Donazioni 5 per mille, Napoli al palo e l'istituto Pascale è solo 50esimo

Giovedì 13 Giugno 2019 di Ettore Mautone
Cinque per mille, al Sud solo le briciole. Che siano fondazioni, associazioni di volontariato, ospedali per adulti o bambini, Università o enti di ricerca, anche nelle donazioni liberali il Mezzogiorno sta a guardare. Cittadini poco informati e consapevoli? Contribuenti pigri o noncuranti? Di sicuro uomini e donne indifferenti alle possibili alternative nelle fonti di finanziamento che potrebbero, almeno in parte, colmare il gigantesco gap di investimenti e spesa tra il Nord ricco e il Sud povero. E così anche quelli (la maggioranza) che si astengono e non scelgono nessuno a cui dare quest'obolo nella dichiarazione dei redditi - in base al principio di ripartizione, che avviene in proporzione all'entità delle scelte fatte dagli altri - finiscono per ingigantisce ancor più le differenze riempiendo i salvadanai già pieni degli enti del Nord ma trascurando del tutto quelli che assicurano assistenza e servizi sul proprio territorio. Attraverso il 5 per mille lo Stato decide di destinare, seguendo l'indicazione dei contribuenti, una quota del gettito fiscale Irpef delle persone fisiche a finalità di sostegno delle associazioni di volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale.
 
Ed è così che agli oltre 64 milioni raccolti dalla Associazione italiana per la ricerca sul cancro, onlus che ha sede in Lombardia, posizionata in cima alla classifica degli enti che nel 2017 ha raccolto fondi con il 5 per mille (46 ottenuti per scelta e 18 attribuiti con i riparti degli astenuti) fa da contrappunto un Sud che è quasi un deserto. Fatta eccezione per la Fondazione casa sollievo della sofferenza, che in Puglia raccoglie fondi per oltre un milione (1,3), gli altri enti, istituti e fondazioni sono tutti a digiuno o quasi. In Campania c'è solo la Fondazione Pascale che si piazza al 50° posto su oltre 12mila enti ma con un gettito che sfiora appena gli 800mila euro. Spiccioli di fronte ai giganti del Nord che si occupano di ricerca e assistenza per i malati di cancro. Basta guardare agli 11 milioni raccolti dalla Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro, agli oltre 7 racimolati dall'Istituto europeo di oncologia che insieme alla fondazione Veronesi supera i 12 milioni. Qui parliamo del principale concorrente (un privato, equivalente a una casa di cura) dell'unico istituto tumori pubblico campano (il Pascale appunto) a fronte di una migrazione sanitaria che la rete oncologica campana contrasta a fatica affilando le armi della cooperazione tra Istituti di ricerca, stringendo alleanze nelle regioni meridionali (rete Amore), allargando gli orizzonti anche ad altri Paesi su scala internazionale per scambi di saperi e di buone pratiche in cerca di economie di scala sempre più importanti negli investimenti in ricerca. Pascale che dal ministero dell'Università e ricerca incassa poco oltre i 3 milioni di euro ogni anno e che impiega interamente gli 800mila euro guadagnati dal 5 per mille in borse di studio per giovani ricercatori. Le scelte (o mancate scelte) dei cittadini potrebbero alimentare anche l'impiego qualificato di laureati campani che spesso invece emigrano per fare la fortuna di altre regioni o Paesi. Cervelli in fuga che la Regione Campania prova a trattenere investendo di suo oltre 160 milioni di euro negli ultimi due anni per la ricerca e le biotecnologie. Ma intanto l'Istituto tumori di Milano racimola dal 5 per mille 3 milioni, altrettanto Aviano, 2,5 milioni il San Raffaele di Milano senza contare lasciti e altre donazioni.

Non va certo meglio sul fronte dell'assistenza ai bambini: la fondazione del Meyer di Firenze, tanto per fare un esempio, raccoglie ben 5 milioni di euro, Save the Children a Roma arriva a 5,5 e se il Bambin Gesù si ferma a poco meno di 1 milione (potendo però contare su ben altre ingenti fonti di finanziamenti) a Napoli il Santobono, che ha salvato la piccola Noemi, tra fondazione e ospedale racimola pochi spiccioli, non oltre 400mila euro, e le due Università Federico II e Vanvitelli, dove insistono importanti centri di ricerca anche sulle malattie rare (come università e non come ospedali e centri di ricerca), raccolgono davvero poco. In Campania nei primi 1000 posti vi sono meno di dieci enti. Dopo il Pascale c'è il Santobono e dietro vengono distribuite solo briciole. «L'analisi del dato è sconfortante e deve farci riflettere - avverte Carmine Mariano, direttore amministrativo del Pascale - noi ce la mettiamo tutta per sensibilizzare i cittadini con iniziative tutte finanziate da terzi. Ma anche il 5 per mille penalizza il Sud. Le mancate scelte si spalmano sugli enti in proporzione alle scelte degli altri diventando di fatto un altro aiuto al Nord che ne ha meno bisogno. Ovviamente il demerito è solo del Sud, delle sue indifferenze di fronte alle quali occorre ripensare a strategie più incisive di informazione e formazione della popolazione». © RIPRODUZIONE RISERVATA