De Luca indagato dalla Corte dei Conti:
4.000 euro al mese per l'autista di fiducia

Mercoledì 16 Dicembre 2020 di Leandro Del Gaudio
De Luca indagato dalla Corte dei Conti: 4.000 euro al mese per l'autista di fiducia

Non hanno mai fatto «relazioni» sul lavoro di «segretari particolari» del presidente della Campania Vincenzo De Luca. Non hanno rapportato - in modo formale, come si conviene in ente regionale - circa gli adempimenti portati a termine nel corso della giornata lavorativa. Ed è anche sulla scorta di questa ipotesi, che la Procura della Corte dei conti ha citato in giudizio il governatore regionale. Tradotto: sono tassisti pagati dalle 3.700 alle 4.200 euro al mese, in qualità di comandati. Distolti dalla strada, distaccati dal comando di polizia municipale, per essere inseriti ai piani alti di Palazzo Santa Lucia, dove - secondo i pm contabili - si sarebbero alternati per trasportare De Luca in giro per la regione, con qualche puntata istituzionale a Roma. E tutto ciò - sempre secondo la Procura contabile - avrebbe provocato un danno di 403mila euro, un buco per il quale il governatore è ora atteso in giudizio dinanzi alla magistratura contabile. Nulla di più falso, secondo la difesa di De Luca (rappresentata dall'avvocato Andrea Castaldo), secondo la quale vale la pena di ribadire gli stessi concetti espressi nel corso del procedimento penale condotto dalla Procura di Napoli, che vede indagato lo stesso De Luca. Ecco i punti centrali della difesa del governatore: non si tratta di tassisti pagati a peso d'oro; i quattro vigili trasferiti nella segreteria del governatore nel 2015 (oggi ne sono tre) non sono amici promossi dirigenti solo per alternarsi alla guida della macchina di servizio di De Luca. Tutt'altro. Si tratta invece - ed è la posizione difensiva - di agenti di polizia municipale spostati sotto la diretta collaborazione del presidente, a costituire una sorta di sfaff personale. Incarichi fiduciari, per rispondere a mail e fare da interfaccia per tutti i giorni della settimana con il mondo politico e amministrativo che deve dialogare con il primo cittadino della Campania. Stando alla ricostruzione difensiva, sin dal suo insediamento a Palazzo Santa Lucia, il governatore avrebbe rinunciato alla scorta personale e ad altre cariche legate al suo ruolo istituzionale, garantendo un risparmio annuo di circa 75mila euro. 

Ma per cosa sarebbero stati distaccati i quattro agenti? E su quali basi si arriva a un danno di 403mila euro? Restiamo alle conclusioni formalizzate dal procuratore contabile regionale Maurizio Stanco: si parte da una indennità di base, che è lo stipendio di vigile urbano, che viene ancorata alle tre indennità di un dirigente di più basso livello (funzione che non prevede la laurea). In sintesi, 4.000 euro in cambio di un lavoro svolto 12 ore al giorno per sette giorni alla settimana. Ma c'è un altro punto. Secondo l'accusa, non ci sarebbe traccia di rendicontazione da parte degli uomini «comandati» nello staff regionale, che risulterebbero pertanto tassisti di lusso. Una versione uguale e contraria da parte della difesa, almeno secondo quanto emerge dall'interrogatorio reso un anno fa da De Luca (assistito dall'avvocato Castaldo) nel corso del procedimento penale ancora in corso (che, secondo i bene informati, sarebbe destinato all'archiviazione). In sintesi, sono state mostrate migliaia di mail che attesterebbero un lavoro di «staff» da parte dell'ufficio personale del governatore. E non solo. Sempre secondo quanto emerso in questi mesi, agli atti anche decine di testimoni, che confermerebbero il lavoro svolto dai vigili distaccati in Regione. Nomine fiduciarie per un lavoro senza orari - è la narrazione difensiva - che sarebbe andato ben oltre il semplice incarico di tassista. Si tratterebbe di un incarico strettamente fiduciario, che prescinde da ogni qualifica, attesa la natura riservata dell'attività svolta per conto del presidente. Ma c'è un altro aspetto sul quale si gioca il braccio di ferro di accusa e difesa. E riguarda l'istruttoria portata avanti dal Palazzo nel determinare gli stipendi assegnati ai vigili entrati nello staff del governatore. Chi ha istruito la pratica? E su quale input? Inchiesta condotta dal nucleo di polizia economica e finanziaria della Guardia di Finanza, agli ordini del comandante Domenico Napolitano, che ha svolto verifiche e accertamenti sia per conto del pm contabile, sia su delega della Procura ordinaria. Doppia inchiesta, che ruota anche attorno a un altro punto destinato a rimanere - almeno per il momento - abbastanza controverso: possibile che in Regione non ci fossero altre figure chiave a cui affidare incarichi tanto delicati? È un ragionamento in economia, a tutela della pubblica amministrazione, su cui si registra la replica di parte: si tratta di incarichi fiduciari, da valutare sempre e comunque al netto della rinuncia da parte del governatore ad altre figure di filtro, scorta compresa. 

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Una vicenda in cui fanno sentire le loro voci i rappresentanti dell'opposizione, sia in chiave nazionale, che sotto il profilo regionale. Attacca il leader della Lega Matteo Salvini, che - ormai da anni - incrocia di spada con il governatore: «La Corte dei Conti chiede più di 400mila euro di risarcimento a De Luca per la promozione nel suo staff di alcuni vigili di Salerno? Tutti i campani meriterebbero le stesse attenzioni che il presidente del Pd dedica ai suoi fedelissimi e alle sue dirette sui social».

Tocca a Stefano Caldoro, capo dell'opposizione in consiglio regionale, intervenire sui presunti tagli rispetto alla precedente giunta: «De Luca, in evidente imbarazzo per le spese del suo staff, prova a intorpidire le acque tirando in ballo la vecchia Giunta. La Giunta Caldoro invece ridusse, con documenti certificati dal bilancio, la spesa per gli uffici di diretta collaborazione dai 2 milioni di euro della sinistra a 1 milione e 117 mila euro, con un risparmio di 862 mila euro e una riduzione percentuale del 44 per cento». Si rivolge invece all'autorità nazionale anticorruzione, la capogruppo regionale del Movimento 5 stelle Valeria Ciarambino, a proposito delle nomine di Marciano e Mastursi: «Gli incarichi conferiti all'ex consigliere regionale Pd Antonio Marciano e al condannato Nello Mastursi, assunti con ruoli apicali negli uffici di diretta collaborazione del governatore della Campania De Luca, sembrerebbero in contrasto con quanto previsto dal Decreto legislativo 39/2013». 

Ultimo aggiornamento: 13:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA