Strasburgo striglia l'Italia: «Chiarezza sulle ecoballe»

Sabato 18 Settembre 2021 di Daniela De Crescenzo
Strasburgo striglia l'Italia: «Chiarezza sulle ecoballe»

A distanza di nove anni dalla prima sentenza sulla vicenda dei rifiuti campani, il comitato dei ministri del Consiglio d'Europa che ogni tre mesi valuta le azioni che gli Stati hanno fatto per rimediare alle violazioni riscontrate, torna a sollecitare le autorità italiane a inviare finalmente un resoconto delle attività realizzate per assicurare la salute e la sicurezza dei cittadini campani e soprattutto per capire che fine stanno facendo le cosiddette ecoballe. I ministri sottolineano anche di non aver ricevuto finora le informazioni richieste.

Tutto parte da un ricorso presentato nel 2008 da diciotto cittadini, quattordici di Somma Vesuviana, che hanno chiesto alla Corte di intervenire per salvaguardare la loro salute. Innanzi alla Corte i ricorrenti hanno sostenuto che la cattiva gestione, da parte delle autorità italiane, del servizio di raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti in Campania e la mancata diligenza delle autorità giudiziarie nel perseguire i responsabili di questa situazione, avevano violato i diritti garantiti dalla Convenzione. Con sentenza del 4 marzo 2010, la Corte di giustizia, pur prendendo atto delle misure adottate dallo Stato italiano del 2008 per superare la crisi dei rifiuti, ha constato l'esistenza di un «deficit strutturale in termini di impianti necessari allo smaltimento dei rifiuti urbani prodotti in Campania».

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Nel 2012 la Corte di Strasburgo ha accolto il ricorso dei diciotto cittadini perché: «Innanzitutto la Corte ricorda che ha appena constatato che il comune di Somma Vesuviana, dove i ricorrenti abitano o lavorano, è stato colpito dalla crisi dei rifiuti». Nella sentenza la Corte (Cedu) sottolinea che questa situazione «abbia potuto portare ad un deterioramento della qualità di vita degli interessati e, in particolare, nuocere al loro diritto al rispetto della vita privata e del domicilio». In sostanza, come si legge da un report di luglio di quest'anno dell'organismo europeo, la Corte ha ritenuto che ci sia una violazione dell'articolo 8 della Convenzione nel suo aspetto sostanziale: anche se si è ritenuto che la fase acuta della crisi fosse durata solo cinque mesi dalla fine del 2007 fino al maggio, resta il fatto che le autorità italiane non sono state per lungo tempo in grado di garantire il buon funzionamento del servizio di raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti, con conseguente violazione del diritto dei ricorrenti al rispetto della loro vita privata e della loro casa.
Ma quello dei cittadini vesuviani non è certo l'unico ricorso presentato a Strasburgo.

Nel corso degli anni le richieste di intervento in materia rifiuti si sono moltiplicate e nel 2019 la Corte ha ritenuto ammissibili i ricorsi presentati da 30 cittadini e cinque associazioni che ritenevano di essere vittime della Terra dei Fuochi. In totale ben 3500 campani hanno chiesto giustizia alla Corte Europea per i danni subiti in seguito alle crisi dei rifiuti che si sono succedute in regione. Della vicenda campana, poi, si è occupata anche la Commissione Ue che nel 2015 ha condannato l'Italia a pagare 20 milioni più 120 mila euro al giorno fino alla realizzazione di un efficiente ciclo dei rifiuti in Campania. Da allora la multa non è stata né eliminata né ridotta perché l'Europa ha giudicato insufficienti gli interventi finora messi a punto.

E ieri, come riporta un dispaccio Ansa arrivato da Strasburgo, il comitato dei ministri del Consiglio d'Europa che ogni tre mesi valuta le azioni che gli Stati hanno fatto per rimediare alle violazioni riscontrate dalla Corte, è intervenuto nuovamente stabilendo che le autorità italiane «devono fornire senza indugio» informazioni sulla gestione dei rifiuti in Campania per provare di aver risolto tutti i problemi riscontrati dalla già nel 2012. E non solo: i ministri notano «con rammarico che nonostante tutti gli sforzi compiuti da Strasburgo per ottenere le informazioni richieste nel 2019, che riguardano anche l'eliminazione delle ecoballe accumulate prima del 2009, le autorità italiane non hanno fornito alcun dato». La mancanza di informazioni da Roma, dice Strasburgo, desta «preoccupazione», anche perché «continuano a essere segnalate disfunzioni nello smaltimento dei rifiuti in Campania, nonostante la creazione di diversi meccanismi incaricati di vigilare sul funzionamento del ciclo di gestione dei rifiuti e prevenirne lo smaltimento illegale». Pertanto ora il Comitato dei ministri, visto anche il tempo che è passato dalla condanna della Cedu, «sollecita le autorità a inviare senza ulteriori indugi informazioni sull'attuale funzionamento quotidiano del sistema di smaltimento dei rifiuti, sull'eliminazione delle ecoballe accumulate prima del 2009, e sul funzionamento pratico e il livello di coordinamento dei vari meccanismi di monitoraggio istituiti a livello nazionale». Strasburgo chiede infine a Roma di dimostrare che esiste una possibilità reale per i cittadini per sollecitare la raccolta dei rifiuti e ottenere un risarcimento per il danno sofferto.

Una nota dura che si va ad aggiungere a quella inviata nei primi mesi del 2021 dalla Commissione Europea al governo italiano nella quale, dopo la sentenza di condanna del 2015, si chiede di sapere con precisione che fine fanno i rifiuti campani, ma si chiedono anche notizie in merito ai nuovi impianti di smaltimento delle balle. In particolare l'Europa vuole sapere: «Quale sarà la destinazione di smaltimento finale del CSS che verrà prodotto dall'impianto Caivano? Come sarà smaltito nel caso in cui non venga individuato un mercato per il materiale derivante dal trattamento dei rifiuti stoccati in balle?»
 

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