De Luca, insulti a Giorgia Meloni. Poi assalto a Palazzo Chigi

In duemila nella capitale per rivendicare i fondi previsti dal piano di coesione

De Luca, insulti a Giorgia Meloni
De Luca, insulti a Giorgia Meloni
di Adolfo Pappalardo
Venerdì 16 Febbraio 2024, 23:00 - Ultimo agg. 18 Febbraio, 07:00
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Una manifestazione politica che diventa un corteo di un migliaio di persone per via del Corso sotto lo sguardo attonito dei turisti. Con De Luca in testa che, torna indietro, e intima ai celerini di far passare i sindaci, bloccati dal cordone di sicurezza, per accompagnarlo verso palazzo Chigi. Dove nessuno lo riceve. «Qualcuno venga, è un’ora che attendiamo: non andiamo via di qui, ci dovete ammazzare...», urla rivolto ai poliziotti vestendo i panni di un condottiero d’antan a metà tra il napoletano Masaniello e il cartaginese Annibale (che Roma, appunto, non riuscì a conquistare mai). In mezzo, urla, tensioni tra la polizia che cinge d’assedio tutta la zona di Montecitorio. Dove si rifugia poi per ricaricare le batterie l’ex sindaco di Salerno e, dove, si lascia andare incautamente davanti ai cronisti parlamentari. Ed è il nirvana finale della guerra “nucleare” tra lui e la premier Giorgia Meloni.

Quest’ultima, infatti, dalla Calabria dove è per firmare l’accordo per i fondi Fsc dice rivolto a De Luca: «Se invece di fare le manifestazioni ci si mettesse a lavorare forse si potrebbe ottenere qualche risultato in più». Non la prende bene il diretto interessato che, sino a quel momento, aveva tenuto i toni bassi. Ma complice la tensione e la stanchezza in un fuori-onda con i cronisti parlamentari pubblicato da La7, De Luca sbotta così contro la premier: «Senza soldi non si lavora. Stronza, lavori lei...». È l’apoteosi dello scontro premier-governatore, il punto forse di non ritorno, che si trascinerà per ore tra polemiche violentissime.

Tra il centrodestra che fa quadrato alla sua leader ed il centrosinistra che si ritrova in serio imbarazzo.

Eppure la manifestazione era iniziata nel migliore dei modi. Quasi duemila persone in piazza Santi Apostoli che accolgono De Luca come una star. La maggior parte sono sindaci campani, con una delegazione di colleghi della Puglia. E c’è, in maniera compatta per la prima volta dopo mesi di tensioni, anche tutto il gruppo Pd. Non solo i consiglieri regionali, mezza giunta ma anche i parlamentari fedelissimi della Schlein come Marco Sarracino e Antonio Misiani.

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«Mi aspetto che Meloni chieda scusa al Sud, perché avrebbe dovuto fare gli accordi di coesione in primo luogo con tutte le regioni del Mezzogiorno, e non con quelle del Nord. Ha dimostrato disprezzo per il Sud…», dice tenendo un discorso di mezz’ora tra gli applausi. E ironizza sui suoi toni, che sino a quel momento sono tutto sommato morbidi («Le imprese chiudono ma vedo fare discussioni da Accademia della Crusca», ironizza). Poi il plot, improvvisamente cambia: ringrazia tutti e annuncia: «Con una delegazione di sindaci andremo a palazzo Chigi per chiedere una sola cosa: che gli accordi per i fondi Fsc si chiudano entro una settimana». Il problema che a fare quelle poche centinaia di metri, non è una delegazione ma sono oltre un migliaio di persone. Che spalleggiano un De Luca che diventa sempre più nervoso, specie quando lo mettono in attesa sotto palazzo Chigi senza riceverlo. E poi ancora tutto il gruppo si dirige verso Montecitorio, tentando di entrare in piazza forzando il cordone di polizia. Tra urla e spintoni. E sembra che non siano solo i sindaci a tentare di forzare se il viceministro degli Affari esteri Edmondo Cirielli parla di «presenze opache tra gli accompagnatori ultras di De Luca e tra essi molti pregiudicati». Ma poi lo scontro prende ancora un’altra piega (prima che De Luca alla fine venga ricevuto solo dal prefetto di Roma) quando diviene pubblico il fuori-onda contro la Meloni che di istituzionale non ha più nulla. 

Ed il centrodestra ne approfitta per attaccare compatto. A cominciare dai ministri. «Inquietante il degrado della lotta politica portata avanti da alcuni esponenti dell’opposizione. Da De Luca volgari offese verso la premier», stigmatizza il ministro Valditara. «Rivolgersi alla presidente del Consiglio come De Luca ha fatto oggi è una gravissima mancanza di rispetto nei confronti del capo del governo del suo Paese e dei cittadini, oltreché una dimostrazione di malcelata arroganza maschilista», aggiunge Eugenia Roccella, ministra della Famiglia. «Non è tanto il baccano di De Luca quanto - puntualizza invece la ministra del Turismo, Daniela Santanché - il silenzio assordante dei suoi compagni di viaggio. Solidarietà a Giorgia Meloni, che non ha solo la mia vicinanza ma anche quella di tutti gli italiani». Tranchant invece il ministro Sangiuliano: «Ha rotto ogni argine del consenso civile. La più convinta solidarietà alla Meloni, per questo attacco tipico del peggiore e più cupo stalinismo, condito di avanspettacolo».

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