Condono fiscale, stop del Comune di Napoli: «Norma ingiusta»

Venerdì 29 Marzo 2019 di Enrica Procaccini
Condono fiscale, stop del Comune di Napoli: «Norma ingiusta»

I napoletani possono dire addio al mini-condono sulle liti fiscali previsto nell'ultima Finanziaria. L'assessore al Bilancio Enrico Panini fa scattare il disco rosso e carica a testa bassa il governo: «Vogliono fare la sanatoria con i nostri soldi. Siamo di fronte a una norma profondamente iniqua perché, per la prima volta, si interviene autonomamente riducendo i fondi dei Comuni». Una doccia gelata per chi attendeva l'agevolazione per fare pace con il fisco locale. Niente da fare, le controversie faranno il loro corso nelle aule della giustizia tributaria.
 
A pochi giorni dalla scadenza, fissata al 31 marzo per l'adesione di Palazzo San Giacomo alla cosiddetta definizione agevolata, l'amministrazione scopre che la rottamazione delle cartelle esattoriali è troppo onerosa per le sue casse: gli uffici tecnici paventano un minore introito stimato tra i 15 e i 20 milioni di euro, cifra da stralciare dai residui attivi del bilancio. «Questa pace fiscale - spiega al Mattino Panini - è molto diversa dalle precedenti sanatorie perché prevede il taglio della quota capitale e non solo la riduzione di interessi di mora e sanzioni. Uno sconto insostenibile per un Comune in predissesto».

Il mini-condono interessa tutti gli accertamenti pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in Cassazione e anche a seguito di rinvio. Con le precedenti sanatorie, il contribuente, però, pagava integralmente l'importo del tributo. «Ora invece - spiega Panini - si paga il 40% del dovuto se il contribuente ha vinto in primo grado, il 15% se ha vinto in secondo grado, il 5% se è in attesa del giudizio in Cassazione. Tradotto in soldoni, Roma vorrebbe fare la pace fiscale con i soldi dei singoli Comuni e questo pone un problema economico insormontabile», spiega l'assessore compiendo una virata a U. L'11 marzo, nemmeno venti giorni fa, infatti, sollecitato in conferenza dei capigruppo da Domenico Palmieri (Napoli Popolare), il vicesindaco aveva assicurato il disco verde alla rottamazione delle controversie, scandendo le tappe: gli uffici stavano stilando il regolamento, la giunta lo avrebbe deliberato entro il 15, il Consiglio comunale, convocato per approvare le cosiddette delibere propedeutiche del bilancio preventivo, l'avrebbe approvato entro fine mese. Un timing impeccabile. Ma, conti alla mano, il Comune ha ingranato la retromarcia, probabilmente rinfrancato dall'anticipazione di liquidità di cassa per 200 milioni di euro attesa da Cassa Depositi e Prestiti per aprile. Soldi freschi che possono compensare il mancato cash assicurato dalla rottamazione.

E ora che succede? Come la prenderanno i napoletani? Panini smorza le polemiche: «Questa non è la prima sanatoria. Hanno già avuto negli anni scorsi l'occasione per chiudere le liti fiscali pendenti. Se non lo hanno fatto - allarga le braccia - è perché hanno deciso di proseguire convintamente sulla loro strada. Intervenire sulla somma attesa dall'amministrazione significa determinare una situazione impraticabile per i Comuni». Il dietrofront del Comune lascia l'amaro in bocca alle opposizioni. «Una retromarcia sconcertante - dice Palmieri - che nega ai napoletani, già vessati dalla imposte locali più alte d'Italia, un'opportunità importante. Ritengo, inoltre, non affidabili le cifre fornite perché il Comune non ha una banca dati del contenzioso tributario in atto».

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