Cosa rossa, in campo anche Bassolino: «Pronto a dare una mano»

di Paolo Mainiero

«Vado per ascoltare», chiarisce. Da «senza partito per la prima volta in vita mia» quale si ritrova dopo essere uscito dal Pd, Antonio Bassolino sarà oggi a Roma all'assemblea nazionale della sinistra che incoronerà Pietro Grasso leader. «Sono stato invitato», dice. Non è una ripartenza, perchè la sinistra è sempre stato il suo mondo. «Partecipo con piacere, con le mie idee», scrive su Facebook, e sono le idee di chi pensa che il lavoro resti il principale referente sociale. «L'augurio - sostiene - è che cresca un soggetto radicato nel mondo del lavoro, aperto ad altre forze sociali e culturali di rinnovamento, impegnato nella costruzione di un nuovo e largo centrosinistra».

La rottura con il Pd è stata traumatica ma non improvvisa. Da tempo il rapporto si era sfilacciato; soprattutto il rapporto umano, quello che, per uno cresciuto nel Pci, fa davvero la differenza in un partito. Da Roma il silenzio è stato assordante, se si escludono telefonate dovute a rapporti personali. Meglio allora tagliare definitivamente il cordone ombelicale e rifugiarsi a sinistra non per una operazione nostalgia ma per provare a unire. A unire partendo da un'altra prospettiva, con la consapevolezza di chi sa che è ormai tardi per costruire un'alleanza con il Pd. Troppo logori i rapporti personali, molto ampie le distanze politiche, e poi quella legge elettorale che per Bassolino ha nel voto di fiducia il peccato originale. Perchè blindare la legge, è la sua riflessione, ha impedito di inserire almeno il voto disgiunto che avrebbe potuto consentire un'alleanza elettorale come fu la desistenza ai tempi del Mattarellum.
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Domenica 3 Dicembre 2017, 11:04 - Ultimo aggiornamento: 03-12-2017 11:04
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