Crac al Comune di Napoli, il soccorso a de Magistris dilania il Pd: «Una sciagura»

Mercoledì 12 Febbraio 2020 di Luigi Roano
La querelle politica sull'emendamento nel Milleproroghe cosiddetto salvaNapoli, che consentirebbe di spalmare il surplus di debito del Comune di un miliardo in 15 anni a partire dal 2021 per ora resta fermo in Commissione Bilancio alla Camera. Nel senso che probabilmente solo oggi se ne discuterà, si tratta dell'articolo 39 bis, perché la Commissione è bloccata sul caso «prescrizione». Tempo utile per alimentare una polemica che sta dividendo a livello locale tanto il Pd quanto il M5S, i due partiti che hanno proposto un atto che sta facendo discutere. Dovesse passare - come sembra - eviterebbe al sindaco Luigi de Magistris di dichiarare il dissesto finanziario, non l'unico primo cittadino del Paese a essere in queste condizioni. Certo il più famoso e con il debito più grosso: 2,7 miliardi. Pagare dal 2021 significa non solo evitare di rifare il piano di rientro subito, cosa che implicherebbe il rifacimento del bilancio, ma anche che nel 2021 l'attuale amministrazione andrà in pensione e si va al voto. In buona sostanza, de Magistris e la sua giunta imposterebbero il nuovo piano per chi siederà sulla poltrona principale di Palazzo San Giacomo l'anno prossimo e nulla più.

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In questo contesto nel Pd non mancano diatribe interne soprattutto mosse da esponenti del partito molto vicini al governatore uscente Vincenzo De Luca. È il caso del consigliere regionale Antonio Marciano che su fb scrive: «Non so se staremo nello stesso campo per le prossime elezioni regionali in Campania. So di certo che questa intesa Pd-M5S per sostenere nel Milleproroghe un emendamento che fa male a Napoli ed ai napoletani e salva solo un cittadino, de Magistris, è un ulteriore errore politico» sentenzia. La senatrice ed ex consigliera comunale Valeria Valente è sullo stesso crinale, ma con più cautela: «Il gioco purtroppo è sempre lo stesso - scrive anche lei su fb - ricattare le forze politiche presenti in Parlamento affinché, per evitare la procedura di dissesto, salvino de Magistris e i suoi collaboratori dall'onta di aver procurato il fallimento dell'ente e dalle pesanti sanzioni che ciò comporta». E ancora: «Ma a causa delle condizioni disastrose in cui l'amministrazione ha ridotto la città e degli ormai inesistenti margini di manovra sul bilancio per garantire i servizi minimi ai cittadini, il dissesto finanziario presenta ormai più opportunità che controindicazioni per i napoletani». I due dem esprimono lo stesso punti di vista dei due consiglieri comunali del M5S Matteo Brambilla e Marta Matano.
 

Al di là delle critiche politiche resta il tema di fondo che il piano di rientro del debito del Comune è risultato un autentico flop nel suo punto principale, vale a dire la dismissione del patrimonio immobiliare. Piano dal valore di un miliardo e mezzo che invece ha prodotto pochi spiccioli. Di qui le pesanti censure della magistratura contabile. Negli ultimi 4 anni a fronte di 25mila immobili messi sul mercato il Comune ne ha venduti solo 124 incassando poco meno di 4,5 inseriti nel bilancio 2018. Per il 2019 la previsione di incassi era 126,3 milioni con zero incassi. Per l'anno in corso 50 milioni. La sostanza è che al momento c'è invece un buco da 122 milioni nel piano triennale di rientro alla voce dismissione.  Ultimo aggiornamento: 17:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA