LUIGI DE MAGISTRIS

De Luca e de Magistris più vicini: il «liberi tutti» del 3 giugno scongela i rapporti

Mercoledì 20 Maggio 2020 di Adolfo Pappalardo

Non sindaco e il governatore ma almeno da ieri c'è un primo tentativo di distensione. Perché Luigi de Magistris e Vincenzo De Luca da quasi 3 anni evitavano di rivolgersi la parola e pure lo sguardo: solo qualche stretta di mano (fredda) in occasioni ufficiali ma proprio perché non se ne poteva fare a meno. Ma ieri l'ex pm telefona all'ex sindaco di Salerno per cercare di iniziare a intavolare un dialogo. Chiamata sul cellulare e, come spesso accade con De Luca che ha un pessimo rapporto con il suo portatile, un paio di telefonate che squillano a vuoto. Poi finalmente si parlano e si danno appuntamento per la prossima settimana. Rispettive agende permettendo, ovviamente.

«È stata conversazione importante e credo sia giusto così perché una cosa sono le differenze politiche che ci dividono di gran lunga e un'altra cosa è il dialogo istituzionale. Credo che questo farà seguito ad un incontro nei prossimi giorni», racconta de Magistris a L'aria che tira su La7.

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Ma anche qui, in diretta, il sindaco di Napoli non si riesce a trattenere ed evidenzia di non essere d'accordo con alcune decisioni prese dal governatore campano. Come quella di riaprire i ristoranti domani e non lunedì appena passato: «Io non riesco a capire perché la Regione si sia staccata dall'accordo nazionale: invece di aprire il 18 apriamo il 21. Tutti i ristoranti, le pizzerie erano pronte, domenica sera è arrivata un'ordinanza che sposta tutto al 21».

In attesa di comprendere se l'incontro segnerà davvero il disgelo tra i due, il sindaco non risparmia frecciatine: «Voglio decidere io come far ripartire Napoli non la task force della Regione Campania, che non sa nemmeno come si fa una pizza, questa è una cosa folle. La gente viene sotto il mio palazzo, non va sotto quello della Regione».
 


Per questo è ancora presto per dire che tra i due sia stata siglata la pace, temporanea o definitiva che sia. Troppo prematuro. Perché ieri la telefonata è durata una manciata di minuti: giusto il tempo dei convenevoli e la promessa di discutere assieme la ripartenza post Covid del 3 giugno. Si vedrà quando ci sarà il faccia a faccia a metà della prossima settimana, molto probabilmente.

Da entrambi i palazzi del potere napoletano frenano comunque i facili entusiasmi e, conoscendo il carattere (ruvido) dei due, non è detto che la prossima settimana si vada oltre un incontro formale anche se cordiale. Anzitutto perché la fine delle ostilità arriva quasi fuori tempo massimo e a fase dura dell'emergenza ormai passata. Con il presidente della Regione che, per il suo attivismo, ne ha fatto un momento di crescita dei consensi mentre l'inquilino di palazzo San Giacomo non è riuscito a proporre nulla di concreto nei due mesi Covid, nè è riuscito a far decollare la sua cabina di regia. Anzi. E De Luca, in questo momento, si ritrova già in una campagna elettorale in cui è talmente in vantaggio di non aver bisogno di una mano dal sindaco. Con quest'ultimo, invece in grande affanno e con una maggioranza risicata, che corre il rischio, decreto di aprile alla mano, di vedersi sfiduciato entro il 27 luglio per portare San Giacomo alle urne assieme alle regionali. Insomma è il sindaco ad avere bisogno di una mano e non il contrario.

Senza contare un ultimo dettaglio: sembra che dalle parti di Santa Lucia non abbiano tanto gradito il plot di ieri. Non la telefonata e la richiesta di un incontro, sia chiaro, quanto la pubblicità data urbi et orbi ieri mattina dal sindaco de Magistris alla richiesta di un colloquio che mai e poi mai sarebbe stato negato. Si poteva, insomma, tenere tutto riservato e magari darne lumi solo a cose fatte. Senza contare un piccolo dettaglio che ha messo in guardia il governatore: quelle frecciate di de Magistris sulla gestione regionale di questa fase 2 che si poteva risparmiare. Almeno ieri. 

Ultimo aggiornamento: 12:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA