«Coronavirus in Campania, da metà maggio l'emergenza sarà finita»

Giovedì 2 Aprile 2020 di Paolo Barbuto

Racconta ogni dettaglio di un lavoro che l'ha travolto più di due mesi fa: la creazione di un algoritmo per seguire l'andamento dei contagi. Alessandro Parrella, dirigente medico infettivologo al Cardarelli proprio con il suo metodo di previsione è diventato punto di riferimento per la Regione Campania: i suoi grafici sono stati determinanti per non farsi trovare impreparati; hanno permesso di sapere in anticipo quanti posti letto sarebbero stati necessari hanno consentito di comprendere per tempo che bisognava chiedere alla gente di restare a casa. Adesso, però, ogni cittadino pensa a una sola domanda da fare all'uomo dell'algoritmo...
 


Dottor Parrella, quando finirà l'emergenza? Quando torneremo alla vita normale?
«Guardi che l'algoritmo non serve a fare previsioni, serve solo ad analizzare l'andamento dell'epidemia e a ipotizzarne gli sviluppi per garantire le corrette contromisure».

D'accordo, ma fino ad ora non ha mai fallito nelle previsioni. Ci dica quando finirà tutto.
«Facciamo un patto. Io ipotizzo una data ma nessuno deve considerarla ufficiale perché dipende da tante cose».

D'accordo, ci dica una data.
«Tra metà maggio e inizio giugno potremmo essere alla situazione in cui oggi è Wuhan con un graduale ritorno alla normalità. Ma non è detto».

Da cosa dipenderà?
«Dalla capacità di mantenere le stesse distanze sociali di oggi. Se anche solo una piccola porzione di persone iniziasse a cambiare abitudini, ad andare per strada, le previsioni cambierebbero immediatamente. Del resto l'algoritmo segue quel che accade nella realtà, ne fa una fotografia e la proietta verso il futuro».

Quanto sbaglia il suo algoritmo?
«Devo dire che fino ad ora si è rivelato di una precisione estrema. Ed è un lavoro iniziato prima ancora che l'epidemia raggiungesse l'Italia».

Cioè lei ha iniziato quando non c'era nessun contagio?
«Diciamo che la questione è meno avventurosa perché noi, soprattutto a Napoli, siamo abituati a questo tipo di previsioni».

Dice davvero? A Napoli c'è costantemente attenzione alla diffusione dei contagi?
«Diciamo che con inusitata frequenza corriamo dietro alla diffusione di contagi, in particolare per l'epatite A che, con frequenza, torna a manifestarsi. Colpa dei frutti di mare...».

E cosa fate?
«Capita con cadenza quasi annuale. Facciamo in misura estremamente ridotta quel che si fa oggi su scala globale. Identifichiamo i pazienti con l'epatite, cerchiamo chi è stato in contatto con loro, isoliamo le persone probabilmente contagiate».

Lo fate con numeri infinitesimali rispetto a quelli di oggi.
«Però il percorso è esattamente identico».

Quand'è nato l'algoritmo che oggi prevede gli sviluppi del coronavirus in Campania?
«È nato a gennaio mentre esaminavo la diffusione del virus in Cina. Fin dall'inizio avevo ipotizzato l'arrivo in Italia e in Campania. Se va a cercare negli archivi troverà una ordinanza della Regione Campania sul tema del coronavirus datata 6 febbraio quando in Italia nessuno pensava a questa vicenda».

Poi i numeri sono cresciuti e il suo lavoro è diventato determinante.
«Ma prima di andare avanti voglio sottolineare che il modello è stato esaminato e validato da una struttura universitaria. Se ne sono occupati il professor Salvatore Rampone e l'ingegnere Valerio Morfino del dipartimento di Diritto Economia Management e Metodi quantitativi di Unisannio».

È necessaria la validazione?
«Serve a dare concretezza al lavoro, a chiarire che l'algoritmo non è costruito in maniera sbagliata. La verifica si effettua applicandolo ad altri casi, dei quali si conoscono gli esiti, per capire se le previsioni sono attendibili».

E il suo algoritmo è attendibile?
«Negli ultimi giorni è preciso in maniera impressionante. Ma lo è stato fin dall'inizio. Ha consentito alla Regione di non farsi trovare impreparata di fronte agli aumenti di necessità sul fronte dei posti letto negli ospedali, nelle terapie intensive».

C'è stato un momento in cui il sistema ha fallito?
«Siamo andati in crisi dopo il 9 marzo, il giorno dei grandi rientri dal Nord. Quel movimento imprevisto di persone ha messo in crisi le previsioni, c'è stato bisogno di riadattare tutto. Anche la diffusione nelle case di riposo crea difficoltà di previsione».

Ci pensa un computer?
«Guardi che non è solo questione di numeri. Prevedere l'andamento del virus è la parte finale di un intenso lavoro di squadra che inizia dal personale che va sui luoghi dove vengono segnalati i contagi, passa per la realizzazione di tamponi, il recepimento dei dati. E poi c'è sempre la fase più importante che è quella delle decisioni. Devo dire che qui in Campania siamo fortunati perché il governatore De Luca è capace di affrontare ogni questione con il piglio giusto, senza badare al tornaconto personale ma al bene della comunità. Anche se si tratta di prendere decisioni che sembrano impopolari».

In che fase siamo della diffusione del contagio?
«Siamo al picco, durerà un po', poi inizierà a scendere e, lo ripeto, la conclusione rapida dipenderà solo dal rispetto rigoroso delle norme. Bisogna restare a casa il più possibile finché ci verrà chiesto».

E quando tutto sarà finito?
«Non credo che ci sarà un momento in cui tutto sarà finito, almeno fino a quando non ci sarà un vaccino».

Dunque l'isolamento dovrà continuare?
«Bisognerà fare attenzione. Evitare sempre e comunque gli assembramenti. Per lungo tempo».

Pensa anche lei che in autunno il virus potrebbe esplodere nuovamente?
«Potrebbe accadere, ma io voglio essere ottimista e pensare che per quei giorni avremo già un vaccino a disposizione». 

Ultimo aggiornamento: 13:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA