Debiti Comune di Napoli, il ministero frena sul commissario: nervi tesi tra Pd e M5S

Mercoledì 1 Dicembre 2021 di Luigi Roano
Debiti Comune di Napoli, il ministero frena sul commissario: nervi tesi tra Pd e M5S

Slitta di una decina di giorni la discussione sugli emendamenti salva Comuni e quindi salva Napoli in legge di bilancio. E il debito di Napoli è di ben 5 miliardi. «Sono i tempi della politica» sospirano gli eletti del popolo. Mentre i tempi maturano i napoletani continuano a pagare le tasse locali più salate d'Italia perché Palazzo San Giacomo è un ente in predissesto. Cosa chiede il Comune al governo e al Parlamento? Il commissario per il debito - da 5 miliardi, a tanto ammonta quello del Municipio napoletano - resta l'obiettivo primario del sindaco Gaetano Manfredi per traghettare Napoli nella terra promessa dello sviluppo e del rilancio dove sono fioriti i soldi del Pnrr. Tutte le altre misure avrebbero ai suoi occhi l'effetto di puntellare una casa destinata più prima che poi a crollare. Esattamente come i cornicioni dei palazzi di Napoli - non ci sono i soldi per metterli in sicurezza, già ci sono stati un paio di morti nell'ultimo lustro - imbracati in teli verdi che contengono le pietre, ma destinati a sfondarsi quando il peso diventerà eccessivo. Insomma, l'uscita strutturale dal debito che ha iniziato ad accumularsi a metà degli anni Novanta fino ai giorni nostri è lontana, quasi non si vede. Anche dalle parti del Comune sanno che è molto difficile che arrivi un commissario modello Roma che digerisca il debito con i soldi dello Stato e lasci al sindaco solo il bilancio ordinario, quello pulito. E Roma di miliardi di debiti da smaltire ne ha quasi il triplo di Napoli. Così ci si accontenterebbe anche di un miliardo, ma subito, per far respirare l'Ente e mettere mano a qualche operazione come tentare di migliorare la riscossione e generare piani di valorizzazione del patrimonio immobiliare per abbattere i fitti passivi e magari piazzare qualche colpo sul mercato vendendo un gioiello di famiglia.

Come stanno le cose? La strada è in salita. Gli emendamenti presentati, per adesso, sono solo due: uno targato Pd l'altro M5S. Il primo - quello dem - punta dritto sull'accollo del debito da parte dello Stato. Di una parte o per intero perché cifre nell'emendamento non ce ne sono. Si tratterebbe di rinegoziare i mutui con CdP - Cassa depositi e Prestiti - presso la quale il Comune è esposto per oltre 2,4 miliardi con 700 mutui. Il secondo va nella stessa direzione e in aggiunta c'è la richiesta di un commissario «modello Roma». Con i pentastellati che hanno gettato il cuore oltre l'ostacolo, il loro è un tentativo disperato, anche qui non ci sono cifre, quasi rassegnati quelli del M5S puntano pure loro alla boccata d'ossigeno. Il tema è politico più che tecnico o di soldi che ci sarebbero pure: al governo hanno deciso che una norma ad hoc per Napoli non è ipotizzabile sennò gli altri enti in difficoltà si arrabbierebbero. E si arrabbierebbe pure la Lega. 

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In questo contesto si è mossa la politica - quella del Patto per Napoli cioè Pd, M5S e Articolo 1 - senza mai affondare il colpo. Anzi, la parola d'ordine è stata non mettere Napoli nella legge di bilancio, ma allargare gli emendamenti ai capoluoghi di Città metropolitane come Torino e Reggio Calabria. Occultare l'aiuto per Napoli tra tanti altri per fare arrivare alla fine in Comune - rispetto a quello che servirebbe - una mancia o poco più. «Ma io sono fiducioso - racconta l'assessore al Bilancio Pier Paolo Baretta - Napoli è entrata nel dibattito politico nazionale». Come se Napoli non fosse la terza città d'Italia, ma di un'altra nazione. Il senatore del M5S Vincenzo Presutto, firmatario dell'emendamento per fare arrivare il commissario, ribadisce: «La finalità degli emendamenti è trovare una soluzione per l'erogazione dei servizi pubblici essenziali». 

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