vale la pena ricordarlo, ad oggi non ci sono più le condizioni di legge per votare a settembre ed in ogni caso si arriverà a scadenza naturale arriverebbe al massimo un commissario. Valuteremo in Aula la soluzione migliore».

Cosa significa? «Fi non farà regali - conclude Lanzotti - ma con serietà cercherà di dire la sua con particolare attenzione al patrimonio immobiliare del Comune che può e deve essere l’asset principale del futuro riscatto economico della nostra città». Sul fronte Pd si fa è categorico il capogruppo Aniello Esposito: «Noi non faremo da stampella al sindaco che ha trascinato Napoli nel baratro. Non solo non voteremo mai questo rendiconto, ma non saremo presenti in Aula al momento della conta».

Ultimo aggiornamento: 15:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA