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De Luca contro il Pd, la replica dei vertici del Nazareno: «Critiche poco eleganti»

Martedì 19 Luglio 2022 di Valerio Esca
De Luca contro il Pd, la replica dei vertici del Nazareno: «Critiche poco eleganti»

«Una tempistica non esattamente elegante quella di De Luca, considerando la crisi di governo e la crisi di sistema in atto che stiamo affrontando». Dal Nazareno non è stato digerito l'affondo del presidente della Regione Vincenzo De Luca, che domenica sul palco della Festa dell'Unità a piazza Municipio, a Napoli, si è presentato con il «lanciafiamme» di renziana memoria. Uno scontro sempre più profondo al quale i vertici nazionali del Pd, impelagati in una crisi di Governo, preferiscono non rispondere per vie ufficiali. Almeno per il momento. Ciò che trapela è di una segreteria infastidita dai toni utilizzati dal governatore campano. «A tempo debito arriverà una risposta adeguata a De Luca» avvisano da Roma. Anche il commissario regionale Francesco Boccia si tiene lontano dal fuoco di fila di De Luca e complice una trasferta all'estero per motivi familiari rinvia qualsiasi riflessione al suo rientro in Italia. 

Questa volta il mirino dell'ex sindaco di Salerno finisce sul Pd nazionale. I temi sui quali De Luca attacca il suo partito (è bene ricordare che il numero uno di Santa Lucia è iscritto al gruppo Pd in Consiglio regionale) sono tanti, forse troppi da mettere in fila: «Oggi, al di là di quello che immaginiamo noi - ha tuonato De Luca da piazza Municipio -, ai cittadini italiani, quelli che non seguono i dibattiti parlamentari, le palle e le pippe, arriva solo una cosa, e cioè che il Pd è il partito di tre proposte: la legge Zan, lo ius scholae e la legalizzazione della marijuana. Se avete altre proposte da pubblicizzare, ditemele perché io non sono in grado». E ancora: «Negli altri partiti la selezione dei gruppi dirigenti è rigorosa: ti presenti, ti candidi, se vinci vinci, se perdi chi s'è visto s'è visto. Nel nostro Paese purtroppo la selezione dei gruppi dirigenti avviene in negativo, più sei un pinguino, più perdi elezioni, più fai carriera. Questo è il dato del Pd». Poi si toglie un sassolino dalla scarpa, non indifferente: «All'ultima campagna elettorale per le regionali, dove esponenti significativi del Pd hanno lavorato per mesi per fottermi e candidare Sergio Costa dei Cinque Stelle». Il rapporto tra De Luca e il Pd tutto è meno che da «festa dell'Unità». Un braccio di ferro che va avanti da tempo. Lo stesso Letta, tre mesi fa, a Napoli per un'iniziativa della Filt-Cgil fu molto chiaro con chi gli chiedeva un commento alla lettera scritta da un gruppo di intellettuali napoletani, nella quale fu sollevato un «problema De Luca». «Il partito che ho in testa disse - non è il partito dell'uomo solo al comando che decide, è un partito collettivo che decide insieme». Appena dieci giorni fa poi, l'ultimo scambio a distanza tra De Luca e il segretario del Pd, con al centro il ministro della Salute Roberto Speranza. Per il governatore «Speranza non esiste», mentre per Letta è stato «fondamentale». Un clima rovente in un partito che sta tentando ancora di rialzare la testa dopo la figuraccia dello scioglimento dell'assemblea regionale, a causa di una raffica di dimissioni, che hanno poi costretto Letta a nominare un commissario. Ed è stato proprio Boccia, parlamentare dem responsabile nazionale degli enti locali, nella sua prima uscita, a parlare di pacificazione dei gruppi dirigenti del Pd. Un messaggio che ha un mittente preciso e diretto a tutto il mondo che fa capo a De Luca. Al partito nazionale non piace l'idea che in Campania si ragioni di De Luca e del Pd come di identità separate. Tuttavia la realtà è che in Campania la frammentazione interna ha portato pezzi di partito a costruire il consenso fuori dal Pd: un'evidenza rappresentata proprio dai deluchiani. Starà adesso al segretario Letta, risolta in un modo o nell'altro la crisi di Governo, vestire i panni del pompiere e disinnescare la bomba De Luca. 

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Da uno scontro all'altro. Ieri, in Consiglio regionale, il capogruppo della Lega Severino Nappi ha accusato duramente il governatore di «voler scegliere i ruoli che devono ricoprire i rappresentanti dell'opposizione e dinanzi a queste denunce scappa dall'aula». Un intervento dai toni accesi quello dell'ex assessore regionale, che si è visto togliere la parola dal presidente dell'assemblea Gennaro Oliviero. Il presidente ha invece preferito abbandonare l'aula. «De Luca vuole scegliersi l'opposizione impedendo a chi fa l'opposizione di rivestire ruoli che ci spettano ha ribadito Nappi -. Ed è una cosa assolutamente antidemocratica. Qualunque cosa viene proposta dalla Lega sul mio nome viene bocciata». La questione sollevata da Nappi è relativa alle nomine dei vertici della I Commissione dove «l'opposizione racconta - ha designato me. Però poi non si è riunita e non ha discusso». 

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