Napoli, arriva il diktat del Viminale: «Il Comune riscriva il piano anti-crac»

di Pierluigi Frattasi

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Fari accesi del ministero degli Interni sul piano di rientro dal disavanzo di 1,7 miliardi del Comune di Napoli: «Mancano dati e tabelle. Del tutto assenti i 68 allegati, non pervenuti né in formato digitale né cartaceo». Nel mirino, i debiti fuori bilancio, ossia le spese per imprevisti e sentenze, per i quali il Comune non ha motivato se ci sia o meno l'accordo con i creditori alle rateizzazioni. Il ministero ha chiesto schede dettagliate debito per debito. Sotto i riflettori anche i debiti futuri, pari a 40 milioni all'anno fino al 2032, per i quali ci si chiede a cosa si riferiscano, visto che l'Ente non li ha ancora maturati. Se fossero contenziosi andrebbero inseriti in un apposito fondo rischi. E, ancora, la certificazione che non sia stato sforato il saldo di finanza pubblica nel 2017 (mentre Palazzo San Giacomo ha sforato il 2016 per il caso Cr8, poi sanato dal Governo), e la relazione sul contenimento delle spese per il personale, in particolare dei dirigenti esterni con contratti a tempo determinato assunti nell'ultimo triennio e la riduzione della spesa degli organi politico istituzionali. Con una lettera notificata l'11 febbraio, il Viminale dà 30 giorni di tempo al Municipio per rispondere ai rilievi e presentare le integrazioni. In caso contrario, la valutazione sarà fatta allo stato degli atti, col rischio di una bocciatura.
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Giovedì 14 Febbraio 2019, 07:30
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