Edenlandia, favola finita: è già crisi. Da tre mesi non si pagano gli stipendi

Sabato 10 Agosto 2019 di Davide Cerbone

Neanche un anno, e la favola già comincia ad appassire. Dopo un calvario iniziato nel 2011, sulla New Edenlandia, riaperta con squilli di tromba e motivato entusiasmo alla fine del luglio 2018, torna ad affacciarsi lo spettro della crisi. Un fantasma che fa ancora più paura perché da qui è già passato. E s'è fermato a lungo, attanagliando il parco di Fuorigrotta in un'interminabile angoscia.
 
Altro che sorrisi e spensieratezza: per otto lugubri anni, per i viali di quell'oasi deserta s'erano visti soltanto azzimati commercialisti e seriosi giudici. Addormentata in un lungo letargo, con gli elfi e gli elefantini mestamente fermi, Edenlandia s'era risvegliata a nuova vita l'estate scorsa. «Abbiamo salvato la magia», esultò commosso il giudice delegato del fallimento, Nicola Graziano, che a quella vicenda s'era appassionato ben oltre il proprio mandato istituzionale. Ma adesso quella magia ha le fattezze di un sortilegio. Perché si torna a parlare di mobilità e licenziamenti, e allora il futuro somiglia drammaticamente al passato.

Ad oggi, i 50 dipendenti a tempo indeterminato lamentano tre mensilità arretrate: «Dobbiamo ancora ricevere i pagamenti di maggio, giugno e luglio, oltre alla quattordicesima e al rimborso del 730. E la mensilità di aprile ci è stata accreditata solo a luglio», riferisce un lavoratore, facendo notare che un congruo numero di addetti è necessario per garantire la sicurezza del pubblico e degli stessi operai. Per parlare di tutto questo, mercoledì sera i sindacati hanno incontrato la proprietà. «Abbiamo chiesto innanzitutto il pagamento delle mensilità arretrate e di quella in scadenza il 10 agosto - spiega Massimo Taglialatela, segretario generale della Uilcom Campania - L'azienda ci ha confermato che al momento non è in condizioni di pagare regolarmente gli stipendi in quanto, per una serie di mancate autorizzazioni, il parco è attivo al 50 per cento. Abbiamo ritenuto insoddisfacente questa risposta ricevuta e abbiamo scritto alle istituzioni interessate: Comune, Regione e Mostra d'Oltremare. Adesso - dice risoluto Taglialatela - bisogna fare chiarezza per capire se siamo dinanzi ad imprenditori che hanno commesso errori, oppure, come loro dichiarano, la burocrazia sta nuovamente rallentando il rilancio del parco».

Il riferimento è alle argomentazioni dell'azienda, che imputa la crisi al mancato rilascio di alcune autorizzazioni relative all'utilizzo delle giostre storiche da parte della commissione prefettizia. Una circostanza che - l'azienda lo ha fatto presente in una comunicazione inviata al Comune - ha determinato una minore capacità di attrazione e, di conseguenza, minori incassi. Per uscire dalla situazione di stallo, la New Edenlandia ha chiesto un confronto con il Comune ed ha aperto il dialogo con i sindacati. Gennaro Quatrano della Cisl, tuttavia, taglia corto: «Il tempo passa e gli stipendi arretrati continuano ad accumularsi. È inconcepibile che in una proprietà del Comune di Napoli operi un'azienda che non paga i lavoratori. Il rischio di licenziamenti? Purtroppo è concreto, siamo molto preoccupati», conferma il sindacalista.

Apprensioni ribadite in una nota congiunta firmata da Filcams Cgil, Fiscat Cisl e Uilcom Uil, indirizzata alla Mostra, agli assessori al Lavoro del Comune di Napoli e della Regione Campania, al sindaco e al governatore. «Le lavoratrici ed i lavoratori di Edenlandia - si legge nel documento - hanno tre stipendi arretrati, e in questo ultimo anno i pagamenti sono avvenuti con la modalità degli acconti settimanali a seconda degli incassi realizzati dal parco. Questa situazione non è più sostenibile. È prioritario che ogni lavoratore riceva la giusta retribuzione e non è accettabile una gestione imprenditoriale che crede di rilanciare un'azienda come Edenlandia facendo riferimento ai soli incassi settimanali. Ricordiamo a tutti - sottolinea la nota - che la New Edenlandia gode di agevolazioni per il fitto delle aree, e questo è un elemento di non poco conto. Come è noto, quelle aree appartengono alla Mostra d'Oltremare, che ha come socio di maggioranza il Comune di Napoli». Poiché, scrivono le rappresentanze sindacali, «l'incontro con la proprietà non ha portato soluzioni», si chiede agli attori istituzionali di convocare «un incontro urgente per definire tutti insieme una via di uscita che sia risolutiva soprattutto per le lavoratrici ed i lavoratori, che sono allo stremo». Insomma, un film già visto. Il disarmo, però, era già iniziato nei mesi scorsi, quando il parco aveva perso alcune attrazioni adrenaliniche destinate agli adulti: Chaos, Eden Tower e Saltamontes. Intanto, non sono mai stati restituiti agli ex bambini napoletani alcuni simboli dell'Edenlandia che fu: il Maniero, la Vecchia America e i mitici tronchi.

E come in una funesta metafora, a figurare il momento nero, si aggiunge il crollo che un mese fa ha interessato la storica Porta Amicarelli, su viale Kennedy, monumento sottoposto a vincolo dalla Sovrintendenza. Anche qui le versioni sono discordanti, ma al di là delle cause la New Edenlandia si porta dietro stati d'animo per nulla nuovi: inquietudine, delusione e tristezza.
 

Ultimo aggiornamento: 11 Agosto, 08:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA