Il dietrofront del Comune di Napoli: «Abbiamo sbagliato, i centri sociali non sono in vendita»

di Paolo Barbuto

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È domenica 31 marzo, nella notte è stata reintrodotta l'ora legale, s'è dormito un'ora in meno e tutti sono un po' frastornati. Quel giorno, di domenica, la Giunta comunale di Napoli si riunisce: sono giorni frenetici che c'è da affrontare lo scoglio della programmazione di bilancio sicché anche di domenica si va al lavoro. Sul tavolo c'è una deliberazione importante, quella sul piano di valorizzazione e di dismissione degli immobili comunali; si tratta di un documento importante perché proprio dalla vendita di case e interi palazzi il Comune pretende di fare cassa e rimettere in sesto il bilancio. Fra le carte c'è un infinito elenco di beni di proprietà di palazzo San Giacomo, però la porzione più importante si trova sul fondo, fra gli ultimi allegati, laddove c'è la lista di altri 479 beni da aggiungere ai 458 già messi in vendita l'anno scorso.

Quella deliberazione viene approvata, all'unanimità dai presenti. Per quella riunione ci sono davvero tutti, nessun assente: undici mani alzate e voto favorevole alla proposta al Consiglio del piano di valorizzazione e dismissione. È fatta, quel documento può proseguire la sua strada.
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Lunedì 8 Aprile 2019, 07:30 - Ultimo aggiornamento: 08-04-2019 14:10
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