Elezioni comunali a Napoli, M5S apre al dialogo con il Pd: «Ora serve unità»

Mercoledì 25 Novembre 2020 di Carlo Porcaro

Il consenso riscosso da Roberto Fico nel sondaggio di Noto sulle comunali di Napoli ha dimostrato che il Movimento Cinquestelle potrà avere voce in capitolo nella individuazione del prossimo candidato sindaco. Il passo indietro del presidente della Camera («Mi piacerebbe farlo, ma sono impegnato nella terza carica dello Stato», ha detto) ha contribuito ad accelerare il processo di alleanza con il Pd per Palazzo San Giacomo. Vari fattori inducono ad una convergenza non scontata - il documento finale degli Stati Generali testimonia che si deciderà caso per caso - ma che appare molto verosimile: il giudizio comune fortemente negativo sulla gestione de Magistris; la necessità di rafforzare l'asse di Governo con un accordo anche nelle altre grandi città a partire da Roma dove la sindaca Raggi vuole ripresentarsi; la possibilità di esautorare il governatore De Luca dalla scelta su Napoli, tanto è vero che il Pd nel tentativo di ritrovare la centralità perduta ha già indicato autonomamente un profilo le cui caratteristiche le avrebbe il ministro degli Affari europei Enzo Amendola. Ma il dialogo appare possibile anche su un altro nome, quello del ministro Gaetano Manfredi. Da aggiungere che sono lontani i tempi della guerra consumata in merito al collegio delle suppletive al Senato dove ognuno andò da solo: adesso i rapporti tra il segretario provinciale dem Marco Sarracino e il capogruppo grillino Valeria Ciarambino sono distesi.

«Sarebbe un onore per noi e per Napoli avere un sindaco come Roberto Fico, che proprio nella sua città ha portato avanti le sue più importanti battaglie per il bene pubblico. In cinque anni da parlamentare e oggi alla presidenza della Camera, ha dimostrato di avere senso delle istituzioni e di saper interpretare nel migliore dei modi il concetto di politica tesa a fare l'interesse comune. Nel frattempo, Roberto è pur sempre la terza carica dello Stato e sta lavorando benissimo nel suo ruolo», la premessa d'ufficio di Luigi Iovino, deputato M5S, responsabile regionale rapporti interni. Sulle alleanze «non c'è un copione già scritto», sul quadro nazionale «non baratteremo il nostro capoluogo in nome di accordi fatti per blindare altrove nomi e candidature», ma per Iovino c'è la consapevolezza nel Movimento di «dover lavorare per un progetto comune e condiviso che possa tirare fuori Napoli dalle paludi». Forte di un feeling con il Pd nonostante lo strappo consumato in Regione sulla gestione dell'emergenza che ha riportato Luigi Di Maio e De Luca a beccarsi a distanza, la Ciarambino non ha preclusioni di alcun tipo. A dimostrazione che il ragionamento verso un campo largo è certamente più in discesa rispetto alle regionali dove c'era un ostacolo rappresentato da un governatore auto-ricandidatosi con la propria forza e che ha poi riscosso un consenso plebiscitario alle urne. 

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La fedelissima del ministro degli Esteri pone solo alcune condizioni di metodo. «Vogliamo coinvolgere nelle decisioni i nostri livelli territoriali locali, come va chiamata a raccolta tutta la rete civica fortissima in città dalla cultura all'ambientalismo, partendo dal presupposto che Napoli negli ultimi anni non è stata proprio governata». Ma il Pd intanto ha lanciato Amendola. «Premesso che sarebbe un onore avere Fico come candidato sindaco, essendo innamorato di Napoli e tra le persone più rette che conosca, non parlo di nomi - chiarisce la vicepresidente del Consiglio regionale - Auspico che tutti siano disponibili a rinunciare alle ambizioni personali come ho fatto io per la Regione quando proposi il ministro Costa per trovare un'intesa che, però, va chiusa sulla visione per la città immaginando poi un profilo alto che possa impersonarla». I grillini, insomma, non sono più i barricaderi di una volta. I tempi sono cambiati e la pandemia inciderà sulle opzioni future. L'occasione di partecipare al percorso di cambiamento della terza città d'Italia è troppo importante. Ecco perché «i nomi non devono essere il punto di partenza, altrimenti diventano elemento di divisione: lavoriamo al massimo della collaborazione istituzionale tra Comune, Regione e Governo per far rilanciare la città», osserva la Ciarambino. Realisticamente, andare da soli al primo turno porterebbe il rischio dell'irrilevanza, anche se poi ci sarebbe il ballottaggio nel quale eventualmente convergere sul candidato Pd. Per contare davvero nella partita, però, è prima che vanno giocate le carte giuste. 

Ultimo aggiornamento: 20:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA