Napoli, arriva il diktat del Viminale: «Il Comune riscriva il piano anti-crac»

Giovedì 14 Febbraio 2019 di Pierluigi Frattasi
Fari accesi del ministero degli Interni sul piano di rientro dal disavanzo di 1,7 miliardi del Comune di Napoli: «Mancano dati e tabelle. Del tutto assenti i 68 allegati, non pervenuti né in formato digitale né cartaceo». Nel mirino, i debiti fuori bilancio, ossia le spese per imprevisti e sentenze, per i quali il Comune non ha motivato se ci sia o meno l'accordo con i creditori alle rateizzazioni. Il ministero ha chiesto schede dettagliate debito per debito. Sotto i riflettori anche i debiti futuri, pari a 40 milioni all'anno fino al 2032, per i quali ci si chiede a cosa si riferiscano, visto che l'Ente non li ha ancora maturati. Se fossero contenziosi andrebbero inseriti in un apposito fondo rischi. E, ancora, la certificazione che non sia stato sforato il saldo di finanza pubblica nel 2017 (mentre Palazzo San Giacomo ha sforato il 2016 per il caso Cr8, poi sanato dal Governo), e la relazione sul contenimento delle spese per il personale, in particolare dei dirigenti esterni con contratti a tempo determinato assunti nell'ultimo triennio e la riduzione della spesa degli organi politico istituzionali. Con una lettera notificata l'11 febbraio, il Viminale dà 30 giorni di tempo al Municipio per rispondere ai rilievi e presentare le integrazioni. In caso contrario, la valutazione sarà fatta allo stato degli atti, col rischio di una bocciatura.
 
Il Comune di Napoli ha adottato il nuovo piano di riequilibrio, riformulando il precedente, con la delibera 85 del 29 novembre scorso, acquisita dal ministero il 4 dicembre. «Dall'esame della documentzione presentata scrive il Viminale - risulta che ai fini della valutazione della validità delle misure disposte dall'Ente per consolidare la propria situazione finanziaria e della capacità di assicurare stabilità alla gestione finanziaria, si necessita di acquisire entro 30 giorni ulteriori elementi integrativi, nonché eventuali provvedimenti che l'Ente ritenesse necessario adottare a seguito delle integrazioni». Il piano presentato a Roma dal Comune, infatti, non sarebbe conforme alle nuove linee guida approvate dalla Sezione Autonomie della Corte dei Conti con delibera 5 del 2018. Rispetto agli schemi e alle tabelle indicate, infatti, il Viminale rileva una serie di incongruenze e contestazioni.

Non manca una bacchettata del Viminale ai revisori dei conti del Comune in merito alle valutazioni «sulla consistenza della massa passiva, la bontà delle misure di riequilibrio individuate nel piano, nonché l'attendibilità delle previsioni». Nel parere al piano di risanamento «non si fa riferimento al ripiano dei debiti fuori bilancio». Mentre va specificata anche la valutazione «sul recupero dell'evasione e dell'elusione tributaria e sull'incremento delle entrate». Sulla tassa dei rifiuti, il Viminale chiede una relazione al Comune «a comprovare le misure adottate per la copertura integrale dei costi della gestione, specificando tempi e modalità di attuazione, ad esempio aumento della tariffa o riduzione dei costi».

Il ministero chiede poi una relazione che dimostri la riduzione della spesa del personale fatta finora, nonché il prospetto del fabbisogno per il 2018-2020 «da cui si evinca il rispetto dei vincoli finanziari sia per la spesa del personale a tempo indeterminato, sia flessibile». Ma anche informazioni sull'eliminazione dei fondi del salario accessorio dei dirigenti dopo l'entrata in pre-dissesto nel 2013, la riduzione della spesa per i dirigenti esterni, per l'acquisto di beni e servizi e per trasferimenti.

Molti rilievi riguardano poi i debiti fuori bilancio. Il Comune dovrà indicare nel piano «per ciascun debito la specifica attestazione dei dirigenti dei servizi interessati e dell'organo di revisione», spiegando anche se sono riconoscibili o meno, «ferma restando la dimostrazione della coerenza delle coperture con il piano di rateizzazione convenuto, nonché dell'adesione effettiva dei creditori suffragato da specifica documentazione da cui risulti l'esplicita manifestazione del consenso scritto da parte dei singoli creditori. Tali contenuti non risultano dal prospetto del piano». «Il procedimento istruttorio spiega Manfredi Nappi, avvocato amministrativista - conferma la superficialità con cui viene programmata la vita finanziaria della città per i prossimi decenni. La nota ministeriale, da un lato evidenzia l'incompletezza e, per alcuni paragrafi, l'incomprensibilità dei dati contenuti nel piano di riequilibrio; dall'altro censura l'omessa valutazione da parte del Collegio dei Revisori su profili fondamentali della posizione debitoria e sui rimedi che l'amministrazione annuncia di volere adottare». © RIPRODUZIONE RISERVATA