Consiglio comunale di Napoli, non bastano le dieci firme dell'opposizione per mandare a casa de Magistris

Mercoledì 3 Giugno 2020

Davanti a un notaio nell'Antisala dei Baroni del Maschio Angioino di Napoli, alcuni consiglieri comunali di Napoli dei gruppi di opposizione stanno presentando le firme per le dimissioni. In caso di raggiungimento del numero di 21 firme, il Consiglio comunale di Napoli sarebbe sciolto, ponendo così fine all'amministrazione di Luigi de Magistris, in carica da giugno 2011. Il primo a firmare è Stanislao Lanzotti, capogruppo di Forza Italia, seguito da Marco Nonno e Andrea Santoro di Fratelli d'Italia, Domenico Palmieri del gruppo Napoli Popolare e Aniello Esposito, capogruppo del Partito democratico. Dal momento in cui viene protocollata la prima firma, ci saranno cinque giorni di tempo per consegnarle rendendo effettive le dimissioni. Quest'ultimo passaggio, hanno fatto sapere i consiglieri di opposizione, avverrà solo in caso di raggiungimento delle 21 firme. Difficile, molto difficile. Se è vero che domani dovrebbero arrivare le firme di Mara Carfagna e Salvatore Guangi di Forza Italia e di Federico Arienzo del Pd, oggi «indisponibili» per vari motivi, 10 resta un numero che appare troppo lontano da quel 21 «magic number» perché venga decretato lo scioglimento del Consiglio. I consiglieri del Movimento 5 Stelle si sono chiamati fuori bollando l'iniziativa come «sfiducia elettorale» e rinviando l'opposizione a votare contro il bilancio da approvare entro fine giugno, mentre i tre consiglieri di Italia Viva Carmine Sgambati, Gabriele Mundo e Manuela Mirra aspettano il raggiungimento delle 18 firme prima di apporre le proprie. Anche i tre del gruppo «La città» Roberta Giova, Alessia Quaglietta e Diego Venanzoni si sono smarcati dall'iniziativa, preferendo una sfiducia «politica». A questi dovrebbero infine aggiungersi tre consiglieri fuoriusciti dalla maggioranza. Una serie di circostanze che appare difficile se non impossibile. 

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Il fronte dell'opposizione non si è però mostrato compatto durante la seduta del Consiglio comunale, con un battibecco in particolare tra Lanzotti e Matteo Brambilla del Movimento 5 Stelle, che ha parlato di «sfiducia elettorale» e non politica, richiamando i colleghi a far cadere l'amministrazione «sul rendiconto da approvare entro il 30 giugno e che sancirà il fallimento di questa amministrazione». 

Dal canto suo, il sindaco ostenta sicurezza: «Provo un po' di amarezza per il dibattito che ho sentito, amarezza non personale ma per la città - dice - In questo momento, al di là delle comprensibili contingenze politiche, la città non capirebbe un dibattito fondato su posizionamenti politici, dimissioni e sfiducia. Se si dovesse andare in questa direzione sarebbe una sconfitta del Consiglio comunale di Napoli - aggiunge de Magistris - Io però ho fiducia che si possa andare avanti, perché la città ha bisogno di un Consiglio comunale che operi sulle delibere. C'è una maggioranza e un'opposizione, ma in questi momenti così drammatici c'è una città e ci sono gli eletti del popolo. Se oggi il Consiglio comunale dovesse uscire con un documento unitario con il quale ci presentiamo alla città e anche al Parlamento e al governo, io penso che sarebbe una bella pagina dalla terza città d'Italia e dalla capitale del Mezzogiorno». 

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Finisce così, con la seduta sciolta per mancanza di numero. L'aula stava discutendo la prima delibera all'ordine dei lavori relativa all'acquisizione al patrimonio comunale di alcune aree residuali di proprietà privata per la realizzazione del Parco della Marinella quando il consigliere Brambilla ha chiesto che si procedesse con il voto per appello nominale a cui hanno risposto soltanto in 20 consiglieri. Esito che ha decretato l'impossibilità a proseguire con il resto delle delibere in programma vista la mancanza di numero legale in aula. 

Ultimo aggiornamento: 18:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA