LUIGI DE MAGISTRIS

De Magistris, tour in tv: anche tre al giorno, ma Napoli resta senza piani

Mercoledì 6 Maggio 2020 di Antonio Menna

Mattino 5, Rainews24, Tg4, Centocittà su Radiouno, Un giorno da pecora su Radiodue, Radio24, Domenica in su Raiuno, Agorà su Raitre, Coffee break sulla 7. Non c'è zapping che tenga. Dove giri, giri col telecomando, spunta lui, in radio o sullo schermo, nell'immagine deformata dei collegamenti in webcam o per strada con tanto di mascherina, a parlare di coronavirus. Non è un virologo, non è un epidemiologo, non è uno scienziato. È il sindaco di Napoli, che nell'ultimo mese è stato assalito da un attacco bulimico di presenzialismo mediatico. Il tentativo, nemmeno tanto nascosto, è quello di competere disperatamente con l'altro protagonista istituzionale dell'epidemia, il governatore De Luca. Ma non c'è gara. Ko tecnico, si direbbe in un incontro di boxe. Sembra imbattibile il re dei fratacchioni che, tra una diretta Facebook e un collegamento tv, in due mesi, fa il pieno di consensi e ha ricostruito totalmente la sua immagine pubblica: da governatore già scaricato dal suo stesso partito a cavallo così vincente che gli allibratori sospenderebbero la quota. Una corsa solitaria, nemmeno scalfita dai tentativi di ultimi colpi di de Magistris, che quasi intenerisce il cuore, come un ragazzino che alza i pugni contro un adulto. Viene di fare il tifo per lui.

Ma la partita è davvero impari. Una rincorsa continua. De Luca vieta la consegna a domicilio delle pizze? De Magistris replica: «Nella storia della nostra città neppure in tempi di guerra era mai capitato che i forni delle pizzerie rimanessero fermi per quasi due mesi». Ci aveva già provato ai tempi del lanciafiamme, il sindaco di Napoli. «Non serve disse -, servirebbero invece più fiamme ossidriche per realizzare posti letto». Una carezza, altro che pugno. Anche sulle pasticcerie, il sindaco ha tentato l'affondo: «De Luca si appassiona più di zeppole e pastiere che di posti letto». Ci ha riprovato poi su negozi per bambini e librerie («se bisogna evitare gli assembramenti non puoi autorizzare le vendite solo due giorni a settimana e in orari determinati») e su jogging e passeggiate («non si comprende il perché da soli non si possa correre e non si comprende neanche questa discriminazione messa in atto nei confronti di donne e sportivi. In questo momento di crisi, chi rappresenta le Istituzioni dovrebbe risparmiare il cattivo gusto»). Ma ogni replica sembra più il lamento di chi è ormai fuori gioco che una vera risposta. Fino all'ultimo flebile tentativo. Parte la temutissima fase due. E de Magistris tenta il nuovo attacco. Questa volta parla di tamponi e va dritto al bersaglio, prova a dare il colpo duro, quello finale. «Avevo chiesto annuncia su Facebook - di effettuare tamponi nei confronti di tutti quelli che arriveranno nella nostra città, con qualsiasi mezzo, per raggiungere domicilio o residenza. Di fronte alla nostra richiesta, il Presidente della Regione Campania ha previsto la rilevazione della temperatura e test rapido solo per chi ha la febbre oltre 37,5, in aggiunta all'ennesima quarantena. Dopo due mesi di pandemia, con tutti i milioni di euro che hanno speso, avremmo auspicato tamponi per tutti i viaggiatori. Da chi aveva evocato la chiusura dei confini, mi sarei aspettato finalmente un'ordinanza condivisibile. Schizofrenia istituzionale: prima no cibo a domicilio, poi sì ma solo alcuni orari, poi solo alcune categorie, poi no asporto, poi sì asporto. Runners sì con mascherina, poi no perché non possono correre senza mascherina, poi sì, ma solo per due ore. Decine e decine di ordinanze, diverse illogiche e prive di buon senso, talune in violazione di legge e di Costituzione. Alcune agevolatrici del contagio, non poche inutilmente vessatorie verso i cittadini. Non si può più continuare così, consentire di affidare il destino delle nostre vite a chi pensa di usare le persone come se avesse un joystick della playstation, come un mangiafuoco che si esprime, non di rado, con volgarità e sprezzo delle persone, da ultimo anche con sessismo». Risposta di De Luca? Zero.
 


Il governatore che ben conosce la tecnica della noncuranza come miglior disprezzo - non lo degna mai di una replica. Il che conferisce alla sfida un carattere surreale di uno che polemizza da solo. De Luca è ormai in fuga solitaria, col vocabolario paternalistico dello sceriffo: pugno di ferro, l'immancabile immagine pittoresca, recitata quasi a uso dei social. La tuta alla zuava, le ordinanze leopardiane, gli affetti sicuri. Mentre de Magistris annuncia la querela a Feltri che offende Napoli, De Luca replica con un sorrisino e una battuta da caserma (inferiori? Dipende da cosa misuriamo) e conquista di nuovo tutti sul machismo e la risata. Non è, del resto, un tempo buono per i sindaci, che arrancano ovunque. Non si vede la Raggi a Roma, buon per lei, scomparsa dai radar. Perfino Beppe Sala a Milano, dopo lo scivolone dell'aperitivo di fine febbraio, batte in ritirata. Non pervenuti la sindaca di Torino o quello di Palermo. Sugli scudi salgono solo i governatori: un po' perché l'emergenza sanitaria incrocia soprattutto le loro competenze, un po' perché hanno colto l'occasione per recitare un controcanto al governo da viceré. È il federalismo della paura, il regionalismo dell'emergenza, il campanilismo del contagio zero. E su questo ring, De Luca batte de Magistris già al peso. Qualcuno, però, avvisi il sindaco. Il match è finito. 

Ultimo aggiornamento: 12:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA