Crisi M5S, è scontro totale: a Napoli l'ombra della scissione

Mercoledì 29 Maggio 2019 di Francesco Lo Dico
Parte da Napoli la battaglia nei Cinquestelle: Salvini non vuole lasciare i 5 Stelle, ma i 5 Stelle vogliono lasciare Di Maio. Dopo la grandinata del 26 maggio, l'insurrezione contro il capo politico capeggiata dagli ortodossi napoletani di Roberto Fico, trova sempre meno resistenze anche nell'ala governativa vicina al leader di Pomigliano. Nessuno ne fa più mistero, ora ne convengono tutti. Ministro del Lavoro, ministro dello Sviluppo, capo politico e vicepremier: se vuole restare in sella Di Maio dovrà rinunciare al nugolo di incarichi che si è autoattribuito, proprio come confermato anche da un fedelissimo come Gianluigi Paragone. La fronda più consistente è quella napoletana dove sono numerosi gli ortodossi che pretendono un reset del Movimento. I governativi alzano invece la bandiera del direttorio allargato che lascia perplessi senatori fichiani di peso come Paola Nugnes.
 
«Non se ne parla - dice la parlamentare napoletana al Mattino - sarebbe come voler mettere una pezza a colori per camuffare uno squarcio ormai irreparabile». «Per rilanciare il Movimento - ammonisce Nugnes - bisogna rimettere mano allo statuto del 2017, rivedere il regolamento dei gruppi parlamentari, rimettere in discussione la leadership di Luigi Di Maio, e rescindere il cordone con la Casaleggio. Viceversa ci saranno conseguenze, è impossibile andare avanti così dopo una serie di scelte assunte in solitaria che si sono rivelate catastrofiche».

Se nessuno parla ancora apertamente di scissione tra i grillini napoletani, è per una semplice ragione. «Roberto (Fico, ndr) - spiega uno di loro - è ancora deciso a dare a Di Maio la possibilità di riorganizzare il Movimento: per il momento non vuole alcuno strappo». La rifondazione stellata cui guarda per ora silente il presidente della Camera, è del resto ben spiegata da un altro dei suoi fedelissimi, il presidente della commissione Cultura della Camera, Luigi Gallo. Che per parte sua chiede un passo indietro a Di Maio («la responsabilità è tutta sua, è ora che si domandi se mollare»), e indica la via da seguire. «Si guida il M5s in modo collegiale spiega Gallo - coinvolgendo e valorizzando tutti i portavoce in ogni istituzione, non cambiando l'anima e i connotati al M5s, ma facendosi portavoce del patrimonio culturale e di lotte costruito in oltre 10 anni di vita di questa straordinaria e grande comunità che è il M5s». Il messaggio è insomma molto chiaro, e non molto distante da quello lanciato da Nugnes: no a un direttorio che dia l'illusione di maggiore democrazia interna, che di fatto non farebbe altro che rinsaldare Di Maio e i suoi più stretti collaboratori. Il refrain dello stato maggiore ortodosso napoletano, è altrimenti declinato anche dal presidente della commissione Finanze della Camera, Carla Ruocco. Che incalza a suo modo Di Maio con parole piuttosto decise: «Voglio bene a Luigi ma c'è una responsabilità politica di questo brutto risultato che non spunta dal nulla ma ha radici lontane: penso all'esperienza di Roma. Sarebbe giusta una riflessione e mi dispiace ma non ho ancora avuto segnali».

Tra Napoli e Di Maio, si è ormai consumata insomma una rottura sentimentale ma anche politica, i cui contorni emergono in maniera nitida nelle considerazioni affidate ai social e rilanciate da molti ortodossi, del consigliere comunale del M5s di Pozzuoli, Antonio Caso. «Il M5S scrive su Facebook - prima lo diceva: qualunque sia il nome, affidarsi ad una sola persona, legare il destino di un qualsiasi Movimento al successo/insuccesso dei singoli, dei VIP, è di per sé una sconfitta!». E quindi? «Quindi - si dà la risposta Caso - bisogna strutturarsi democraticamente, non lasciare che il destino del M5S sia legato ad una cerchia ristrettissima, è fondamentale coinvolgere i territori». Infine il diktat: «Nessuna nuova struttura calata dall'alto sarà accettata, un Movimento senza territori non esiste». In altri termini parliamo di un avviso di sfratto. O si ritorna ai meetup dell'era Grillo, e si mandano in soffitta Rousseau e l'autocrazia dimaiana, o Napoli lancerà la secessione dal Movimento di Di Maio. Ultimo aggiornamento: 14:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA