Edicole chiuse, un'offesa
alla Costituzione e al buon senso

Martedì 20 Ottobre 2020 di Vittorio Del Tufo

Neanche nel periodo più difficile della pandemia in Italia, quando i morti erano migliaia, qualcuno si è mai sognato di chiudere le edicole e di limitare il diritto dei cittadini a essere informati. L'impresa è riuscita alla zelante commissione prefettizia di Arzano, guidata dal viceprefetto Gabriella D'Orso, che ha scelto di applicare la regola del pugno di ferro in modo del tutto arbitrario, decidendo, a dispetto del buonsenso prima ancora che della Carta costituzionale, e senza interlocuzione alcuna con altre istituzioni, di comprimere un diritto garantito al livello più alto.

Spiace che mentre Napoli, la sua provincia e l'intero Paese stanno ripiombando nell'incubo del lockdown, che tante lacrime e tanto sangue è costato soprattutto ai titolari delle attività produttive, si decida di spegnere la voce dell'informazione attraverso un provvedimento scellerato, in aperto contrasto con quanto previsto dal governo e privo di qualsiasi giustificazione. Non capire che le edicole svolgono un servizio pubblico essenziale (lo svolgono sempre, figuriamoci in tempi di emergenza sanitaria) è molto grave. Come è molto grave confondere gli assembramenti nelle strade e nei luoghi di ritrovo con la fila disciplinata per acquistare un giornale - bene di pubblica utilità, non esattamente un Sex on the Beach - nel rispetto di tutte le regole di sicurezza.

La commissaria prefettizia di Arzano ha trovato per caso traccia di analoghi provvedimenti - edicole chiuse - nel nuovo Dpcm licenziato domenica sera dal governo? No. Ne ha trovato traccia nei decreti precedenti? No. Ha scelto invece di agire in splendida solitudine, dimostrando di non conoscere il perimetro costituzionale entro il quale è possibile e doveroso muoversi. Una prova di inadeguatezza, e di ipertrofia burocratica, che stride in modo evidente con la delicatezza del compito che le è stato assegnato. 

Ultimo aggiornamento: 13:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA