Lo sfogo di De Luca jr: «Quell'inchiesta flop mi ha rovinato la vita»

Domenica 24 Gennaio 2021 di Adolfo Pappalardo
Lo sfogo di De Luca jr: «Quell'inchiesta flop mi ha rovinato la vita»

Una sorta di diario di bordo per raccontare 18 mesi di ansie e paure. E di attese, soprattutto, che la giustizia sia veloce nel restituirti la dignità dopo avertela non tolta ma almeno sospesa alla vigilia delle elezioni. Eccolo il racconto, una sorta di pamphlet, scritto da Roberto De Luca, secondogenito del governatore, che a 34 anni, alla vigilia delle politiche, si dimette da assessore a Salerno per un'inchiesta giudiziaria. A metterlo in mezzo, con l'accusa pesante di corruzione, è un video girato da Fanpage con l'aiuto di un agente provocatore. Poi è la stessa Procura a chiedere l'archiviazione non rilevando nulla a settembre del 2019. «Un decreto di appena due pagine», commenta amaro De Luca jr nel libro L'uragano Una storia di politica, fake news, giustizia, edito per i tipi della Rubbettino e in uscita domani. Un modo caustico per definire quanta distanza passi tra le accuse, i titoloni dei giornali, una durissima campagna d'accusa dei grillini che da lì a due settimane travolgeranno il Pd renziano nella peggiore sconfitta della sua storia e appena due pagine che non valgono le scuse per quello che ti è accaduto.


IL LIBRO
Chiariamolo subito: nelle 190 pagine non ci sono retroscena o curiosità particolari da disvelare. Né sull'autore e né tantomeno sulla sua pesante famiglia politica. Dal fratello deputato democrat al padre Vincenzo governatore della Campania, dopo un'intera carriera spesa tra Pci e poi Pd, passando per le derivazioni successive. Anzi il padre rimane quasi sullo sfondo se si escludono i consigli pratici quando scoppia l'inchiesta («Prendi le pillole per il bruciore di stomaco, da oggi ne avrai bisogno», si raccomanda De Luca senior al figlio dopo la perquisizione in piena notte). Ma d'altronde quei giorni saranno durissimi e travolgeranno il giovane Roberto da appena un paio d'anni assessore a Salerno, nel fortino elettorale che il padre governa ininterrottamente da quasi 30 anni con piglio militare. Ma «quella storia di ordinaria follia», come l'autore definisce l'inchiesta, travolge tutto e tutti in un cortocircuito mediatico che sembra inarrestabile. Da qui la scelta di dimettersi nella speranza che la bufera possa attenuarsi. Niente. Perché Roberto De Luca non rientrerà mai più in giunta nonostante le rassicurazioni del padre. Lo racconta lui stesso in un passaggio del libro. «Mio padre mi rassicura sul prosieguo, dicendo che dopo la campagna elettorale non ci sarà nessun problema per il rientro», racconta riportando il colloquio con il genitore. «Sei consapevole del fatto che non è come dici tu? Non rientrerò. Sai qual è la cosa che mi fa più incazzare? Che così avremo dato ragione ad alcune serpi che dicono che tu in realtà non mi sopporti e non mi supporti politicamente. Sarà per loro la conferma definitiva: alla prima difficoltà, mi hai buttato a mare», spiega l'allora assessore al genitore che lo tranquillizza: «Ma lascia stare questi millantatori, sono solo degli str, qua c'è un esercito di gente che parla a nome mio senza che io sappia niente. Stai tranquillo che dopo il 4 marzo scateneremo una grande controffensiva mediatica e politica». Una controffensiva che non ci sarà mai. Come il ritorno in giunta a Salerno per il giovane assessore che, racconta, aveva appena avviato una serie di best practices in Municipio.


LA RIFLESSIONE
Ma non c'è nessun intento di vendetta nel libro di De Luca che, anzi, a volte sembra una specie di Holden Caulfield salingeriano che deve districarsi in una vicenda troppo kafkiana da riuscire a sopportare. Costretto a iscriversi a tutti i tornei di calcetto pur di passare il tempo perché nel frattempo al tuo studio di commercialista non si presenta né un cliente, né si riesce a intravedere l'ombra di un contratto o di una collaborazione. E così per 18 lunghissimi mesi in attesa che il tuo avvocato ti chiami per dirti che è finita. In un modo o nell'altro.
Non è solo però una vicenda personale quella che si racconta nel libro ma anche un'analisi di come il sistema dei media, un «video cucito ad arte» da Fanpage, scrive De Luca, diventi una mannaia sulla testa per troppo tempo. Come accaduto, cita lui, all'ex sindaco Ignazio Marino, all'ex governatore Vasco Errani o al filosofo Roberto Racinaro, grande studioso di Hegel, che attese anni prima di vedersi assolto. A De Luca sono, paradossalmente, solo 18 mesi ma abbastanza per rovinarti la vita. Sconvolgerla completamente e senza che ti sia stato restituito nulla.

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